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Come non pagare le spese condominiali se la casa è vuota

🏠 Casa vuota ma bollette del condominio ancora da pagare? Scopri quali spese restano dovute, quali possono ridursi e cosa controllare nel rendiconto.

Beppe Genova by Beppe Genova
27/11/2019
in Casa e Giardino, Casa, affitti e condominio
Reading Time: 12min read
spese condominiali quando non si pagano
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Sempre più case vuote in un mercato immobiliare drammaticamente fermo.

Una casa può restare vuota per molti motivi: un trasferimento, un’eredità, una vendita che tarda ad arrivare, lavori di ristrutturazione oppure semplicemente l’impossibilità di trovare un nuovo inquilino. Il problema è che, anche senza vivere nell’appartamento, continuano ad arrivare rate e spese condominiali.

È quindi naturale chiedersi: se la casa è vuota devo davvero pagare tutte le spese del condominio? La risposta breve è sì, nella maggior parte dei casi. Essere proprietari di un appartamento disabitato non consente di smettere unilateralmente di contribuire alle spese necessarie per conservare e amministrare l’edificio.

Questo, però, non significa che casa abitata e casa vuota debbano necessariamente sostenere sempre gli stessi costi. Alcune voci dipendono dal consumo effettivo, altre dal concreto utilizzo di un servizio, mentre regolamento condominiale o accordi specifici possono prevedere criteri differenti. Vediamo quindi quali spese restano da pagare, quali possono ridursi e quali controlli fare prima di versare le rate.

Indice Guida Gratis:

  • Casa vuota e spese condominiali: cosa si può davvero non pagare
    • Se l’appartamento è vuoto bisogna comunque pagare il condominio?
    • Perché la casa vuota continua a generare spese
    • Quali spese si pagano normalmente anche con la casa vuota
    • Casa vuota: non utilizzo e consumo zero non sono la stessa cosa
    • Acqua: se la casa è vuota si può evitare di pagarla?
    • Posso installare da solo un contatore dell’acqua per non pagare?
    • Riscaldamento centralizzato: appartamento vuoto significa riscaldamento zero?
    • Un esempio pratico
    • Posso chiedere all’amministratore uno sconto perché la casa è vuota?
    • E se tutti i condòmini sono d’accordo?
    • Distaccarsi dal riscaldamento centralizzato fa sparire la spesa?
    • Ascensore: se vivo al piano terra o non uso la casa posso non pagarlo?
    • Quali sono allora le vere possibilità di risparmio?
    • Attenzione anche al “condominio parziale”
    • Casa vuota per molti anni: cosa controllare nel rendiconto
    • Casa vuota e spese non dovute: quando contestare
    • Non smettere semplicemente di pagare
    • Casa vuota: cosa cambia davvero rispetto a una casa abitata

Casa vuota e spese condominiali: cosa si può davvero non pagare

Se l’appartamento è vuoto bisogna comunque pagare il condominio?

In linea generale sì.

La ragione è che molte spese condominiali non dipendono dal numero di giorni nei quali viviamo nell’appartamento, ma dalla proprietà di una quota dell’edificio.

L’articolo 1118 del Codice civile stabilisce infatti che il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese necessarie per la conservazione delle parti comuni. Articolo 1118 del Codice civile

La porta d’ingresso deve essere mantenuta, il tetto deve essere riparato, l’assicurazione eventualmente stipulata deve essere pagata e l’amministratore continua a svolgere il proprio lavoro anche se uno degli appartamenti è disabitato.

È quindi sbagliato il ragionamento:

“Non abito nella casa, quindi non utilizzo il condominio e non pago”.

Dal punto di vista condominiale, non utilizzo e non sono proprietario sono due situazioni completamente differenti.

Perché la casa vuota continua a generare spese

Le spese necessarie alla conservazione delle parti comuni, ai servizi nell’interesse comune e alle innovazioni deliberate vengono normalmente sostenute dai condòmini in proporzione al valore delle rispettive proprietà, salvo criteri diversi previsti dalla legge o da una valida convenzione.

È il principio contenuto nell’articolo 1123 del Codice civile. Articolo 1123 del Codice civile sulla ripartizione delle spese

Per capire come vengono utilizzati millesimi e criteri differenti nel prospetto condominiale puoi approfondire anche la nostra guida su come sono suddivise le spese condominiali.

Quali spese si pagano normalmente anche con la casa vuota

Una distinzione pratica aiuta molto.

Spesa Casa vuota Possibile riduzione
Compenso amministratore ✅ Normalmente sì Difficile
Assicurazione condominiale ✅ Sì, se prevista Normalmente no
Manutenzione tetto/facciata ✅ Sì No per il solo fatto che la casa è vuota
Manutenzione parti comuni ✅ Sì Normalmente no
Pulizia parti comuni ✅ In genere sì Solo se esiste un diverso criterio valido
Illuminazione parti comuni ✅ In genere sì Dipende dal criterio di riparto
Ascensore ✅ In genere sì Secondo criteri specifici
Riscaldamento centralizzato ⚠️ In parte Sì per la parte legata al consumo
Acqua con consumo individuale misurato ⚠️ Dipende dai consumi Possibile sulla componente variabile
Portineria/giardino ✅ Se il servizio esiste Solo con diverso criterio/esonero valido
Lavori straordinari ✅ Sì Non perché l’alloggio è vuoto

La regola da ricordare è quindi questa:

una casa vuota può consumare meno, ma continua a far parte del condominio.

Casa vuota: non utilizzo e consumo zero non sono la stessa cosa

Qui si trova uno degli equivoci più frequenti.

Immaginiamo un appartamento vuoto per tutto l’anno. Nessuno apre i rubinetti, nessuno accende i termosifoni, nessuno prende personalmente l’ascensore.

Questo non significa automaticamente che tutte queste spese diventino pari a zero.

Bisogna capire come viene calcolata ogni singola voce.

Una parte può dipendere dai consumi effettivamente misurati. Un’altra può riguardare costi fissi, manutenzione, disponibilità e conservazione dell’impianto oppure consumi comuni.

Per questo è molto più utile controllare il rendiconto voce per voce anziché chiedere genericamente all’amministratore di “togliere le spese perché l’appartamento è vuoto”.

Acqua: se la casa è vuota si può evitare di pagarla?

Il vecchio principio secondo cui basta installare un contatore individuale per non pagare più l’acqua è troppo semplicistico.

Se esiste una contabilizzazione individuale effettiva e l’appartamento non consuma acqua, la componente collegata ai metri cubi effettivamente consumati potrà naturalmente risultare nulla o molto bassa.

Questo non significa però necessariamente bolletta condominiale dell’acqua pari a zero.

Nel riparto possono infatti esistere, a seconda dell’impianto e delle modalità di fatturazione, consumi delle parti comuni, costi fissi o altre componenti che devono comunque essere distribuite.

Il primo controllo da fare è quindi capire se il prospetto distingue:

consumo della propria unità – consumi comuni – eventuali costi fissi.

ARERA dedica una specifica sezione alle modalità di misura e lettura dei consumi del servizio idrico. Informazioni ARERA sul contatore dell’acqua

Posso installare da solo un contatore dell’acqua per non pagare?

Non presenterei più questa possibilità come un diritto automatico e universale, come faceva il vecchio articolo.

La situazione dipende dalla configurazione dell’impianto, dal contratto di fornitura, dalla presenza di un unico contatore condominiale o di misuratori divisionali e dalle regole applicabili localmente.

Il proprietario che ritiene poco trasparente una ripartizione dell’acqua dovrebbe quindi verificare con amministratore e gestore come viene misurato il consumo dell’unità prima di sostenere spese per modificare l’impianto.

Riscaldamento centralizzato: appartamento vuoto significa riscaldamento zero?

Nemmeno in questo caso.

Negli edifici dotati di riscaldamento centralizzato e sistemi di contabilizzazione occorre distinguere tra consumi volontari e componenti non direttamente riconducibili al calore volontariamente prelevato dalla singola unità.

La normativa sulla contabilizzazione prevede che, nei casi interessati, almeno il 50% dell’importo complessivo sia attribuito agli effettivi prelievi volontari di energia termica; la parte restante può essere ripartita utilizzando criteri quali millesimi, metri quadrati, metri cubi utili o potenze installate. D.Lgs. 102/2014, articolo 9, su Normattiva

Di conseguenza un appartamento nel quale i termosifoni rimangono chiusi per tutta la stagione può avere consumi volontari molto bassi o nulli, ma questo non implica necessariamente l’azzeramento dell’intera spesa di riscaldamento.

È una delle correzioni più importanti rispetto alla vecchia versione di questa guida.

Un esempio pratico

Supponiamo che nel rendiconto del nostro appartamento compaiano:

Voce Importo
Amministrazione 180 €
Assicurazione e gestione 120 €
Pulizia e luce comuni 210 €
Manutenzione ordinaria 190 €
Riscaldamento – quota non legata al consumo individuale 280 €
Riscaldamento – consumo individuale 0 €
Acqua – consumo individuale 0 €
Totale 980 €

L’appartamento è rimasto completamente vuoto e i consumi individuali risultano pari a zero.

Il proprietario non può quindi concludere che non deve nulla al condominio.

Il risparmio esiste: non ha sostenuto i 300, 500 o 800 euro che avrebbe potuto generare utilizzando acqua e riscaldamento. Ma restano le altre quote necessarie alla gestione e conservazione dell’edificio.

Posso chiedere all’amministratore uno sconto perché la casa è vuota?

Chiederlo è possibile. Pretenderlo automaticamente, no.

L’amministratore non può normalmente decidere da solo di cancellare una parte delle spese attribuite a un condomino soltanto perché questi dichiara di non utilizzare l’appartamento.

Bisogna verificare se esiste una disposizione del regolamento, una convenzione valida tra i condòmini o un diverso criterio di ripartizione applicabile alla specifica spesa.

In alcuni condomìni possono esistere discipline particolari per unità non occupate. In assenza di una previsione valida, però, il semplice mancato utilizzo dell’appartamento non modifica unilateralmente gli obblighi derivanti dalla proprietà.

E se tutti i condòmini sono d’accordo?

L’articolo 1123 fa espressamente salva una diversa convenzione.

Questo significa che criteri di ripartizione differenti da quelli ordinari possono essere previsti da accordi validi tra i proprietari.

È però un terreno sul quale occorre molta attenzione: non basta una semplice richiesta informale al vicino o all’amministratore e, quando si intende derogare ai criteri legali incidendo sui diritti dei singoli, assume particolare importanza la natura e l’approvazione della convenzione.

Se l’esenzione deve durare anni, è quindi opportuno verificare esattamente che cosa prevede il regolamento condominiale e con quale natura è stato approvato.

Distaccarsi dal riscaldamento centralizzato fa sparire la spesa?

No.

Esiste una specifica possibilità prevista dall’articolo 1118 del Codice civile: il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o condizionamento quando dal distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condòmini.

Ma anche dopo un distacco legittimo il proprietario rimane tenuto a contribuire alle spese indicate dalla norma per manutenzione straordinaria, conservazione e messa a norma dell’impianto.

In altre parole, il distacco è una rinuncia all’utilizzo, non alla comproprietà dell’impianto.

Per una casa che rimarrà vuota qualche mese o uno o due anni, affrontare un distacco soltanto per evitare qualche quota può quindi non essere economicamente conveniente.

Ascensore: se vivo al piano terra o non uso la casa posso non pagarlo?

Il semplice fatto di non prendere l’ascensore non determina automaticamente l’esenzione.

Le spese relative a scale e ascensori sono soggette a specifiche regole e occorre distinguere, ad esempio, manutenzione, sostituzione e concreta utilità dell’impianto per la singola proprietà.

Anche qui il principio è importante: non utilizzare volontariamente un bene non equivale necessariamente a non essere tenuti alla relativa spesa.

Per questo, se nel prospetto compare una quota apparentemente anomala, è meglio verificare la tabella utilizzata anziché limitarsi a contestare di non aver mai preso l’ascensore.

Quali sono allora le vere possibilità di risparmio?

Per una casa realmente disabitata conviene concentrarsi sui costi sui quali l’assenza produce un effetto concreto:

  • verificare che acqua e riscaldamento siano contabilizzati correttamente sulla base dei consumi quando previsto;
  • comunicare eventuali letture o seguire le modalità previste dal sistema di contabilizzazione;
  • controllare se il regolamento prevede riduzioni per unità non occupate;
  • verificare che non siano addebitati consumi individuali inesistenti;
  • controllare eventuali servizi che, per conformazione dell’edificio, non servono affatto quella parte del fabbricato;
  • confrontare il consuntivo con l’anno precedente e individuare le voci rimaste inspiegabilmente elevate;
  • valutare soltanto con cognizione tecnica ed economica un eventuale distacco da impianti comuni quando la legge lo consente.

Il risparmio, quindi, non nasce dal dichiarare genericamente “la casa è vuota”, ma dal fare in modo che le componenti effettivamente legate all’utilizzo siano misurate e ripartite correttamente.

Attenzione anche al “condominio parziale”

Esiste poi una situazione diversa dalla semplice casa vuota.

L’articolo 1123 prevede che, quando un’opera o un impianto è destinato a servire soltanto una parte dell’intero fabbricato, le relative spese siano a carico del gruppo di condòmini che ne trae utilità.

Immaginiamo, ad esempio, due corpi di fabbrica con impianti o scale distinti.

Se una determinata struttura serve esclusivamente uno dei due gruppi, il problema non è che l’appartamento dell’altro gruppo sia vuoto: il punto è che quella specifica parte comune non lo serve.

Sono due concetti completamente diversi e non devono essere confusi.

Casa vuota per molti anni: cosa controllare nel rendiconto

Quando un immobile resta inutilizzato a lungo, ogni nuovo rendiconto andrebbe confrontato con quello precedente.

Il proprietario dovrebbe riuscire a ricostruire almeno:

spesa complessiva → criterio di riparto → quota attribuita all’immobile → rate già versate → conguaglio finale.

Se, ad esempio, troviamo 400 euro di acqua in un appartamento chiuso da dodici mesi e dotato di contabilizzazione individuale, quella voce merita certamente un approfondimento.

Non significa automaticamente che sia illegittima: potrebbe comprendere quote comuni o un saldo precedente. Ma è corretto chiedere all’amministratore come sia stato ottenuto quell’importo.

Lo stesso vale per un consumo di riscaldamento apparentemente incompatibile con un’abitazione inutilizzata.

Casa vuota e spese non dovute: quando contestare

Casa disabitata e addebito errato sono due questioni differenti.

Non possiamo contestare una spesa soltanto perché non abbiamo abitato l’appartamento.

Possiamo invece chiedere chiarimenti quando, ad esempio, è stata utilizzata una tabella non pertinente, ci vengono attribuiti consumi individuali che non risultano, compare due volte la stessa voce oppure ci viene addebitato un intervento relativo a una parte dell’edificio che non serve la nostra unità.

Prima di arrivare a una vera contestazione conviene quindi individuare l’errore concreto, acquisire la documentazione disponibile e verificare il criterio utilizzato.

Se il problema riguarda lavori importanti, abbiamo dedicato una guida specifica a come contestare le spese condominiali straordinarie.

Non smettere semplicemente di pagare

È probabilmente il consiglio più importante dell’intera guida.

Se una quota ci sembra ingiusta, la soluzione più rischiosa è decidere autonomamente di non pagare nulla perché l’appartamento è vuoto.

L’obbligo condominiale non scompare semplicemente con il mancato utilizzo dell’immobile.

Prima di sospendere pagamenti è preferibile chiedere all’amministratore il dettaglio della voce, controllare rendiconto e criteri di riparto ed eventualmente farsi assistere da un professionista quando la somma o la contestazione lo giustifichino.

Casa vuota: cosa cambia davvero rispetto a una casa abitata

Possiamo quindi riassumere la situazione con una distinzione semplice.

Restano normalmente dovute le spese collegate alla proprietà, conservazione e gestione delle parti comuni.

Possono invece diminuire le componenti effettivamente dipendenti dal consumo individuale o quelle per le quali esiste un differente criterio legittimo di ripartizione.

È questo il modo corretto di interpretare la domanda “come non pagare le spese condominiali se la casa è vuota”.

Non esiste un’esenzione generale per l’appartamento disabitato. Esistono però spese che possono diminuire, consumi che devono essere misurati correttamente e addebiti che meritano di essere verificati.

Per questo, soprattutto quando l’immobile resta vuoto per molto tempo, è utile leggere ogni anno il prospetto anziché limitarsi a pagare automaticamente la rata richiesta.

🔎 Come realizziamo le nostre guide

Per questa guida abbiamo confrontato le regole sulla ripartizione delle spese e sulla rinuncia all’utilizzo degli impianti comuni con gli articoli 1118 e 1123 del Codice civile e con la disciplina vigente sulla contabilizzazione del calore. Le situazioni concrete possono comunque dipendere dal regolamento condominiale, dalla struttura dell’edificio, dagli impianti e dalle deliberazioni adottate: per controversie rilevanti è opportuno valutare la documentazione del singolo condominio.

 

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Beppe Genova

Beppe Genova

Beppe Genova è autore e responsabile editoriale di Guide-Online.it. Cura guide pratiche e tutorial verificando fonti, procedure e aggiornamenti, con particolare attenzione alla chiarezza e all’utilità per i lettori.

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