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Come iscriversi al sindacato CGIL e quanto costa la tessera 2026

Iscrizione, quota mensile, servizi e revoca: tutto ciò che occorre sapere prima di firmare la delega sindacale CGIL.

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16/01/2026
in Lavoro e carriera, Lavoro e denaro
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Iscriversi alla CGIL significa aderire volontariamente a una delle principali organizzazioni sindacali italiane e contribuire al suo finanziamento attraverso una quota associativa. L’adesione può servire per ricevere tutela individuale, partecipare alla vita sindacale e farsi assistere nei rapporti con il datore di lavoro.

Nel 2026 non esiste, però, un prezzo nazionale unico della tessera valido per tutti. Il costo può cambiare in base alla categoria professionale, al contratto collettivo applicato, al territorio, alla condizione di lavoratore o pensionato e alle regole della federazione CGIL competente.

Prima di firmare è quindi opportuno chiedere quale percentuale verrà trattenuta, su quale base sarà calcolata e quali servizi saranno gratuiti o soltanto agevolati. Vediamo come iscriversi, quanto si paga realmente, quando un lavoratore a termine deve rivolgersi a NIdiL e come e quando si può eventualmente interrompere l’adesione.

Indice Guida Gratis:

    • Cos’è la CGIL e quando è nata: breve storia del movimento operaio e dei sindacati italiani
  • Come iscriversi alla CGIL, quanto costa la tessera nel 2026 e come disdirla
    • Come ci si iscrive alla CGIL nel 2026
    • Quanto costa la tessera CGIL nel 2026
      • Come conoscere il costo esatto prima di iscriversi
    • Perché è importante iscriversi al sindacato e cosa garantisce la tessera CGIL
    • Come e quando togliere la tessera CGIL
      • Da quando smettono le trattenute
    • Fac-simile breve per revocare la delega CGIL
    • Come si iscrivono i lavoratori a termine a NIdiL CGIL
      • Procedura d’iscrizione a NIdiL CGIL

Cos’è la CGIL e quando è nata: breve storia del movimento operaio e dei sindacati italiani

La CGIL, Confederazione Generale Italiana del Lavoro, è un’organizzazione sindacale che rappresenta lavoratrici, lavoratori e pensionati attraverso federazioni di categoria e strutture territoriali. La sua storia non comincia improvvisamente nel secondo dopoguerra, ma affonda le radici nella nascita del movimento operaio italiano e nelle trasformazioni prodotte dall’industrializzazione tra Ottocento e Novecento.

Con l’espansione delle fabbriche e del lavoro salariato, gli operai si trovarono spesso a lavorare con orari molto lunghi, retribuzioni basse e scarse tutele contro malattie, infortuni, licenziamenti e disoccupazione. Le prime società di mutuo soccorso cercarono di offrire aiuto economico agli associati nei momenti di difficoltà. Successivamente nacquero leghe di mestiere, associazioni operaie e organizzazioni capaci non soltanto di assistere i lavoratori, ma anche di rappresentarli collettivamente davanti agli imprenditori.

Un passaggio fondamentale fu la nascita delle Camere del Lavoro. Secondo la ricostruzione dell’Enciclopedia Treccani sul movimento operaio e sindacale, la prima Camera del Lavoro italiana venne costituita a Milano nel 1891 per iniziativa di Osvaldo Gnocchi-Viani. Queste strutture territoriali divennero progressivamente l’ossatura del movimento sindacale, mettendo in contatto lavoratori appartenenti a mestieri e settori differenti.

Le lotte per il salario, la riduzione dell’orario e condizioni di lavoro meno pericolose si intrecciarono con il movimento socialista, il cattolicesimo sociale e le diverse culture riformiste e rivoluzionarie. Nel settembre del 1904, dopo gli eccidi di lavoratori avvenuti a Buggerru, in Sardegna, e a Castelluzzo, in Sicilia, venne proclamato il primo sciopero generale nazionale della storia italiana.

Il 1° ottobre 1906, a Milano, nacque la Confederazione Generale del Lavoro, normalmente indicata come CGdL. Al congresso costitutivo parteciparono circa 700 delegati, in rappresentanza di approssimativamente 200.000 iscritti. La nuova Confederazione riunì federazioni di mestiere e Camere del Lavoro in un’organizzazione nazionale, con l’obiettivo di coordinare rivendicazioni e contrattazione.CGDL sindacato La ricostruzione storica della CGIL considera la CGdL del 1906 una delle radici fondamentali dell’attuale Confederazione.

Durante il regime fascista il sindacalismo libero venne progressivamente soppresso. Il Patto di Palazzo Vidoni del 1925 riconobbe di fatto il monopolio delle organizzazioni fasciste nei rapporti di lavoro; nel 1926 furono sciolte le organizzazioni sindacali indipendenti e venne proibito lo sciopero. Molti dirigenti e militanti continuarono la propria attività nella clandestinità, nell’esilio o nell’antifascismo.

La CGIL nella sua forma unitaria nacque nel giugno del 1944 con il Patto di Roma, sottoscritto da esponenti delle componenti comunista, socialista e cattolica. Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi ed Emilio Canevari firmarono l’accordo; Bruno Buozzi, che aveva partecipato alla sua preparazione per la componente socialista, era stato ucciso dai nazisti pochi giorni prima. Il progetto voleva ricostruire un sindacato libero e unitario dopo la dittatura e partecipare alla rinascita democratica del Paese.

Quell’unità durò pochi anni. Le tensioni politiche e sociali del dopoguerra, aggravate dalla divisione internazionale della Guerra fredda, produssero diverse scissioni. Nel 1948 la corrente cristiana lasciò la CGIL unitaria e diede vita alla Libera CGIL. Da questo percorso, insieme ad altre componenti sindacali, nacque il 30 aprile 1950 la CISL, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, ispirata inizialmente soprattutto al cattolicesimo democratico e all’autonomia del sindacato dai partiti.

Poche settimane prima, il 5 marzo 1950, era stata fondata a Roma la UIL, Unione Italiana del Lavoro, alla presenza di 253 delegati. La UIL raccolse principalmente culture sindacali socialdemocratiche, repubblicane e riformiste e volle proporsi come organizzazione autonoma sia dalla componente comunista prevalente nella CGIL sia da quella democristiana legata alla nascita della CISL.

CGIL, CISL e UIL hanno quindi origini e culture differenti, ma sono diventate le tre maggiori confederazioni sindacali italiane. Nel corso dei decenni hanno alternato fasi di forte collaborazione, come la stagione dell’unità sindacale e delle grandi riforme degli anni Sessanta e Settanta, a momenti di divisione su contratti, politiche salariali e rapporti con i governi. Tra le conquiste più importanti del movimento dei lavoratori rientra lo Statuto dei lavoratori del 1970, che rafforzò libertà sindacali, dignità e diritti nei luoghi di lavoro.

Oggi il sistema sindacale italiano comprende, oltre alle tre confederazioni principali, numerose organizzazioni autonome e di base. Iscriversi alla CGIL rappresenta quindi una scelta volontaria fra diverse possibilità: prima di aderire è legittimo confrontare orientamento, presenza nel proprio luogo di lavoro, servizi, capacità di rappresentanza e risultati ottenuti nella categoria di appartenenza.

Come iscriversi alla CGIL, quanto costa la tessera nel 2026 e come disdirla

L’iscrizione alla CGIL è volontaria e può essere richiesta da lavoratori dipendenti, pensionati, disoccupati, precari, collaboratori, lavoratori in somministrazione, autonomi e professionisti.

Non ci si iscrive necessariamente alla Confederazione in modo indistinto: normalmente si viene indirizzati alla federazione che rappresenta il proprio settore o la propria condizione lavorativa.

Per esempio, commercio e servizi fanno riferimento alla FILCAMS, i metalmeccanici alla FIOM, la scuola alla FLC, i pensionati allo SPI e molti lavoratori atipici a NIdiL. È questa articolazione a spiegare perché non sia corretto indicare una quota identica per ogni iscritto. In questo articolo ci occuperemo, quindi, di comprendere come iscriversi alla Cgil, quali tutele e servizi garantisce e dopo quanto, eeventualmente, poter dare disdetta.

Come ci si iscrive alla CGIL nel 2026

La modalità più semplice consiste nel rivolgersi a un rappresentante CGIL presente sul luogo di lavoro. In alternativa ci si può recare presso una Camera del Lavoro, una sede territoriale, un patronato INCA, un CAAF CGIL, un Ufficio Vertenze o, per i pensionati, una Lega SPI.

La pagina ufficiale dedicata al tesseramento CGIL 2026 consente di individuare le strutture regionali, le Camere del Lavoro e le federazioni di categoria. Alcune categorie mettono inoltre a disposizione un modulo online con il quale chiedere di essere ricontattati; la procedura effettiva viene poi completata dalla struttura competente.

Al momento dell’adesione vengono richiesti i dati anagrafici e di contatto, la situazione lavorativa, il datore di lavoro e il contratto applicato. Il lavoratore dipendente firma normalmente una delega con la quale autorizza il datore di lavoro a trattenere la quota sindacale dalla retribuzione e a versarla all’organizzazione.

Prima di sottoscrivere il modulo è bene controllare la federazione alla quale si viene iscritti, leggere la misura e la base di calcolo della trattenuta e verificare quando partirà il primo addebito. È inoltre opportuno chiedere quali prestazioni siano comprese e quali abbiano una tariffa agevolata, farsi consegnare una copia della delega firmata e controllare successivamente la voce relativa alla quota sindacale nella busta paga o nel cedolino della pensione.

Chi sta valutando altri aspetti del proprio rapporto di lavoro può leggere anche la guida su come e quando chiedere l’aspettativa dal lavoro e l’approfondimento dedicato a come viene calcolata la quattordicesima.

cgil iscrizione
Quanto costa la tessera CGIL nel 2026

La risposta più corretta è che non esiste una tariffa nazionale fissa uguale per tutti. Una pagina ufficiale della CGIL Emilia-Romagna, aggiornata il 4 febbraio 2026, precisa che la tessera viene pagata mediante una trattenuta sindacale calcolata tenendo conto di diversi fattori e che, in linea di massima, è inferiore all’1% della busta paga.

Questa indicazione non deve essere letta come una quota obbligatoriamente pari all’1%. La percentuale effettiva e la voce retributiva sulla quale viene applicata dipendono dalla federazione, dal contratto e dagli accordi applicabili. In alcuni casi il calcolo può avvenire sulla retribuzione netta, in altri su specifiche voci contrattuali; per determinate categorie possono essere previste quote fisse o modalità differenti.

Per avere un ordine di grandezza puramente esemplificativo, una trattenuta dello 0,80% applicata a una base mensile di 1.500 euro corrisponderebbe a 12 euro al mese, mentre lo 0,70% corrisponderebbe a 10,50 euro. Questi calcoli non indicano il prezzo della tessera CGIL 2026: servono soltanto a mostrare come funziona una quota percentuale.

Un dato preciso esiste invece per specifiche categorie. Ad sempio la miniguida NIdiL relativa al lavoro in somministrazione indica, per quella disciplina, una trattenuta dello 0,80% sulla retribuzione netta, con l’esclusione degli assegni per il nucleo familiare. Non è una percentuale automaticamente estendibile agli altri iscritti.

Come conoscere il costo esatto prima di iscriversi

Occorre chiedere alla sede o al delegato una risposta scritta a tre domande: qual è la percentuale applicata, su quale importo viene calcolata e quante mensilità vengono assoggettate alla trattenuta. Se viene prospettata una quota fissa, bisogna domandare se sia mensile o annuale.

Il costo reale è poi verificabile sul cedolino, dove dovrebbe comparire una voce come “quota sindacale”, “contributo associativo” o una dicitura analoga. In caso di importo diverso da quello comunicato, conviene rivolgersi subito alla struttura CGIL che ha raccolto l’adesione e all’ufficio paghe.

Perché è importante iscriversi al sindacato e cosa garantisce la tessera CGIL

L’iscrizione a un sindacato non è obbligatoria e non rappresenta un’assicurazione capace di risolvere automaticamente qualsiasi problema. La sua funzione principale consiste nel ridurre lo squilibrio esistente fra il singolo lavoratore e il datore di lavoro: una persona sola possiede normalmente meno informazioni e potere contrattuale di un’impresa, mentre l’organizzazione collettiva permette di unire competenze, rappresentanza e capacità di negoziazione.

Essere iscritti può risultare particolarmente importante quando si deve interpretare un contratto, controllare la correttezza della retribuzione o affrontare una contestazione. Il sindacato interviene inoltre nella contrattazione nazionale e aziendale, discutendo salari, orari, inquadramenti, turni, premi, sicurezza e organizzazione del lavoro. La forza con cui può farlo dipende anche dal numero degli iscritti e dalla presenza effettiva nei luoghi di lavoro.

In termini concreti, l’iscrizione alla CGIL può offrire:

  • rappresentanza collettiva, attraverso la partecipazione alla vita sindacale, alle assemblee e alla definizione delle piattaforme contrattuali;
  • informazioni sul proprio CCNL, sull’inquadramento, sul livello, sulle mansioni e sulle principali voci della retribuzione;
  • controllo di buste paga e spettanze, utile per individuare differenze retributive, straordinari non pagati, ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima e TFR;
  • assistenza nei rapporti con il datore di lavoro, in caso di contestazioni disciplinari, trasferimenti, cambi di mansione, sospensioni o problemi organizzativi;
  • tutela in caso di licenziamento o mancato rinnovo, valutando termini, motivazioni, possibilità di impugnazione e strumenti di sostegno al reddito;
  • supporto per conciliazioni e vertenze, con l’intervento dell’Ufficio Vertenze o, quando necessario, di professionisti convenzionati;
  • tutela della salute e della sicurezza, anche attraverso rappresentanti sindacali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • assistenza contro discriminazioni, molestie e comportamenti illegittimi, comprese le situazioni legate a genere, maternità, disabilità, età o appartenenza sindacale;
  • orientamento su previdenza e prestazioni sociali, con il possibile coinvolgimento del patronato INCA e delle altre strutture specializzate;
  • tariffe riservate o agevolate per alcuni servizi, secondo le regole della sede, della categoria e del territorio.

Lo Statuto della CGIL riconosce agli iscritti il diritto alla tutela individuale e collettiva dei propri interessi economici, sociali, professionali e morali. Riconosce inoltre il diritto a partecipare alla formazione delle decisioni dell’organizzazione, esprimere liberamente il proprio pensiero e concorrere alla definizione e alla conclusione delle vertenze che li riguardano.

Occorre però evitare una promessa eccessiva: la tessera non garantisce che ogni vertenza venga vinta, che il contratto sia rinnovato o che qualsiasi servizio sia gratuito. L’organizzazione può esaminare il caso, informare, assistere e rappresentare il lavoratore, ma l’esito dipende dai fatti, dai documenti, dalle norme applicabili e dai rapporti di forza esistenti.

Anche dichiarazioni fiscali, pratiche specialistiche e assistenza legale possono essere gratuite, scontate oppure a pagamento secondo il territorio e la complessità dell’incarico. Prima di affidare una pratica conviene sempre chiedere che cosa sia compreso nella quota, quali spese restino escluse e, quando previsto, ottenere un preventivo.

Come e quando togliere la tessera CGIL

Nel linguaggio comune si parla di “disdetta della tessera”, ma l’operazione decisiva è la revoca dell’iscrizione e della delega alla trattenuta sindacale. Secondo l’articolo 3 dello Statuto CGIL, l’adesione può essere revocata in qualsiasi momento dall’iscritto: non è quindi necessario attendere la fine dell’anno.

La revoca deve essere formulata per iscritto, indicando i dati del lavoratore, il datore di lavoro, la volontà inequivocabile di revocare l’adesione e la delega alla trattenuta, la data e la firma. Per evitare contestazioni è prudente inviarla sia al datore di lavoro o all’ufficio del personale, che materialmente effettua la trattenuta, sia alla struttura sindacale interessata.

È consigliabile utilizzare un mezzo che provi la consegna, come PEC, raccomandata con ricevuta di ritorno o consegna a mano facendosi rilasciare una copia protocollata. Nel pubblico impiego possono esistere procedure telematiche o indicazioni amministrative specifiche; pensionati e altre categorie devono seguire la procedura indicata dalla propria struttura e dall’ente che applica la trattenuta.

Da quando smettono le trattenute

Il diritto alla revoca è esercitabile in ogni momento, ma la cessazione materiale dell’addebito può non comparire nello stesso cedolino in cui viene inviata la comunicazione. I tempi dipendono dalla data di ricezione, dalla chiusura delle elaborazioni stipendiali e dalle regole del contratto applicato.

Per questo non è corretto promettere che la quota cesserà sempre immediatamente. Dopo l’invio bisogna conservare le ricevute e controllare i cedolini successivi. Se le trattenute proseguono oltre i tempi tecnici comunicati, è opportuno contestarle per iscritto all’ufficio paghe e alla struttura sindacale, allegando la prova della revoca.

Fac-simile breve per revocare la delega CGIL

Oggetto: revoca dell’iscrizione e della delega sindacale

“Il/La sottoscritto/a [nome e cognome], codice fiscale [codice fiscale], dipendente di [datore di lavoro], con la presente revoca, con effetto secondo le disposizioni applicabili, la propria iscrizione alla CGIL e la delega per la trattenuta dei contributi sindacali sulla retribuzione. Chiede pertanto la cessazione delle relative trattenute e una conferma della presa in carico della richiesta. Data, firma.”

Il testo va adattato alle istruzioni del proprio datore, ente pensionistico o comparto. Prima dell’invio conviene verificare se il CCNL o l’amministrazione richiedano un modulo specifico, destinatari ulteriori o particolari modalità di trasmissione.

Fonti verificate: Campagna di tesseramento CGIL 2026; CGIL Emilia-Romagna, “Tesseramento CGIL”, aggiornamento 4 febbraio 2026; Statuto CGIL, art. 3; NIdiL CGIL, miniguida al lavoro in somministrazione. Verifica effettuata il 31 luglio 2026.


Come si iscrivono i lavoratori a termine a NIdiL CGIL

Anche chi non gode di un contratto a tempo indeterminato e lavora attraverso un’Agenzia per il Lavoro può iscriversi a un sindacato. La durata limitata del contratto, l’alternanza fra diverse missioni e gli eventuali periodi di disoccupazione non impediscono al lavoratore somministrato di aderire alla CGIL, ricevere assistenza e partecipare alla rappresentanza sindacale.

Per questi lavoratori il principale riferimento all’interno della CGIL è NIdiL, acronimo di “Nuove Identità di Lavoro”. Questa struttura tutela soprattutto le persone assunte da un’Agenzia per il Lavoro e inviate a svolgere la propria attività presso un’altra impresa, chiamata azienda utilizzatrice. NIdiL rappresenta sia i somministrati a tempo determinato sia quelli a tempo indeterminato, oltre a collaboratori, lavoratori autonomi non iscritti a un ordine professionale, altri lavoratori atipici e disoccupati provenienti da queste forme di impiego.

Occorre però distinguere la somministrazione dal normale contratto a termine. Se il lavoratore è assunto direttamente dall’impresa presso la quale presta servizio, la federazione CGIL di riferimento è generalmente quella del suo settore: per esempio FILCAMS per commercio, turismo e servizi, FIOM per i metalmeccanici o FLC per scuola, università e ricerca. La sola presenza di una scadenza nel contratto non comporta quindi l’iscrizione a NIdiL.

Per capire a quale categoria rivolgersi basta controllare chi viene indicato come datore di lavoro nel contratto e nella busta paga. Se compare un’Agenzia per il Lavoro, mentre l’attività viene materialmente svolta presso un’altra azienda, si tratta normalmente di somministrazione e il riferimento CGIL è NIdiL. Se, invece, il datore di lavoro coincide con l’impresa nella quale si lavora, bisogna rivolgersi alla federazione competente per quel comparto.

Procedura d’iscrizione a NIdiL CGIL

Il lavoratore somministrato o atipico può recarsi presso la sede territoriale NIdiL o la Camera del Lavoro CGIL più vicina. È anche possibile compilare il modulo di pre-iscrizione online di NIdiL: la richiesta non conclude necessariamente da sola l’adesione, ma viene trasmessa alla struttura della città, che ricontatta l’interessato per completare la procedura.

Per i lavoratori in somministrazione, l’iscrizione si perfeziona attraverso una delega scritta nella quale vengono indicati l’organizzazione sindacale scelta e l’ammontare del contributo. Il nuovo CCNL della somministrazione sottoscritto nel 2025, consultato nella versione pubblicata da NIdiL nel marzo 2026, prevede che l’Agenzia per il Lavoro effettui la trattenuta per chi ne faccia richiesta e trasmetta tempestivamente la delega all’organizzazione sindacale interessata, anche tramite posta elettronica.

La quota prevista da quel contratto è pari allo 0,80% della retribuzione netta, con esclusione degli assegni familiari e del TFR. Si tratta di un dato preciso per i dipendenti delle Agenzie per il Lavoro ai quali si applica il CCNL della somministrazione, non del costo universale della tessera NIdiL per qualsiasi precario, collaboratore, autonomo o disoccupato.

La breve durata della missione non impedisce di chiedere l’iscrizione. NIdiL precisa inoltre che i lavoratori somministrati, iscritti e non iscritti, possono rivolgersi alle sue strutture per informazioni sul contratto, tutele durante i periodi di disoccupazione tra una missione e l’altra, possibili irregolarità e prestazioni degli enti bilaterali Ebitemp e Forma.Temp.

Prima di firmare è comunque opportuno chiedere alla sede come verrà gestita l’adesione alla scadenza del contratto, soprattutto se si alternano missioni con agenzie diverse o periodi senza lavoro. La delega utilizzata, la continuità dell’iscrizione e le modalità di pagamento nei periodi non lavorati devono essere chiarite sul caso concreto, senza presumere che funzionino allo stesso modo per ogni forma di lavoro atipico.

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