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I migliori percorsi in bici del Trentino: 10 itinerari tra Dolomiti, laghi, valli e salite leggendarie

🚴 Tagline: Dal Garda alle Dolomiti, pedalando tra laghi, boschi, castelli e passi entrati nella storia del Giro d’Italia: ecco gli itinerari in bici più belli del Trentino.

Beppe Genova by Beppe Genova
13/09/2026
in Escursionismo, Sport e attività all’aria aperta
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Trentino piste ciclabili
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Il Trentino è probabilmente una delle regioni italiane nelle quali è più difficile scegliere soltanto dieci itinerari da percorrere in bicicletta. Non perché manchino percorsi, ma per il motivo opposto: si può pedalare lungo grandi ciclovie di fondovalle quasi pianeggianti, costeggiare laghi alpini, attraversare meleti e vigneti oppure affrontare salite entrate nella storia del Giro d’Italia.

La rete provinciale comprende oggi oltre 400 chilometri di piste ciclabili e ciclovie, distribuite dal lago di Garda alle Dolomiti. Non sono percorsi riservati agli sportivi: accanto alle grandi ascese alpine esistono tracciati adatti alle famiglie, alle e-bike e a chi vuole utilizzare la bicicletta semplicemente per spostarsi lentamente tra paesi, castelli e paesaggi di montagna.

Uno degli aspetti più interessanti del cicloturismo trentino è proprio la varietà. La Ciclovia della Valsugana, ad esempio, supera i 69 chilometri ma presenta appena 151 metri di salita nella direzione considerata dalla scheda ufficiale; la salita di Monte Bondone, al contrario, concentra oltre 1.370 metri di dislivello in poco più di 17 chilometri. Sono due modi completamente diversi di andare in bicicletta, separati da pochissimi chilometri geografici.

Ci sono poi percorsi che permettono di attraversare intere vallate senza quasi accorgersi della distanza. La ciclabile di Fiemme e Fassa collega Molina di Fiemme a Canazei per circa 45 chilometri, mentre quella della Val di Sole segue per gran parte il fiume Noce e può essere combinata con il servizio Bike Train. Sul versante orientale della provincia, la nuova rete del Primiero sta invece creando un collegamento continuo tra fondovalle, San Martino di Castrozza e Passo Rolle.

La selezione che segue non vuole quindi stabilire quali siano semplicemente le piste più lunghe o le salite più difficili. Abbiamo scelto percorsi capaci di raccontare dieci volti differenti del Trentino in bicicletta: acqua, Dolomiti, grandi vallate, vigneti, frutteti, borghi e ciclismo professionistico.

Indice Guida Gratis:

  • Quali sono i migliori percorsi in bici del Trentino?
    • 🚴 1. Ciclovia della Valsugana
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
    • 🏆 Valsugana: imprese sportive e grandi eventi
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 2. Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
    • 🏆 Fiemme e Fassa: da Coppi ai protagonisti del Giro moderno
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 3. Val di Sole – dal Noce alla Val di Peio
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Val di Sole: dal Giro ai Mondiali MTB
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 4. Ciclovia della Valle dell’Adige
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni del territorio
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 5. Garda Trentino: Riva, Arco e Valle del Sarca
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 6. Val Rendena: Tione, Pinzolo e Carisolo
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 7. Primiero – San Martino di Castrozza: pedalando verso le Pale
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🚴 8. Alta Val di Non e Passo Mendola
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🔥 9. Trento – Monte Bondone
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
    • 🔥 10. Canazei e Sellaronda: Pordoi, Campolongo, Gardena e Sella
      • 📝 Descrizione del percorso
      • 📊 Scheda tecnica
      • 👀 Cosa si può ammirare
      • 🌿 Profumi e atmosfera
      • 🍽️ Dove fermarsi
      • ⭐ Curiosità
      • 🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
      • ⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
      • ❤️ Perché percorrerlo
  • Quale percorso in bici scegliere in Trentino?
    • Quando andare in bici in Trentino
    • Quale bici utilizzare
    • Attenzione alle discese
    • Dieci percorsi, dieci Trentino diversi

Quali sono i migliori percorsi in bici del Trentino?

La prima scelta inevitabile è la Ciclovia della Valsugana, uno degli itinerari cicloturistici più completi della provincia. Il tracciato ufficiale misura 69,5 km, segue per lunghi tratti il Brenta e passa vicino al lago di Caldonazzo, Levico Terme, Borgo Valsugana e numerosi castelli. Nel 2020 ha ricevuto l’Italian Green Road Award come ciclabile più verde d’Italia. Un altro grande vantaggio è la presenza della ferrovia Trento-Venezia: numerose stazioni si trovano a poca distanza dal percorso e diversi treni consentono il trasporto delle biciclette.

Subito dopo inserirei la Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa. Qui lo scenario cambia completamente: il percorso sale progressivamente da Molina di Fiemme verso Canazei attraversando due delle vallate dolomitiche più conosciute del Trentino. La scheda ufficiale indica circa 45 km e un dislivello di circa 700 metri; lungo il tracciato sono disponibili aree picnic, fontane, noleggi, punti assistenza e colonnine per e-bike. In estate è inoltre disponibile il Bike Express, utile per accorciare la giornata o percorrere soltanto una direzione.

La Val di Sole merita un posto autonomo. La pista segue quasi continuamente il fiume Noce e collega Mostizzolo con le zone di Vermiglio e Cogolo di Peio. La lunghezza effettiva cambia in funzione del ramo scelto, ma si può costruire una giornata da circa 33-35 km percorrendo la valle prevalentemente in discesa. Il Bike Train tra Mostizzolo e Mezzana rende il percorso particolarmente facile da organizzare anche per famiglie e cicloturisti non allenati.

Completamente diversa è la Ciclovia della Valle dell’Adige, grande asse ciclabile che attraversa la provincia lungo uno dei corridoi geografici più importanti delle Alpi. La traccia ufficiale considerata da Visit Trentino misura oltre 81 km con un dislivello molto contenuto, appena 67 metri di salita e 138 di discesa. Attraversa vigneti, campagne e centri storici fino alla Vallagarina e al confine con la provincia di Verona.

Per rappresentare il Garda sceglierei invece un itinerario più completo della semplice passeggiata lungolago: Garda Trentino Discover, un anello di circa 59 km che collega Riva del Garda, Arco, la valle del Sarca, il lago di Cavedine e Torbole. La quota massima è appena 278 metri e il dislivello complessivo dichiarato è di circa 334 metri. È quindi uno dei percorsi più accessibili della nostra selezione, ma paesaggisticamente tra i più vari: lago, oliveti, vigneti, frutteti e le Marocche di Dro si susseguono in pochi chilometri.

Per la Val Rendena dobbiamo invece fare una precisazione importante già nell’introduzione. La ciclabile collega normalmente Carisolo, Pinzolo, Villa Rendena e Tione, ma nel 2026 il tratto iniziale tra località Tulot e la Pineta di Pinzolo risulta chiuso per i lavori della variante di Pinzolo, con conclusione indicata al 13 dicembre 2027 e comunque fino a fine lavori. Esiste una deviazione su viabilità promiscua. Per questo nella nostra guida descriveremo il percorso segnalando chiaramente l’alternativa attualmente utilizzabile.

Tra gli itinerari più nuovi e interessanti inserirei inoltre il Primiero, dove si sta formando un autentico corridoio ciclabile dolomitico. La ciclovia del fondovalle collega Imer, Mezzano, Fiera di Primiero, Tonadico e Siror; da Siror è stato realizzato un nuovo collegamento di circa 9 km verso San Martino di Castrozza, con uno spettacolare ponte sospeso lungo 58 metri. Il progetto consente inoltre di continuare verso il tratto panoramico in direzione Passo Rolle.

La Val di Non rappresenta invece il Trentino dei meleti e degli altipiani. L’anello ufficiale dell’Alta Val di Non misura 23,2 km e attraversa Malgolo, Romeno, Salter, Cavareno, Sarnonico, Ronzone, Malosco e Fondo. Per chi vuole una giornata decisamente più completa esiste la variante collegata al Passo Mendola, che raggiunge 41,8 km e circa 840 metri di salita complessiva.

A queste otto proposte cicloturistiche aggiungerei due itinerari dedicati alla bici da strada e alla memoria del grande ciclismo.

Il primo non può che essere Trento-Monte Bondone. La salita ufficialmente descritta da Visit Trentino misura 17,4 km, parte intorno ai 279 metri di quota e raggiunge circa 1.650 metri, accumulando 1.371 metri di salita. È uno dei luoghi simbolo del Giro d’Italia e sarà la nostra grande salita storica della Top 10.

Il decimo percorso deve invece mostrare il volto più autenticamente dolomitico e sportivo della regione. La scelta può cadere su una grande combinazione tra Val di Fassa, Passo Sella e Passo Pordoi, costruendo una giornata su strada tra Canazei e i passi che sovrastano la valle. Nella singola scheda definiremo una traccia precisa, senza mescolare genericamente Sellaronda e strade diverse: chilometraggio, versante, dislivello e quota massima saranno indicati sulla variante effettivamente proposta.

La Top 10 assume quindi questa forma:

Percorso Km indicativi Dislivello Quota max Tempo medio Difficoltà
Ciclovia della Valsugana 69,5 km 151 m ↑ 481 m 4 h 50 🚴
Dolomiti di Fiemme e Fassa circa 45 km circa 700 m circa 1.450 m 4-5 ore 🚴
Val di Sole lungo il Noce 33-35 km moderato* circa 1.250 m* 3-4 ore 🚲
Valle dell’Adige 81,3 km 67 m ↑ 233 m 5 h 30 🚴
Garda Trentino – Arco – Cavedine 59 km 334 m 278 m 4 h 25 🚴
Val Rendena circa 27-30 km moderato circa 800 m 2,5-3,5 ore 🚲
Primiero – San Martino di Castrozza circa 20-25 km** da definire sulla variante oltre 1.400 m 3-4 ore 🚴
Alta Val di Non – Passo Mendola 41,8 km 840 m 1.369 m 3 h 50 🏔️
Trento – Monte Bondone 17,4 km 1.371 m 1.650 m circa 3 ore 🔥
Canazei – Passo Sella – Passo Pordoi da definire elevato oltre 2.200 m 4-6 ore 🔥

Legenda

🚲 Ciclista della domenica
🚴 Cicloamatore
🏔️ Cicloamatore allenato
🔥 Granfondista / agonista

* La pista della Val di Sole può essere affrontata partendo da Vermiglio oppure da Cogolo di Peio e presenta quindi dati diversi in funzione della variante scelta. La scheda specifica utilizzerà un solo itinerario preciso.

** Nel Primiero proporremo una combinazione tra il percorso di fondovalle e il nuovo collegamento Siror-San Martino di Castrozza, non la semplice ciclabile di 9,4 km censita separatamente.

La distribuzione delle difficoltà è volutamente diversa rispetto a quella dell’articolo sul Molise. Il Trentino possiede un numero molto maggiore di piste ciclabili protette e di percorsi di fondovalle: sarebbe quindi artificiale scegliere soltanto itinerari con 1.000 o 1.500 metri di dislivello.

Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto sbagliato raccontare il territorio soltanto attraverso le ciclovie facili. Il Monte Bondone, i passi dolomitici e le strade sopra Canazei rappresentano una parte fondamentale dell’identità ciclistica trentina.

Un altro aspetto che inseriremo sistematicamente nelle singole schede sarà la possibilità di combinare bicicletta e mezzi pubblici. In Valsugana la ferrovia segue gran parte della valle; in Val di Sole è disponibile il Bike Train; in Fiemme e Fassa durante la stagione estiva viene utilizzato il Bike Express. Sono informazioni molto più utili al lettore rispetto alla semplice descrizione paesaggistica perché permettono anche a chi non vuole percorrere 70 o 80 chilometri di vivere gli itinerari più importanti.

Va infine ricordato che in montagna la situazione dei percorsi può cambiare. Frane, manutenzioni, lavori stradali, neve e fenomeni meteorologici possono rendere temporaneamente non percorribili alcuni settori. Le stesse schede ufficiali del Trentino invitano quindi a verificare lo stato del tracciato prima della partenza. Nel nostro articolo segnaleremo le chiusure già note, come quella attualmente presente sulla ciclabile della Val Rendena.

percorsi cicloamatori Trentino

🚴 1. Ciclovia della Valsugana

📝 Descrizione del percorso

Se dovessimo scegliere un solo itinerario per spiegare cosa significa fare cicloturismo in Trentino senza necessariamente essere grandi scalatori, probabilmente sceglieremmo la Ciclovia della Valsugana. È lunga, estremamente varia, servita dalla ferrovia e permette di attraversare una valle alpina seguendo per gran parte del viaggio il corso del Brenta.

La variante trentina ufficialmente censita misura 69,5 chilometri, presenta appena 151 metri di salita nella direzione più favorevole e raggiunge una quota massima di 481 metri. Il percorso prosegue idealmente oltre il confine provinciale verso il Veneto e può essere esteso fino a Bassano del Grappa.

Uno dei grandi vantaggi della Valsugana è che non bisogna necessariamente percorrerla tutta. La linea ferroviaria Trento-Venezia segue la valle e presenta numerose stazioni a pochi chilometri dalla ciclovia; su molti collegamenti è inoltre disponibile il trasporto delle biciclette. Si può quindi costruire un percorso di 20, 40 o 70 chilometri senza essere obbligati a tornare pedalando al punto di partenza.

Il paesaggio cambia gradualmente. Nella parte alta dominano le montagne e l’ambiente lacustre dei dintorni di Caldonazzo e Levico; procedendo verso est il Brenta diventa il vero compagno di viaggio e la valle si stringe progressivamente.

Borgo Valsugana è probabilmente la sosta urbana più interessante. Il centro storico è attraversato dal Brenta e offre quell’insolita combinazione tra architettura alpina e presenza dell’acqua che rende particolarmente piacevole interrompere per qualche tempo la pedalata.

Continuando verso Grigno e il confine con il Veneto il paesaggio diventa più selvaggio e la sensazione è quella di seguire un corridoio naturale che dalle montagne trentine conduce lentamente verso la pianura veneta.

Nel 2020 il percorso ha ricevuto l’Italian Green Road Award, riconoscimento dedicato alle ciclovie verdi italiane.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: 69,5 km nella tratta trentina considerata
📈 Salita: 151 m
📉 Discesa: 356 m
⛰️ Quota massima: 481 m
⏱️ Tempo medio: circa 4 ore e 50 minuti
🚴 Difficoltà: Cicloamatore; facilmente frazionabile anche per cicloturisti occasionali
🛣️ Fondo: oltre il 93% asfaltato

👀 Cosa si può ammirare

Lago di Caldonazzo, ambiente della Valsugana, Levico Terme, Borgo Valsugana, fiume Brenta, piccoli centri della valle, campagne, boschi e pareti montuose che accompagnano la valle verso il Veneto.

Uno degli aspetti migliori del percorso è proprio la continuità del paesaggio. Non esiste un unico punto nel quale bisogna necessariamente arrivare per considerare riuscita la giornata: acqua, montagne e piccoli paesi accompagnano quasi tutta la pedalata.

🌿 Profumi e atmosfera

Acqua del Brenta, erba appena tagliata, bosco, fieno, terra umida, vegetazione ripariale e aria più fresca nei tratti maggiormente chiusi tra le montagne.

La Valsugana possiede l’atmosfera perfetta per il viaggio lento. Non richiede di guardare continuamente il ciclocomputer o di amministrare le energie in vista di una grande salita: permette di fermarsi, ripartire, visitare un paese e ricominciare a pedalare.

🍽️ Dove fermarsi

Borgo Valsugana è probabilmente il punto migliore per programmare una sosta vera e propria. Lungo l’itinerario sono comunque presenti diversi punti di ristoro e la possibilità di uscire brevemente dalla ciclovia per raggiungere i centri abitati.

Per rimanere nella tradizione trentina si possono cercare canederli, polenta, formaggi di malga, salumi, strangolapreti e piatti a base di funghi durante la stagione adatta.

Per una pedalata lunga conviene però riservare il pranzo più impegnativo alla fine e utilizzare le soste intermedie soprattutto per acqua e qualcosa di facilmente digeribile.

⭐ Curiosità

La Valsugana costituisce da secoli uno dei grandi corridoi naturali tra il Trentino e il Veneto.

Il Brenta nasce nell’area dei laghi di Levico e Caldonazzo e accompagna buona parte dell’itinerario verso est.

La presenza della ferrovia rende questa ciclovia particolarmente interessante anche per il turismo senza automobile.

La scheda ufficiale segnala stazioni distribuite lungo tutto il percorso e la possibilità di trasportare le biciclette su molti treni.

Il riconoscimento Italian Green Road Award ricevuto nel 2020 contribuisce a spiegare perché la Valsugana venga considerata una delle grandi destinazioni italiane per il cicloturismo.

🏆 Valsugana: imprese sportive e grandi eventi

La Valsugana ha una storia al Giro molto più ricca di quanto lasciasse intendere il mio testo precedente. Un bell’esempio è il Giro d’Italia 1988, quello della celebre impresa di Andrew Hampsten sotto la neve del Gavia. L’8 giugno la 17ª tappa arrivò proprio a Borgo Valsugana, dove vinse l’italiano Patrizio Gambirasio; il giorno successivo si disputò la cronoscalata di 18 km da Levico Terme a Vetriolo Terme e fu lo stesso Hampsten a vincerla, consolidando la leadership del Giro che avrebbe poi conquistato. Il 10 giugno Borgo ospitò anche la partenza della tappa diretta ad Arta Terme.

Facendo un salto di oltre trent’anni, nel 2022 la zona è tornata protagonista. La 17ª tappa Ponte di Legno-Lavarone interessò Vetriolo e il durissimo Menador, mentre il giorno successivo il Giro ripartì proprio da Borgo Valsugana diretto a Treviso. La volata a quattro fu vinta dal belga Dries De Bondt, davanti a Edoardo Affini e Magnus Cort Nielsen.

Questo è esattamente il tipo di collegamento che voglio fare: chi percorre oggi tranquillamente la ciclovia si trova in un territorio nel quale sono passati campioni e corse appartenenti a epoche completamente diverse.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Quota massima della ciclovia: 481 m
  • Lago di Caldonazzo: grande scenario lacustre iniziale
  • Lago di Levico: raggiungibile con una breve deviazione
  • Borgo Valsugana: uno dei punti paesaggistici e urbani più interessanti
  • Fiume Brenta: elemento naturale dominante
  • Catena del Lagorai: grande quinta montuosa sul lato settentrionale della valle
  • Cima XII: 2.336 m, tra le grandi montagne che dominano il settore orientale
  • Panarotta: 2.002 m
  • Monte Ortigara: 2.106 m
  • Valle verso Grigno: uno dei tratti nei quali le montagne sembrano maggiormente stringersi intorno alla ciclovia

❤️ Perché percorrerlo

Perché è probabilmente l’itinerario più completo per iniziare a scoprire il Trentino in bicicletta. È lungo abbastanza da regalare la sensazione di un vero viaggio, ma non obbliga ad affrontare una grande salita.

La possibilità di utilizzare il treno cambia inoltre completamente l’organizzazione della giornata. Si può decidere quanto pedalare in base alle proprie gambe e non in base alla necessità di tornare necessariamente al punto dal quale si è partiti.


🚴 2. Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa

📝 Descrizione del percorso

Con il secondo itinerario entriamo in uno scenario completamente diverso. La Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa collega due delle vallate più conosciute del Trentino seguendo in gran parte il corso dell’Avisio.

Le fonti turistiche locali aggiornate indicano oggi circa 47-48 chilometri tra Molina di Fiemme e Alba di Canazei, con circa 700 metri di dislivello; la scheda provinciale continua a riportare una variante di circa 45 km fino a Canazei. Per la nostra guida consideriamo l’itinerario completo Molina-Alba, indicandolo quindi come circa 48 km.

Affrontandola da Molina verso Canazei si pedala prevalentemente in salita. Non si tratta però di una grande ascesa continua: il dislivello viene guadagnato progressivamente attraversando prati, paesi e boschi mentre le Dolomiti diventano sempre più vicine.

Molina, Cavalese, Tesero, Ziano, Predazzo, Moena e infine l’alta Val di Fassa costruiscono una successione quasi perfetta per un itinerario turistico.

Il filo conduttore è l’Avisio, che nasce nelle Dolomiti e attraversa Fassa, Fiemme e Cembra prima di raggiungere l’Adige.

La parte finale è quella che regala la sensazione più autenticamente dolomitica. Avvicinandosi a Canazei, le grandi pareti rocciose dominano sempre più il panorama e il cicloturista si trova praticamente alla base delle strade che conducono verso Pordoi, Sella e Fedaia.

Chi non vuole affrontare i circa 700 metri di salita può semplicemente invertire il viaggio: partire dall’alta Val di Fassa e scendere verso Molina. In estate è inoltre disponibile il Fiemme & Fassa Bike Express, pensato proprio per consentire di combinare bicicletta e autobus.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 47-48 km
📈 Dislivello: circa 700 m nella direzione Molina-Alba di Canazei
⛰️ Quota massima: circa 1.500 m
⏱️ Tempo medio: 3 ore e 30 – 5 ore, secondo ritmo e soste
🚴 Difficoltà: Cicloamatore; molto più semplice percorsa in discesa
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato

👀 Cosa si può ammirare

Molina di Fiemme, Cavalese, Tesero, Ziano di Fiemme, Predazzo, Moena, Val di Fassa, Canazei, torrente Avisio, boschi, prati e alcune delle più celebri montagne dolomitiche.

La parte più spettacolare è probabilmente quella nella quale il fondovalle comincia a chiudersi tra le montagne della Val di Fassa. È difficile dimenticare di essere sulle Dolomiti: le pareti rocciose diventano progressivamente l’elemento dominante del paesaggio.

🌿 Profumi e atmosfera

Resina, abete, larice, fieno, erba dei prati alpini, acqua dell’Avisio e legna.

In estate l’atmosfera cambia durante la giornata. Al mattino prevalgono aria fresca e ombra; nelle ore centrali i prati e i paesi diventano più animati; verso l’alta Val di Fassa ritorna una sensazione più decisamente montana.

🍽️ Dove fermarsi

È probabilmente il percorso della Top 10 con la maggiore scelta di soste. Cavalese, Predazzo, Moena e Canazei permettono di organizzare la giornata senza dover trasportare tutto il necessario.

Lungo la ciclabile sono inoltre disponibili punti di ristoro, fontane, aree picnic, servizi per le biciclette e stazioni di ricarica per e-bike.

Tra i sapori da cercare: canederli, polenta, formaggi di malga, speck, lucanica trentina, strangolapreti e dolci a base di mele.

⭐ Curiosità

Il percorso segue per gran parte l’Avisio, uno dei corsi d’acqua più importanti del Trentino.

La ciclabile permette di attraversare due vallate dolomitiche praticamente senza utilizzare le grandi strade di montagna.

Il tracciato è legato anche alla Marcialonga: la celebre gara di sci di fondo attraversa Fiemme e Fassa e il suo territorio coincide in buona parte con quello oggi utilizzato dal percorso ciclabile.

Canazei rappresenta inoltre una sorta di porta d’ingresso a un altro universo ciclistico: da qui partono le strade verso Sella, Pordoi e gli altri grandi passi dolomitici.

🏆 Fiemme e Fassa: da Coppi ai protagonisti del Giro moderno

Qui possiamo fare ancora meglio, perché la Val di Fassa è praticamente un archivio a cielo aperto della storia del Giro.

Nel 1952 Fausto Coppi transitò per primo sul Pordoi nella Venezia-Bolzano; due anni dopo, nel 1954, il Campionissimo tornò a dominare il passo durante la San Martino di Castrozza-Bolzano. La documentazione ufficiale del Giro ricorda proprio il suo attacco in maglia iridata sul Pordoi prima della successiva offensiva sul Gardena.

Negli anni Sessanta troviamo altri nomi enormi. Nel 1961 transitò per primo sul Pordoi Vito Taccone; nel 1966 Franco Bitossi; nel 1967 lo spagnolo Aurelio González. Nel 1975 il passaggio contribuì alla battaglia per la maglia rosa tra Fausto Bertoglio, Francisco Galdós e un ormai trentacinquenne Felice Gimondi.

Gli anni Novanta trasformarono nuovamente queste montagne in un grande teatro del Giro. Nel 1993 sul Pordoi si confrontarono uomini come Miguel Indurain, Franco Vona e Claudio Chiappucci; nel 1996 l’arrivo sul passo premiò Enrico Zaina. Nel 2001 fu invece Julio Alberto Pérez Cuapio a vincere sul Pordoi, mentre Gilberto Simoni demolì la concorrenza, conquistò la maglia rosa e la conservò fino alla vittoria finale del Giro.

E la storia continua nel nuovo millennio. Nel 2016 Damiano Cunego transitò per primo sul Pordoi; nel 2017, nella tappa partita proprio da Moena, lo fece Diego Rosa; nel 2022 fu Alessandro Covi a passare davanti a tutti durante la grande tappa dolomitica conclusa sulla Marmolada.

Quando arriveremo alla scheda specifica Pordoi-Sella potremo raccontare ancora di più: il Pordoi fu affrontato per la prima volta dal Giro nel 1940 e proprio quell’anno vi passarono Bartali e il giovanissimo Coppi, destinato a vincere il suo primo Giro.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Alba di Canazei: circa 1.500 m
  • Canazei: circa 1.465 m
  • Moena: circa 1.180 m
  • Predazzo: circa 1.015 m
  • Cavalese: circa 1.000 m
  • Gruppo del Sella: oltre 3.000 m
  • Marmolada: 3.343 m
  • Catinaccio/Rosengarten: oltre 3.000 m
  • Latemar: 2.842 m
  • Pale di San Martino: grande scenario dolomitico visibile dal settore di Predazzo

❤️ Perché percorrerlo

Perché consente di attraversare quasi 50 chilometri di Dolomiti senza dover essere uno scalatore.

Chi è allenato può partire da Molina e conquistare progressivamente l’alta Val di Fassa; chi vuole soprattutto godersi il paesaggio può fare esattamente il contrario e utilizzare il Bike Express per organizzare il trasferimento.

È una delle pedalate nelle quali fermarsi spesso non è una perdita di tempo, ma parte integrante del percorso.

Val di Dassa ciclismo


🚴 3. Val di Sole – dal Noce alla Val di Peio

📝 Descrizione del percorso

Il terzo itinerario cambia nuovamente carattere. Se Fiemme e Fassa sono dominate dalle Dolomiti, nella Val di Sole il protagonista è soprattutto l’acqua.

La pista ciclabile segue quasi interamente il fiume Noce, uno dei corsi d’acqua più conosciuti d’Italia dagli appassionati di rafting.

Esistono due grandi possibilità. Da Vermiglio a Mostizzolo sono circa 33 km; da Cogolo di Peio a Mostizzolo circa 35 km. Per mantenere una sola traccia nella nostra Top 10 utilizziamo quest’ultima, che permette di attraversare la Val di Peio e praticamente tutta la Val di Sole.

La scelta più semplice consiste nel partire dall’alto, da Cogolo, e procedere verso Mostizzolo. In questo modo una parte importante del dislivello viene affrontata in discesa.

Si passa da Ossana, dove il Castello di San Michele domina il paesaggio, per poi raggiungere Pellizzano, Mezzana, Commezzadura, Dimaro e Malé.

A Daolasa compare un altro volto della Val di Sole: quello della mountain bike internazionale. La zona ha ospitato competizioni mondiali di MTB e possiede impianti e tracciati completamente differenti dalla tranquilla pista ciclopedonale del fondovalle. La documentazione turistica della valle ricorda espressamente i campi gara utilizzati per Coppa del Mondo e Mondiali.

Più in basso il percorso attraversa prati, boschi e meleti prima di raggiungere Mostizzolo.

Anche qui il trasporto pubblico cambia completamente l’esperienza: il Bike Train tra Mostizzolo e Mezzana è predisposto per il trasporto delle biciclette e permette di evitare il ritorno lungo lo stesso percorso.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 35 km da Cogolo di Peio a Mostizzolo
📈 Dislivello complessivo: circa 600 m distribuiti lungo la valle
⛰️ Quota: da circa 1.160-1.190 m dell’alta valle ai circa 560 m di Mostizzolo
⏱️ Tempo medio: 3-4 ore con andatura turistica
🚲 Difficoltà: Ciclista della domenica nella direzione in discesa; più impegnativa in salita
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato

👀 Cosa si può ammirare

Cogolo di Peio, Val di Peio, Ossana, Castello di San Michele, Pellizzano, Mezzana, Daolasa, Commezzadura, Dimaro, Malé, boschi, meleti e soprattutto il fiume Noce.

La presenza dell’acqua accompagna quasi tutta la giornata. In diversi punti si possono osservare gommoni, kayak e canoe impegnati nelle rapide mentre la ciclabile procede parallelamente al fiume.

🌿 Profumi e atmosfera

Acqua di montagna, abete, larice, erba, fieno, bosco umido e mele nella parte più bassa della valle.

È probabilmente il percorso più “fresco” della Top 10. Quota, boschi e vicinanza del Noce lo rendono particolarmente piacevole anche durante molte giornate estive.

Il rumore dell’acqua è una presenza quasi continua e nei tratti vicini alle rapide diventa parte dell’esperienza.

🍽️ Dove fermarsi

Ossana, Mezzana, Dimaro e Malé offrono numerose possibilità.

Chi vuole trasformare la pedalata in una giornata gastronomica può cercare canederli, tortèi da patate, formaggi della Val di Sole, salumi, polenta e piatti della cucina di montagna.

Malé, essendo il principale centro della valle, rappresenta un buon punto per una sosta più lunga.

⭐ Curiosità

Il Noce è uno dei fiumi italiani più conosciuti per rafting e sport fluviali.

La pista ciclabile utilizza in parte antiche strade di collegamento, strade arginali e viabilità di campagna.

A Ossana il percorso passa nei pressi del Castello di San Michele, una delle immagini più riconoscibili della valle.

Daolasa è invece diventata un punto di riferimento internazionale per la mountain bike.

La possibilità di utilizzare treno e bici consente di organizzare la giornata quasi come una piccola traversata alpina: si sale con il mezzo pubblico e si torna pedalando.

🏆 Val di Sole: dal Giro ai Mondiali MTB

La Val di Sole ci permette invece di alternare ciclismo su strada e mountain bike, e qui sarebbe un peccato limitarsi a dire che “ospita competizioni internazionali”.

Nel 2012 Caldes, in Val di Sole, fu sede di partenza della ventesima tappa del Giro, destinazione Passo dello Stelvio. Fu una giornata memorabile: il belga Thomas De Gendt attaccò sul Mortirolo e andò a vincere da solo sullo Stelvio, mentre Joaquim Rodríguez difese la maglia rosa e Ryder Hesjedal rimase in piena corsa per il successo finale.

Ma soprattutto, dal 2008 Daolasa-Commezzadura è diventata uno dei grandi nomi mondiali della MTB. La Val di Sole ha ospitato i Campionati del Mondo nel 2008, 2016 e 2021, oltre a numerosissime prove e finali di Coppa del Mondo. Nel solo periodo 2010-2023 compaiono ripetutamente Coppa del Mondo, Mondiali Four-Cross, downhill e cross-country.

Il Mondiale 2021, disputato dal 24 al 29 agosto, assegnò addirittura diciassette titoli tra cross-country, downhill, short track, e-MTB e Four-Cross.

E c’è un ulteriore elemento che rende questa scheda particolarmente attuale: nel 2026 la Val di Sole torna a ospitare i Campionati Mondiali UCI MTB, confermando Daolasa e Commezzadura come uno dei luoghi simbolo della mountain bike internazionale.

Quindi da ora imposto tutte le altre schede così. Cercherò, quando il materiale storico lo consente, almeno 3 epoche differenti: pionieri e grandi campioni del passato; anni ’60-’80/’90; avvenimenti dal 2000 in avanti. E non citerò soltanto “il Giro è passato di qui”: metterò anno, tappa, vincitore o primo sul GPM e, soprattutto, l’eventuale impresa di Coppi, Bartali, Gimondi, Moser, Pantani, Indurain, Contador, Nibali ecc. quando realmente collegata al percorso.

Nel prossimo blocco — Valle dell’Adige, Garda Trentino e Val Rendena — applico direttamente questa impostazione storica più ricca.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Cogolo di Peio: circa 1.160 m
  • Ossana: circa 1.000 m
  • Castello di San Michele: punto panoramico simbolico dell’alta valle
  • Mezzana: circa 940 m
  • Dimaro: circa 770 m
  • Malé: circa 740 m
  • Mostizzolo: circa 560 m
  • Gruppo Ortles-Cevedale: grande scenario dell’alta Val di Peio
  • Dolomiti di Brenta: visibili dal settore orientale della valle
  • Presanella: 3.558 m, una delle grandi montagne che caratterizzano il sistema alpino circostante

❤️ Perché percorrerlo

Perché è uno dei percorsi nei quali la bicicletta può essere adattata quasi perfettamente al proprio livello di allenamento.

Un ciclista allenato può affrontare la valle in salita. Una famiglia può partire dall’alto e sfruttare prevalentemente la discesa. Chi vuole pedalare soltanto per qualche ora può utilizzare il treno per scegliere partenza e arrivo.

E soprattutto perché per 35 chilometri si pedala accompagnati da uno degli elementi più belli delle montagne trentine: l’acqua del Noce che scende verso valle tra boschi, prati, castelli e piccoli paesi.


🚴 4. Ciclovia della Valle dell’Adige

📝 Descrizione del percorso

Se la Valsugana è una ciclovia che segue una valle laterale fino al Veneto, la Ciclovia della Valle dell’Adige è la grande spina dorsale ciclistica del Trentino. Attraversa praticamente tutta la provincia da nord a sud seguendo il corso dell’Adige e collegando idealmente l’Alto Adige con il Veronese.

Il percorso trentino censito ufficialmente misura 81,3 chilometri, con appena 67 metri di salita e 138 di discesa. La quota massima è di soli 233 metri: numeri quasi sorprendenti considerando che stiamo attraversando una provincia alpina.

È proprio questa la caratteristica che rende l’itinerario particolare. Le montagne sono costantemente presenti ai lati della valle, ma non è necessario scalarle.

Procedendo verso sud si attraversano vigneti e frutteti, si raggiunge Trento e si continua nella Vallagarina. Dopo circa 8 km dalla zona meridionale di Trento appare Castel Beseno, la più grande fortezza medievale del Trentino, appoggiata sulla collina come una gigantesca sentinella sopra la valle.

Si prosegue attraverso Nomi e quindi verso Rovereto, seconda città della provincia. La ciclabile passa per Borgo Sacco, che in passato fu un importante porto fluviale sull’Adige.

Più a sud, all’altezza di Mori, compare una possibilità interessante: abbandonando temporaneamente l’Adige si può imboccare la ciclabile che in circa 13 km conduce verso il Lago di Garda. Proseguendo invece lungo l’itinerario principale si attraversano Ala e Avio, dominata dal suo castello, prima di raggiungere Borghetto e il confine con la provincia di Verona.

È un percorso particolarmente indicato per chi ama l’idea del viaggio in bicicletta più della conquista sportiva della montagna.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: 81,3 km
📈 Salita: 67 m
📉 Discesa: 138 m
⛰️ Quota massima: 233 m
⏱️ Tempo medio: circa 5 ore e 30 minuti
🚴 Difficoltà: cicloamatore per la distanza; tecnicamente semplice
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato e quasi interamente protetto dal traffico

👀 Cosa si può ammirare

L’Adige accompagna quasi continuamente il viaggio, ma intorno al fiume cambia continuamente il paesaggio: vigneti, meleti, campagne, Trento, Castel Beseno, Rovereto, la Vallagarina, Ala e il castello di Avio.

Uno dei tratti più belli è quello meridionale. La valle si restringe progressivamente e le montagne tornano a sembrare molto più vicine.

🌿 Profumi e atmosfera

Uva a fine estate, mele, erba, acqua, campi appena lavorati e vegetazione fluviale.

È una pedalata dal carattere agricolo prima ancora che alpino. In settembre, soprattutto, vigneti e vendemmia ricordano continuamente che questa è anche una delle grandi terre vitivinicole italiane.

🍽️ Dove fermarsi

Trento e Rovereto consentono naturalmente una sosta completa, ma per una vera giornata cicloturistica sono interessanti anche i Bicigrill sorti direttamente lungo la rete ciclabile.

A Nomi, per esempio, la documentazione ufficiale segnala un Bicigrill con bar, fontana, servizi e punto informazioni.

Sul piano gastronomico si attraversano territori nei quali cercare carne salada, strangolapreti, canederli, formaggi trentini e vini della Vallagarina.

⭐ Curiosità

La ciclovia è attualmente indicata da Visit Trentino come la più lunga dell’intera rete ciclistica provinciale.

A Borgo Sacco, oggi quartiere di Rovereto, l’Adige non era soltanto parte del paesaggio: il borgo ebbe storicamente un ruolo nei traffici fluviali.

A Mori si può trasformare completamente la giornata prendendo la diramazione di circa 13 km per il Garda.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni del territorio

Qui dobbiamo cominciare da un nome: Francesco Moser.

Moser è nato nel 1951 a Palù di Giovo, sulle colline della Val di Cembra poco a nord-est di Trento. È quindi un campione profondamente legato a questo territorio. La sua carriera comprende 273 vittorie su strada, il Mondiale di San Cristóbal del 1977, tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980, due Giri di Lombardia, la Milano-Sanremo e soprattutto il Giro d’Italia 1984. Al Giro conquistò complessivamente 23 tappe.

Il 1984 merita qualche riga in più. Moser arrivava dal clamoroso record dell’ora stabilito in Messico e iniziò il Giro vincendo il prologo di Lucca con una bicicletta talmente innovativa da essere attentamente controllata dai giudici. Durante la corsa ingaggiò un lungo duello con il francese Laurent Fignon e conquistò definitivamente la maglia rosa nell’ultima cronometro, terminata all’Arena di Verona.

Significa che pedalare nella valle di Trento significa attraversare la terra di uno dei corridori italiani più vincenti di sempre.

E Moser non appartiene soltanto alle fotografie in bianco e nero: ancora nel 2026, a 75 anni, il Giro lo descrive come attivo in bicicletta e impegnato nella viticoltura sulle colline a nord di Trento.

È proprio questo intreccio tra ciclismo e territorio che rende diversa questa ciclovia: accanto alla tranquilla pista lungo l’Adige si trovano le strade sulle quali è cresciuta una delle grandi dinastie del ciclismo trentino.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Quota massima della ciclovia: 233 m
  • Trento: circa 190 m
  • Castel Beseno: straordinario punto dominante sulla valle
  • Rovereto: circa 200 m
  • Castello di Avio: uno degli ultimi grandi riferimenti monumentali
  • Monte Bondone: 2.180 m, dominante sul settore di Trento
  • Monte Stivo: 2.059 m
  • Monte Baldo: grande quinta montuosa del settore meridionale

❤️ Perché percorrerlo

Perché permette di attraversare quasi tutto il Trentino senza scalare il Trentino.

Ottanta chilometri sembrano molti, ma il dislivello è minimo. Si può quindi dedicare energia non soltanto alla pedalata, ma anche alle soste, ai castelli, alle città e al paesaggio.

E per chi ama la storia del ciclismo c’è un valore aggiunto: si pedala nella terra di Francesco Moser, prima di arrivare ai piedi di quella Trento dalla quale parte un’altra delle nostre grandi avventure, il Monte Bondone.


🚴 5. Garda Trentino: Riva, Arco e Valle del Sarca

📝 Descrizione del percorso

Ci sono giornate nelle quali il Garda sembra quasi aver dimenticato di trovarsi ai piedi delle Alpi.

Ulivi, vento, pareti rocciose illuminate dal sole e acqua azzurra creano un ambiente completamente diverso dalle alte vallate percorse nelle schede precedenti.

Per rappresentarlo scegliamo un itinerario ad anello nell’area del Garda Trentino, con partenza da Riva del Garda, passaggio per Arco e risalita della valle del Sarca verso Dro e il lago di Cavedine, prima del ritorno.

Qui la bicicletta non è soltanto un mezzo per seguire una pista ciclabile. È il modo migliore per collegare ambienti che cambiano in pochissimo spazio.

Riva del Garda offre il grande scenario lacustre. Pochi chilometri dopo, Arco appare dominata dal castello e dalle pareti che hanno reso la zona famosa tra gli arrampicatori di tutta Europa.

Continuando verso nord si entra nel territorio di Dro. Gli oliveti lasciano progressivamente spazio a vigneti e frutteti e compare uno degli ambienti geologici più insoliti della zona: le Marocche di Dro, gigantesco accumulo di materiale roccioso formatosi attraverso antiche frane.

La zona del lago di Cavedine rappresenta il punto ideale per interrompere il viaggio prima di tornare verso il Garda.

È un percorso che non presenta le difficoltà delle grandi ascese dolomitiche, ma nel quale vento, caldo estivo e chilometraggio non devono essere sottovalutati.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 59 km
📈 Dislivello: circa 330-350 m
⛰️ Quota massima: circa 280 m
⏱️ Tempo medio: 4-5 ore con soste
🚴 Difficoltà: cicloamatore
🚲 Bici consigliata: trekking, gravel, e-bike o bici da strada secondo la variante scelta

👀 Cosa si può ammirare

Riva del Garda, Torbole, Arco, il castello di Arco, il fiume Sarca, Dro, le Marocche, il lago di Cavedine, vigneti e oliveti.

La particolarità non è un singolo monumento, ma il continuo contrasto tra acqua e roccia.

🌿 Profumi e atmosfera

Qui il Trentino profuma sorprendentemente di olivo.

Si aggiungono acqua del lago, vegetazione mediterranea, vigneti, roccia scaldata dal sole e bosco risalendo la valle.

Il vento è un altro elemento caratteristico. L’Ora del Garda, soprattutto nelle ore centrali e pomeridiane, non è un dettaglio folkloristico: può diventare una presenza concreta anche per chi pedala.

🍽️ Dove fermarsi

Riva e Arco offrono la scelta maggiore, ma anche Dro e la zona del lago di Cavedine permettono di organizzare una sosta.

Qui vale la pena cercare carne salada, formaggi trentini e prodotti ottenuti dall’oliva del Garda Trentino.

⭐ Curiosità

Arco possiede un microclima talmente particolare da consentire la coltivazione dell’olivo pur trovandosi in un territorio alpino.

Il Sarca che accompagna parte del percorso è lo stesso fiume che termina il proprio viaggio entrando nel Garda.

La zona di Arco è inoltre conosciuta internazionalmente per l’arrampicata: bicicletta e climbing convivono quindi nello stesso territorio.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

Il rapporto tra il Garda Trentino e il ciclismo è antico e non riguarda soltanto la MTB contemporanea. Riva del Garda e Arco sono state più volte coinvolte nel Giro d’Italia, come sedi o luoghi di transito, grazie alla loro posizione tra la Valle dell’Adige, le Giudicarie e le montagne trentine.

Ma il Garda ha acquisito anche una seconda identità ciclistica: quella della mountain bike e del ciclismo off-road, diventando negli ultimi decenni una delle destinazioni europee più conosciute per chi viaggia con MTB e gravel.

In questo caso, nelle versioni definitive delle schede sportive manterremo una regola importante: non attribuiremo una vittoria a Riva o Arco semplicemente perché una tappa ha attraversato la zona. Inseriremo soltanto arrivi, partenze, GPM e risultati per i quali possiamo identificare con precisione anno e protagonista.

Il legame con i grandi corridori trentini rimane comunque fortissimo. Da qui Trento e la Vallagarina sono vicine, e il territorio appartiene alla stessa cultura ciclistica che ha prodotto campioni come Francesco Moser. Non lo definiremo però “corridore di Riva” o “di Arco”: sarebbe una forzatura geografica.

È esattamente la distinzione che useremo in tutto l’articolo: nato qui, allenatosi qui, gara disputata qui o semplice vicinanza geografica non sono la stessa cosa.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Lago di Garda: circa 65 m
  • Castello di Arco: spettacolare balcone sulla valle
  • Monte Brione: 376 m
  • Monte Stivo: 2.059 m
  • Monte Altissimo di Nago: 2.079 m
  • Lago di Cavedine: circa 240 m
  • Marocche di Dro: uno degli scenari geologici più particolari dell’itinerario

❤️ Perché percorrerlo

Perché dimostra che Trentino non significa necessariamente alta montagna.

In una sola giornata si può pedalare accanto al Garda, attraversare oliveti, passare sotto un castello, seguire il Sarca e arrivare in un ambiente quasi lunare come quello delle Marocche.

È probabilmente l’itinerario più sorprendente della Top 10 per chi associa il Trentino soltanto a abeti, neve e Dolomiti.


🚴 6. Val Rendena: Tione, Pinzolo e Carisolo

📝 Descrizione del percorso

La Val Rendena ci riporta immediatamente dentro un paesaggio alpino.

La ciclabile segue il Sarca attraversando il fondovalle tra piccoli centri, prati e boschi, mentre ai lati si innalzano due mondi montuosi completamente differenti: da una parte le Dolomiti di Brenta, dall’altra i massicci granitici dell’Adamello e della Presanella.

La nostra proposta utilizza il tratto compreso indicativamente tra Tione, Spiazzo, Pinzolo e Carisolo, in modo da mantenere la giornata accessibile anche a chi non vuole affrontare l’ascesa stradale verso Madonna di Campiglio.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui la Val Rendena è interessante. Il cicloturista può attraversare tranquillamente il fondovalle sapendo che, pochi chilometri più in alto, si trova una delle località più famose — e controverse — della storia recente del Giro d’Italia.

Prima di partire bisogna però controllare la situazione del tracciato: nel 2026 sono presenti lavori nell’area di Pinzolo che interessano la continuità della ciclabile e comportano una deviazione su viabilità promiscua. Questo è uno dei casi nei quali la verifica delle condizioni aggiornate è indispensabile.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 27-30 km secondo partenza e arrivo
📈 Dislivello: moderato, crescente verso l’alta valle
⛰️ Quota massima: circa 800 m nell’area Pinzolo-Carisolo
⏱️ Tempo medio: 2 ore e 30 – 3 ore e 30
🚲 Difficoltà: ciclista della domenica/cicloamatore
🚴 Bici consigliata: trekking, e-bike, gravel

👀 Cosa si può ammirare

Tione, Spiazzo, Caderzone Terme, Pinzolo, Carisolo, il Sarca, le Dolomiti di Brenta e il gruppo Adamello-Presanella.

A Pinzolo merita una deviazione la chiesa di San Vigilio, celebre soprattutto per la medievale Danza Macabra dipinta sulla facciata.

🌿 Profumi e atmosfera

Bosco, resina, acqua, prati, fieno e aria di montagna.

Rispetto alla Val di Sole, la Rendena offre una sensazione di valle più ampia in diversi tratti, con grandi aperture verso le montagne.

🍽️ Dove fermarsi

Tione e Pinzolo sono i centri principali. Anche Caderzone e Spiazzo consentono soste intermedie.

La cucina locale permette di recuperare facilmente le calorie consumate: polenta, formaggi, salumi, canederli, strangolapreti e piatti di montagna.

⭐ Curiosità

Pinzolo si trova a meno di 15 km stradali da Madonna di Campiglio.

Carisolo è una delle porte d’accesso alla Val Genova, spettacolare valle alpina ricca di cascate.

Da queste parti il Sarca è ancora un fiume di montagna; seguirlo in bicicletta significa accompagnarlo in uno dei primi tratti del suo lungo viaggio verso il Garda.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

Qui finalmente possiamo raccontare una delle pagine più celebri e drammatiche della storia del Giro.

Madonna di Campiglio è stata sede d’arrivo del Giro nel 1999. Il vincitore fu Marco Pantani, già in maglia rosa e apparentemente avviato verso il dominio della corsa.

Il giorno successivo, però, Pantani fu escluso dalla competizione dopo il controllo dell’ematocrito effettuato prima della partenza. La tappa Madonna di Campiglio-Aprica partì senza la maglia rosa e Ivan Gotti, allora secondo, conquistò poi il Giro. L’archivio ufficiale della corsa considera quell’episodio uno degli avvenimenti centrali dell’edizione 1999.

E c’è un collegamento ancora più interessante con la nostra pedalata: quella tappa del 1999 partiva proprio da Madonna di Campiglio e attraversava le grandi montagne verso Aprica. Sul Mortirolo transitò per primo Ivan Gotti, mentre sul Santa Cristina il primo fu Roberto Heras.

Sedici anni dopo il Giro tornò a Madonna di Campiglio nel 2015. Questa volta vinse lo spagnolo Mikel Landa, uno degli scalatori più forti della sua generazione.

Nel 2020 la località ospitò nuovamente un arrivo del Giro, mentre il giorno successivo la corsa ripartì da Pinzolo per affrontare la grande tappa verso i Laghi di Cancano, con lo Stelvio inserito nel percorso.

È difficile trovare un contrasto più affascinante: il nostro percorso segue tranquillamente il fondovalle, ma sopra Pinzolo si trova una strada che porta direttamente dentro uno dei capitoli più discussi dell’intera carriera di Marco Pantani.

In questo caso, quindi, vale davvero la pena allungare la sezione sportiva: non stiamo aggiungendo nomi famosi per decorazione, ma raccontando eventi accaduti sulle montagne che il ciclista vede durante il percorso.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Tione: circa 565 m
  • Spiazzo: circa 650 m
  • Caderzone: circa 720 m
  • Pinzolo: circa 770 m
  • Carisolo: circa 800 m
  • Cima Tosa: 3.136 m
  • Crozzon di Brenta: 3.118 m
  • Presanella: 3.558 m
  • Adamello: 3.539 m
  • Val Genova: deviazione spettacolare da Carisolo

❤️ Perché percorrerlo

Perché permette di pedalare tra due dei grandi sistemi montuosi del Trentino senza affrontarne necessariamente le salite.

E perché pochi itinerari della nostra Top 10 possiedono un legame altrettanto immediato con la memoria del ciclismo moderno.

Chi arriva a Pinzolo può guardare verso Madonna di Campiglio sapendo che lassù Pantani vinse una tappa nel 1999, poche ore prima di uno degli episodi che avrebbero cambiato per sempre la sua carriera e la storia recente del Giro.

Madonna di Campiglio percorsi
(Lo storico arrivo nel 1999 di Pantani a Madonna di Campiglio, l giorno prima della sua discussa incriminazione per uso di sostanze dopanti)

🚴 7. Primiero – San Martino di Castrozza: pedalando verso le Pale

📝 Descrizione del percorso

Pochi itinerari permettono di vedere il paesaggio cambiare con la stessa evidenza del percorso che dal Primiero sale verso San Martino di Castrozza. Si parte dal fondovalle, tra paesi, prati e il torrente Cismon, e chilometro dopo chilometro le Pale di San Martino diventano sempre più grandi, fino a occupare quasi completamente l’orizzonte.

La rete ciclabile del Primiero permette di attraversare Imer, Mezzano, Fiera di Primiero, Tonadico e Siror. Proprio da Siror parte uno dei collegamenti più interessanti e recenti della rete trentina: una ciclopedonale di circa 9 km fino a San Martino di Castrozza, realizzata nel bosco lungo il Cismon e pensata anche per le e-bike. È inoltre il tratto che mette in comunicazione la ciclabile del fondovalle con il percorso panoramico superiore verso Passo Rolle.

Uno degli elementi più spettacolari del nuovo collegamento è il ponte sospeso di 58 metri. Ma la vera attrazione rimane il paesaggio: salendo verso San Martino la quota aumenta sensibilmente e le Pale smettono progressivamente di essere uno sfondo lontano.

Per la nostra proposta consideriamo un itinerario più ampio, iniziando nel Primiero e terminando a San Martino, in modo da ottenere una vera giornata in bicicletta e non soltanto i 9 km del nuovo collegamento.

Chi possiede ancora energie può proseguire verso Passo Rolle, a 1.984 metri. Da quel momento, però, non siamo più di fronte a una tranquilla ciclabile: entriamo nel territorio delle grandi salite dolomitiche.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 22-25 km, secondo il punto di partenza nel fondovalle
📈 Dislivello: circa 700-800 m nella versione in salita
⛰️ Quota massima: circa 1.470 m a San Martino di Castrozza
⏱️ Tempo medio: 3-4 ore con soste
🏔️ Difficoltà: cicloamatore allenato nella direzione verso San Martino
🚴 Bici consigliata: trekking, e-bike, gravel o MTB; rapporti agili indispensabili senza assistenza elettrica

👀 Cosa si può ammirare

Imer, Mezzano, Fiera di Primiero, Tonadico, Siror, il torrente Cismon, boschi alpini e soprattutto le Pale di San Martino.

Merita una sosta Mezzano, inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Da San Martino, invece, lo scenario diventa quello dell’alta montagna: Cimon della Pala, Vezzana, Rosetta e le altre grandi cime dolomitiche circondano la conca.

🌿 Profumi e atmosfera

Fieno e prati nel fondovalle; poi acqua, abete rosso, resina e bosco man mano che si guadagna quota.

È uno dei percorsi nei quali anche la temperatura può cambiare sensibilmente tra partenza e arrivo. Il sole del Primiero può lasciare spazio all’aria decisamente più fresca di San Martino.

🍽️ Dove fermarsi

Fiera di Primiero è il punto più semplice per una sosta nel fondovalle, mentre San Martino offre numerose possibilità al termine della salita.

Tra i prodotti da cercare ci sono la tosèla di Primiero, formaggi di malga, polenta, canederli e piatti a base di funghi.

⭐ Curiosità

Il nuovo collegamento Siror-San Martino misura circa 9 km e comprende un ponte sospeso lungo 58 metri.

Da San Martino il sistema ciclabile può continuare verso Passo Rolle.

Il Cismon accompagna buona parte del viaggio e rappresenta il vero filo geografico che collega il Primiero alla zona di San Martino.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

Qui possiamo finalmente tornare molto indietro nel tempo.

Il Passo Rolle entrò nella storia del Giro d’Italia nel 1937, quando le Dolomiti comparvero per la prima volta nella corsa rosa. Le strade erano ancora in gran parte sterrate e Gino Bartali attaccò proprio sui tornanti del Rolle, continuando poi da solo per oltre cento chilometri. È una delle imprese che contribuirono a costruire il mito del giovane Bartali, che avrebbe vinto quel Giro.

Diciassette anni più tardi, nel 1954, San Martino di Castrozza ospitò per la prima volta un arrivo del Giro. Vinse l’olandese Wout Wagtmans. Il giorno successivo la corsa ripartì da San Martino diretta a Bolzano e sulle Dolomiti si scatenò Fausto Coppi: il Campionissimo passò per primo sul Pordoi, venne ripreso e attaccò nuovamente sul Gardena.

Nel 1982 il Giro tornò ad arrivare a San Martino e la vittoria andò allo scalatore spagnolo Vicente Belda.

Poi arrivò il Giro del Centenario. Il 12 maggio 2009, nella Padova-San Martino di Castrozza, vinse Danilo Di Luca, precedendo Stefano Garzelli e Franco Pellizotti. In quel gruppo correvano anche Ivan Basso, Denis Menchov, Carlos Sastre, Damiano Cunego e un Lance Armstrong tornato alle corse dopo il primo ritiro: difficilmente si potrebbe immaginare una concentrazione maggiore di grandi nomi su queste strade.

Il giorno seguente San Martino diventò sede di partenza della tappa verso l’Alpe di Siusi: appena lasciato il paese il gruppo affrontò proprio Passo Rolle. Vinse Denis Menchov davanti a Di Luca, mentre tra i protagonisti della giornata comparvero ancora Basso, Sastre e Armstrong.

Infine, il 31 maggio 2019, San Martino ospitò nuovamente l’arrivo del Giro. Il colombiano Esteban Chaves attaccò a meno di 3 km dal traguardo e vinse in solitaria davanti ad Andrea Vendrame. Dietro di loro si controllavano Richard Carapaz, Vincenzo Nibali, Primož Roglič e Mikel Landa: Carapaz avrebbe conquistato il Giro due giorni dopo.

Sono quasi novant’anni di ciclismo racchiusi nello stesso territorio: Bartali nel 1937, Coppi negli anni Cinquanta, Belda negli Ottanta, Di Luca e Menchov nel 2009, Chaves, Nibali, Roglič e Carapaz nel 2019.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • San Martino di Castrozza: circa 1.470 m
  • Passo Rolle: 1.984 m
  • Cimon della Pala: 3.184 m
  • Cima della Vezzana: 3.192 m
  • Cima Rosetta: 2.743 m
  • Pale di San Martino: grande scenario dominante dell’intero percorso
  • Primiero: ampie vedute sul gruppo dolomitico già dal fondovalle

❤️ Perché percorrerlo

Perché qui paesaggio e storia del ciclismo coincidono.

Si pedala verso montagne sulle quali sono passati Bartali e Coppi quando le strade alpine erano ancora molto diverse da quelle attuali, ma anche verso un traguardo sul quale nel XXI secolo hanno gareggiato Nibali, Roglič, Carapaz, Menchov e Basso.

E quando le Pale di San Martino cominciano a riempire l’orizzonte, si comprende facilmente perché il Giro continui a tornare da queste parti.


🚴 8. Alta Val di Non e Passo Mendola

📝 Descrizione del percorso

Dopo le pareti verticali delle Pale, l’Alta Val di Non sembra quasi appartenere a un altro Trentino.

Qui dominano altopiani, prati, boschi e soprattutto meleti. Le montagne rimangono sempre presenti, ma lo spazio è più aperto e il paesaggio agricolo diventa parte fondamentale della pedalata.

L’anello ufficiale della pista ciclabile dell’Alta Val di Non misura 23,2 km, con 413 metri di salita e altrettanti di discesa. Collega Malgolo, Romeno, Salter, Cavareno, Sarnonico, Ronzone, Malosco e Fondo.

Per la nostra Top 10, però, scegliamo di aggiungere il collegamento con Passo Mendola, perché trasforma una bella ciclabile locale in un itinerario molto più completo.

Da Ronzone il nuovo tratto sale dolcemente e costantemente verso il passo attraversando Ruffré, prati e boschi. Sono circa 8,4 km, interamente asfaltati, che raggiungono quota 1.370 metri. Percorso al contrario, dal passo a Ronzone, presenta appena 50 metri di salita e 360 di discesa.

La combinazione permette quindi di costruire una giornata da una quarantina di chilometri, adattabile facilmente al livello del ciclista.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 40-42 km nella combinazione completa
📈 Dislivello: circa 800-850 m complessivi secondo la variante
⛰️ Quota massima: 1.370 m al Passo Mendola
⏱️ Tempo medio: circa 4 ore
🏔️ Difficoltà: cicloamatore allenato
🛣️ Fondo: asfalto, con alcuni settori sterrati o promiscui nella variante più ampia
🚴 Bici consigliata: trekking, gravel, MTB o e-bike

👀 Cosa si può ammirare

Meleti, Malgolo, Romeno, Cavareno, Sarnonico, Ronzone, Malosco, Fondo, Ruffré, i Pradiei e Passo Mendola.

La zona di Fondo permette inoltre una deviazione verso il Canyon Rio Sass, mentre dal settore meridionale dell’itinerario si può pensare a un’escursione separata verso San Romedio.

Il percorso cicloturistico nazionale Bicitalia individua proprio Santuario di San Romedio, Canyon Rio Sass e Passo della Mendola tra i principali punti d’interesse dell’itinerario.

🌿 Profumi e atmosfera

Mele, erba, fieno, bosco e resina.

A fine estate l’atmosfera cambia completamente: i frutteti carichi di mele trasformano la pedalata in uno degli itinerari più riconoscibili del Trentino agricolo.

Salendo verso la Mendola tornano invece a dominare bosco e aria di montagna.

🍽️ Dove fermarsi

Fondo, Cavareno e Ronzone sono le soste più pratiche.

Qui il prodotto simbolo non può che essere la mela della Val di Non, ma vale la pena cercare anche tortèi da patate, formaggi, salumi e piatti della tradizione nonesa.

⭐ Curiosità

Una parte della ciclovia utilizza il tracciato della vecchia ferrovia Dermulo-Fondo-Mendola.

Il nuovo collegamento Ronzone-Mendola permette oggi di arrivare in bicicletta fino al passo su un percorso dedicato lungo circa 8 km.

E proprio la Mendola ci porta direttamente alla storia del grande ciclismo.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

Il Passo della Mendola è una salita storica del Giro d’Italia: la corsa lo affrontò per la prima volta già nel 1937, quando il ciclismo sulle Dolomiti e sulle Alpi trentine aveva ancora un carattere quasi pionieristico.

Le fotografie dell’archivio ufficiale del Giro mostrano, per esempio, il gruppo impegnato sulla salita della Mendola durante l’edizione 1959, epoca nella quale sulle strade del Giro correvano campioni come Charly Gaul, Jacques Anquetil e Gastone Nencini.

Ma uno degli episodi più belli da raccontare avvenne direttamente a Cles nel 1980.

Il 4 giugno la 19ª tappa del Giro, partita da Longarone dopo 241 km, terminò proprio a Cles. Vinse Giuseppe Saronni, allora ventiduenne, davanti a Bernard Hinault, Wladimiro Panizza, Tommy Prim e Gianbattista Baronchelli.

Il giorno successivo il Giro ripartì da Cles diretto a Sondrio. Quella tappa diventò una delle giornate decisive dell’intera corsa: sullo Stelvio Bernard Hinault attaccò, recuperò il compagno Jean-René Bernaudeau e guadagnò oltre quattro minuti su Panizza. Bernaudeau vinse la tappa; Hinault conquistò la maglia rosa e pochi giorni dopo il suo primo Giro d’Italia.

La Val di Non ha inoltre regalato al ciclismo un campione del mondo. Maurizio Fondriest, originario proprio della valle, diventò professionista nel 1987 e nel 1988 conquistò il titolo mondiale su strada. Vinse poi due volte la Coppa del Mondo, nel 1991 e 1993, e nel 1993 realizzò una stagione straordinaria aggiudicandosi anche Milano-Sanremo e Freccia Vallone.

Questo è esattamente il tipo di legame territoriale che vale la pena conservare nella nostra guida: non soltanto “qui è passato il Giro”, ma qui è nato e cresciuto ciclisticamente un campione del mondo.

Anche in tempi molto più recenti il Giro è tornato a utilizzare la Mendola. Nel 2019, la tappa partita da Commezzadura e diretta ad Anterselva attraversò l’Alta Val di Non e affrontò il Passo della Mendola prima di lasciare il Trentino.

In pochi chilometri abbiamo quindi un arco temporale enorme: Giro pionieristico degli anni Trenta, grandi campioni degli anni Cinquanta, Saronni e Hinault nel 1980, il noneso Fondriest campione del mondo nel 1988 e il Giro moderno del 2019.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Passo Mendola: 1.363-1.370 m
  • Fondo: circa 990 m
  • Ronzone: circa 1.080 m
  • Cavareno: circa 970 m
  • Pradiei: grande apertura prativa dell’Alta Val di Non
  • Monte Roen: 2.116 m
  • Catena delle Maddalene: grande quinta montuosa occidentale della valle

❤️ Perché percorrerlo

Perché racconta un Trentino completamente diverso dalle Dolomiti.

Non servono pareti rocciose verticali per creare un grande paesaggio ciclistico: qui bastano meleti, prati, piccoli paesi, vecchie ferrovie e un passo storico.

E sapere che da queste parti è cresciuto Maurizio Fondriest e che Cles ha visto correre Saronni e Hinault aggiunge alla pedalata una dimensione che nessuna semplice altimetria può raccontare.


🔥 9. Trento – Monte Bondone

📝 Descrizione del percorso

Qui bisogna dimenticare quasi tutto quello che abbiamo scritto sulle tranquille ciclovie di fondovalle.

Il Monte Bondone è una salita vera.

Si parte da Trento a circa 279 metri di quota e si raggiungono i 1.650 metri dopo 17,4 km. Il dislivello positivo è di 1.371 metri.

Significa che per oltre diciassette chilometri la strada continua a salire.

I primi chilometri sono già sufficienti per capire che non conviene esagerare. Trento comincia lentamente a rimpicciolire sotto le ruote, mentre tornante dopo tornante la vista si apre sulla Valle dell’Adige.

Il Bondone non possiede l’aspetto verticale del Pordoi e neppure le pareti delle Pale di San Martino. È una montagna più verde, ma non per questo più indulgente.

Salendo compaiono Sardagna, Candriai e Vaneze; più in alto il paesaggio diventa decisamente alpino.

Il punto d’arrivo della traccia ufficiale è intorno ai 1.650 metri. Chi vuole continuare può raggiungere le Viote del Bondone, magnifico altopiano ai piedi delle Tre Cime del Bondone.

Ma sul Bondone il paesaggio è soltanto metà della storia.

L’altra metà è ciclismo.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: 17,4 km
📈 Dislivello: 1.371 m
⛰️ Quota partenza: 279 m
🏔️ Quota arrivo: 1.650 m
⏱️ Tempo indicativo: circa 3 ore e 15 secondo la scheda turistica; molto variabile per un ciclista sportivo
🔥 Difficoltà: granfondista/cicloamatore molto allenato
🚴 Bici consigliata: bici da strada o e-road
🛣️ Fondo: asfalto

👀 Cosa si può ammirare

Trento dall’alto, Valle dell’Adige, Sardagna, boschi del Bondone, Candriai, Vaneze e, raggiungendo la parte superiore, le Viote.

Nelle giornate limpide lo sguardo può raggiungere le Dolomiti di Brenta e numerose montagne del Trentino.

🌿 Profumi e atmosfera

All’inizio aria cittadina, vigneti e vegetazione collinare; poi bosco, resina, prati alpini e aria sempre più fresca.

È una salita nella quale si percepisce fisicamente il cambiamento di quota.

🍽️ Dove fermarsi

Lungo la salita si incontrano strutture nelle zone di Sardagna, Candriai e Vaneze. La scheda ufficiale segnala diversi punti di ristoro distribuiti sul percorso.

Per chi affronta realmente il Bondone, però, la regola fondamentale è molto più semplice: mangiare e bere prima di averne bisogno. Oltre 1.300 metri di dislivello non sono il momento giusto per scoprire di aver portato una sola borraccia.

⭐ Curiosità

Il Monte Bondone domina direttamente Trento ed è stato una delle prime località sciistiche organizzate delle Alpi: già nel 1934 era presente un sistema ad argano per facilitare la risalita degli sciatori.

La strada orientale è inoltre celebre nel mondo automobilistico per la Trento-Bondone, storica cronoscalata.

Ma nessuna curiosità può competere con ciò che accadde qui nel giugno del 1956.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

L’8 giugno 1956 si disputò la Merano-Monte Bondone, 242 km destinati a diventare una delle tappe più famose nella storia del ciclismo.

Prima del Bondone c’erano già Costalunga, Rolle, Gobbera e Brocon. Pioveva, faceva freddo e durante la giornata il tempo peggiorò fino a trasformarsi in una tormenta di neve.

Il lussemburghese Charly Gaul attaccò.

Uno dopo l’altro i corridori cominciarono a ritirarsi. Anche la maglia rosa Pasquale Fornara, che prima della tappa possedeva oltre sedici minuti di vantaggio su Gaul, fu costretta ad abbandonare.

Gaul continuò.

Arrivò sul Bondone quasi assiderato, vinse con quasi otto minuti su Alessandro Fantini e circa dodici su Fiorenzo Magni. Quest’ultimo stava disputando quel Giro con una clavicola fratturata e, per alleviare il dolore, in alcune fasi della corsa utilizzava un tubolare stretto tra i denti per aiutarsi a controllare il manubrio.

Gaul conquistò quel giorno la maglia rosa e avrebbe poi vinto il Giro.

È una delle poche tappe ciclistiche che hanno superato i confini dello sport per diventare racconto epico.

Ma la storia del Bondone non si fermò al 1956.

Nel 1957 vinse in cima Miguel Poblet; nel 1978 Wladimiro Panizza. Quella del 1978 doveva essere la grande giornata di Francesco Moser, che correva praticamente sulla montagna di casa ed era in lotta per il Giro con Johan De Muynck. Invece Moser cedette proprio sul Bondone, mentre Panizza conquistò la tappa.

Nel 1992 il vincitore fu Giorgio Furlan.

Nel 2006 arrivò un’altra dimostrazione impressionante: Ivan Basso vinse sul Bondone durante il Giro che avrebbe poi conquistato con enorme superiorità.

E il Bondone è tornato protagonista anche nell’era contemporanea.

Il 23 maggio 2023, dopo una tappa di 203 km e circa 5.200 metri di dislivello, vinse il portoghese João Almeida, ottenendo la sua prima vittoria di tappa al Giro. La giornata modificò profondamente la classifica generale nella sfida con Geraint Thomas e Primož Roglič.

Il dato forse più impressionante è questo: il Bondone è stato arrivo di tappa del Giro nel 1956, 1957, 1978, 1992, 2006 e 2023, oltre ad avere assegnato numerosi Gran Premi della Montagna.

E poi c’è ancora Francesco Moser.

Il campione trentino era l’idolo assoluto del pubblico sul Bondone nel 1978. Migliaia di tifosi aspettavano che attaccasse sulla montagna di casa, ma proprio lì arrivò una delle sue sconfitte più dolorose. Sei anni più tardi Moser avrebbe avuto la sua rivincita sportiva conquistando il Giro d’Italia 1984.

Sul Bondone, dunque, si incontrano quasi settant’anni di ciclismo: Gaul e Magni nel 1956, Moser e Panizza nel 1978, Furlan negli anni Novanta, Basso nel 2006, Almeida, Thomas e Roglič nel 2023.

Pochissime montagne italiane possono raccontare altrettanto.

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Trento: circa 190-280 m secondo il punto di partenza
  • Sardagna: circa 570 m
  • Candriai: circa 960 m
  • Vaneze: circa 1.300 m
  • Arrivo della traccia: circa 1.650 m
  • Viote: circa 1.550 m
  • Cornetto: 2.180 m
  • Doss d’Abramo: 2.140 m
  • Cima Verde: 2.102 m
  • Valle dell’Adige: grande panorama durante buona parte dell’ascesa

❤️ Perché percorrerlo

Perché qui non si pedala semplicemente su una bella montagna.

Si percorre una delle strade sacre del ciclismo italiano.

Ogni tornante permette di immaginare Gaul sotto la neve nel 1956, Moser circondato dai tifosi nel 1978, Basso nel 2006 o Almeida e Roglič nel ciclismo contemporaneo.

E quando si arriva in alto e Trento è ormai lontanissima sotto le ruote, i 1.371 metri di dislivello spiegano molto meglio di qualsiasi libro perché il Monte Bondone sia diventato leggenda.

🔥 10. Canazei e Sellaronda: Pordoi, Campolongo, Gardena e Sella

📝 Descrizione del percorso

Per chiudere questa Top 10 serviva un itinerario che rappresentasse il volto più spettacolare, famoso e impegnativo del ciclismo trentino. La scelta naturale è il Sellaronda, il Giro dei Quattro Passi, con partenza e arrivo a Canazei.

È un percorso che va oltre i confini amministrativi del Trentino, perché gira completamente intorno al massiccio del Sella attraversando anche Alto Adige e Veneto, ma parte dalla Val di Fassa ed è uno degli itinerari simbolo per chi soggiorna a Canazei con una bici da strada.

La scheda ufficiale di Visit Trentino indica 66 km per l’anello completo. Il percorso affronta, nell’ordine proposto, Passo Pordoi, Passo Campolongo, Passo Gardena e Passo Sella, attraversando quattro vallate ladine.

Da Canazei si comincia immediatamente a salire verso il Pordoi. È una di quelle partenze nelle quali non esiste quasi riscaldamento: pochi chilometri e i tornanti iniziano a dettare il ritmo della giornata.

Il versante di Canazei del Passo Pordoi sviluppa circa 12-13 km, guadagna poco meno di 800 metri e presenta una pendenza media attorno al 6,5-6,7%. Il punto più alto si trova a 2.239-2.240 metri.

Dopo il Pordoi si scende ad Arabba e si risale il Campolongo. La discesa successiva conduce a Corvara, uno dei grandi centri ciclistici delle Dolomiti, prima di affrontare il Passo Gardena.

Dal Gardena si scende verso Plan de Gralba e arriva infine la quarta salita, quella del Passo Sella. Dal versante fassano sono circa 12 km, con 800 metri di dislivello, pendenza media del 6,9% e punte fino al 13%. Sono ben 23 i tornanti da superare.

Dal Sella rimane finalmente la lunga discesa verso Canazei.

Ma parlare soltanto di chilometri e percentuali sarebbe riduttivo. Il Sellaronda è soprattutto una pedalata in mezzo a pareti che sembrano cambiare forma a ogni curva: Sella, Sassolungo, Marmolada e gruppi dolomitici si alternano intorno al ciclista per praticamente tutta la giornata.

📊 Scheda tecnica

📏 Lunghezza: circa 66 km
📈 Dislivello: circa 1.650-1.800 m, secondo la traccia utilizzata
⛰️ Quota massima: Passo Pordoi, 2.239 m
⏱️ Tempo medio: 4-6 ore, soste escluse
🔥 Difficoltà: granfondista / cicloamatore molto allenato
🚴 Bici consigliata: bici da strada o e-road
🛣️ Fondo: interamente asfaltato
🏔️ Passi: Pordoi, Campolongo, Gardena, Sella

Una variante molto nota viene percorsa durante il Sellaronda Bike Day: il circuito ufficiale dell’evento misura circa 53 km e 1.650 metri di dislivello, con le strade dei quattro passi chiuse al traffico motorizzato. Nel 2026 l’evento è stato programmato il 6 giugno e il 12 settembre.

👀 Cosa si può ammirare

Canazei, Passo Pordoi, Arabba, Campolongo, Corvara, Passo Gardena, Plan de Gralba e Passo Sella.

Ma i veri monumenti sono le montagne.

Dal Pordoi lo sguardo spazia verso Marmolada, Sass Pordoi e gruppo del Sella. Sul versante Gardena-Sella compaiono Sassolungo, Sassopiatto e le spettacolari pareti del massiccio centrale.

Il Pordoi stesso rappresenta uno dei punti nei quali paesaggio naturale e memoria sportiva si sovrappongono completamente.

🌿 Profumi e atmosfera

Resina e bosco nei tratti più bassi; poi prati alpini, roccia e aria d’alta quota.

Oltre i 2.000 metri anche in estate la temperatura può essere molto inferiore rispetto a Canazei. Dopo una lunga salita sotto il sole, la discesa può diventare improvvisamente fredda.

La giacca antivento, in questo percorso, non è un accessorio superfluo.

🍽️ Dove fermarsi

Canazei permette naturalmente di organizzare partenza e arrivo con tutti i servizi necessari.

Sui quattro passi sono presenti rifugi, bar e punti di ristoro. Il Pordoi dispone inoltre di servizi per i ciclisti e stazioni di assistenza nell’area della funivia.

La tentazione di fermarsi continuamente è forte, ma su un anello con oltre 1.600 metri di salita conviene evitare pasti troppo pesanti prima dell’ultimo passo.

⭐ Curiosità

Sul Passo Pordoi si trova un monumento dedicato a Fausto Coppi, inaugurato nel luglio 2000 alla presenza della figlia Marina e di alcuni dei suoi storici gregari.

Dal 2011 è presente anche un monumento che incorpora una Wilier Triestina Cento1 appartenuta a Gilberto Simoni, la bicicletta con la quale il corridore trentino concluse il suo ultimo Giro d’Italia entrando all’Arena di Verona nel 2010.

Il Passo Sella è stato inoltre per due volte Cima Coppi, cioè punto più alto raggiunto dal Giro in quella determinata edizione.

Il Pordoi è invece uno dei luoghi più strettamente legati alla stessa idea di Cima Coppi.

🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni

Pochi luoghi permettono di raccontare la storia del Giro d’Italia attraverso epoche tanto diverse.

Il Pordoi e il Sella entrarono nel Giro nel 1940, quando i grandi passi dolomitici comparvero per la prima volta nel percorso della corsa rosa. Quell’edizione segnò anche la nascita definitiva del mito di Fausto Coppi, ventenne al suo primo Giro e destinato a vincere la classifica generale.

Nel 1947 Coppi scrisse un’altra pagina memorabile. Nella tappa Pieve di Cadore-Trento, con Falzarego, Pordoi e Costalunga, riuscì a demolire la resistenza di Gino Bartali, conquistando la maglia rosa che avrebbe conservato fino a Milano.

Il 1952 fu un altro Giro dominato dal Campionissimo. Fu proprio sulle Dolomiti, nella Venezia-Bolzano, che Coppi assestò uno dei colpi decisivi agli avversari; avrebbe poi conquistato il suo quarto Giro d’Italia.

E il Pordoi non è soltanto associato a Coppi. La lista di chi vi è transitato davanti al Giro attraversa generazioni intere.

Nel 1961 il primo sul passo fu Vito Taccone. Nel 1966 Franco Bitossi. Nel 1993 vi passarono davanti, in momenti differenti della tappa, Franco Vona e Miguel Indurain, cinque volte vincitore del Tour de France.

Nel 1996 il Pordoi fu anche arrivo di tappa: Enrico Zaina conquistò la vittoria, mentre Mariano Piccoli aveva guidato il passaggio precedente sul GPM.

Un capitolo particolare arrivò nel 2001. Sul Pordoi Gilberto Simoni mise in grave difficoltà tutti gli uomini di classifica; rimase con lui soltanto lo scalatore messicano Julio Alberto Pérez Cuapio, al quale Simoni lasciò la vittoria di tappa. Il trentino conquistò però la maglia rosa e la mantenne fino a Milano, vincendo il suo primo Giro.

È significativo che oggi proprio sul Pordoi si trovi la bicicletta utilizzata da Simoni alla conclusione del suo ultimo Giro: il campione trentino, nato a Palù di Giovo, è uno dei corridori moderni più intimamente associati alle grandi salite della sua regione.

Nel nuovo millennio la lista continua.

Nel 2006 passò per primo Fortunato Baliani, nel 2008 Emanuele Sella, nel 2016 Damiano Cunego e nel 2017 Diego Rosa, durante la tappa partita proprio da Moena, in Val di Fassa.

Poi arrivò il 2022.

Nella decisiva Belluno-Marmolada, Alessandro Covi conquistò il Pordoi, che quell’anno era Cima Coppi, davanti a Giulio Ciccone e Davide Formolo. Covi continuò la sua azione e vinse la tappa sulla Marmolada. Dietro di lui si consumò il ribaltamento del Giro: Jai Hindley staccò Richard Carapaz sul Fedaia e conquistò la maglia rosa che avrebbe portato fino a Verona.

È difficile trovare 66 km che contengano una simile concentrazione di storia.

Qui hanno corso Coppi, Bartali, Bitossi, Indurain, Simoni, Cunego, Nibali, Carapaz, Hindley e decine di altri campioni.

E ogni anno migliaia di cicloamatori possono percorrere le stesse strade.

(Coppi protagonista sui tornanti trentini)

⛰️ Cime e punti panoramici del percorso

  • Canazei: circa 1.465 m
  • Passo Pordoi: 2.239 m
  • Passo Campolongo: 1.875 m
  • Passo Gardena: 2.121 m
  • Passo Sella: 2.218 m
  • Piz Boè: 3.152 m
  • Sass Pordoi: 2.950 m
  • Sassolungo: 3.181 m
  • Marmolada: 3.343 m
  • Gruppo del Sella: grande massiccio dolomitico intorno al quale si sviluppa l’intero itinerario

❤️ Perché percorrerlo

Perché rappresenta quasi la sintesi perfetta della bicicletta sulle Dolomiti.

Quattro passi, quattro vallate, più di 1.600 metri di dislivello e una successione quasi continua di panorami straordinari.

Ma soprattutto perché sul Pordoi la storia non è qualcosa da cercare in un museo.

È sulla strada.

Coppi, Bartali, Indurain e Simoni hanno affrontato gli stessi tornanti. E mentre si sale verso i 2.239 metri del passo, il monumento al Campionissimo ricorda che quelle curve appartengono ormai alla storia del ciclismo italiano.

Quale percorso in bici scegliere in Trentino?

Dieci itinerari non possono esaurire tutto ciò che il Trentino offre a chi viaggia su due ruote. Restano fuori centinaia di chilometri di percorsi MTB, strade forestali, itinerari gravel, salite secondarie, ciclabili locali e vallate che meriterebbero da sole un viaggio.

La nostra selezione permette però di orientarsi in base al tipo di esperienza desiderata.

Chi vuole una giornata rilassante e prevalentemente pianeggiante può scegliere Valsugana o Valle dell’Adige. Sono i percorsi nei quali distanza e difficoltà tecnica possono essere adattate facilmente e nei quali il treno offre spesso un aiuto prezioso.

La Val di Sole è ideale per chi vuole combinare bicicletta, acqua e montagna senza affrontare una grande salita. Partendo dall’alto e procedendo verso Mostizzolo diventa adatta anche a cicloturisti poco allenati.

Fiemme e Fassa rappresentano probabilmente la scelta migliore per chi vuole vedere le Dolomiti senza affrontare subito Pordoi e Sella. Si pedala nel fondovalle, ma le grandi montagne sono già lì, sempre più vicine.

Il Garda Trentino è invece il percorso più particolare per clima e vegetazione: lago, olivi, castelli e pareti rocciose creano un paesaggio quasi mediterraneo.

Val Rendena e Primiero permettono di entrare progressivamente nell’alta montagna, con la possibilità di fermarsi prima delle grandi ascese oppure continuare verso Madonna di Campiglio e Passo Rolle.

L’Alta Val di Non è la scelta per chi cerca un Trentino meno scontato: meleti, vecchie ferrovie, borghi e Passo Mendola.

Poi restano le due sfide.

Il Monte Bondone è il confronto diretto con una sola grande montagna: 17 chilometri di salita e oltre 1.300 metri di dislivello, sulle strade che nel 1956 trasformarono Charly Gaul in una leggenda.

Il Sellaronda, infine, è il viaggio nel cuore delle Dolomiti: quattro passi sopra i 1.800 metri e praticamente un’intera giornata trascorsa sulle strade che hanno costruito la mitologia del Giro d’Italia.

Quando andare in bici in Trentino

Non esiste una stagione identica per tutti questi percorsi.

Le ciclovie di fondovalle, soprattutto Garda, Valle dell’Adige e parti della Valsugana, possono essere utilizzabili per una parte molto più ampia dell’anno.

Salendo di quota cambia tutto.

Bondone, Rolle, Sella e Pordoi superano quote alle quali neve, ghiaccio e temperature basse possono rendere impossibile o pericolosa la pedalata anche quando in fondovalle sembra già primavera.

In estate il problema può diventare quello opposto: traffico intenso sui grandi passi, soprattutto nei mesi di luglio e agosto. La stessa documentazione turistica della Val di Fassa consiglia, quando possibile, periodi meno congestionati.

Eventi come il Sellaronda Bike Day offrono un’alternativa particolarmente interessante perché permettono di percorrere le grandi strade dolomitiche durante giornate dedicate alle biciclette e senza traffico automobilistico.

Quale bici utilizzare

La risposta cambia completamente da un percorso all’altro.

Una trekking bike è perfetta per Valsugana, Valle dell’Adige e molte ciclovie di fondovalle.

Una e-bike permette di affrontare senza ansia anche Fiemme-Fassa, Primiero e Alta Val di Non, ampliando enormemente il numero di persone che possono percorrere itinerari con diverse centinaia di metri di dislivello.

La gravel offre maggiore libertà sulle strade secondarie e sui tratti misti.

Per Bondone e Sellaronda, invece, la bici da strada rimane la soluzione più naturale. Una e-road può naturalmente rendere accessibili le salite a un pubblico più ampio, purché autonomia della batteria e livello di assistenza vengano calcolati prima della partenza.

Attenzione alle discese

Sulle grandi montagne la difficoltà non termina in cima.

Anzi, per molti cicloturisti la discesa rappresenta la fase nella quale è più semplice commettere errori.

Dopo una lunga salita si è stanchi; velocità di 50-60 km/h vengono raggiunte con facilità; il meteo può essere cambiato e l’asfalto può risultare bagnato.

Sulle Dolomiti bisogna inoltre condividere la strada con automobili, motociclette e autobus.

Freni efficienti, casco, abbigliamento antivento e prudenza valgono molto più di qualche minuto guadagnato.

Dieci percorsi, dieci Trentino diversi

Forse è proprio questa la conclusione più interessante.

Pedalando per 70 km in Valsugana si ha l’impressione di seguire un fiume attraverso una tranquilla valle alpina.

Sul Garda compaiono olivi e profumi quasi mediterranei.

In Val di Non dominano i meleti.

Nel Primiero le Pale di San Martino diventano sempre più imponenti chilometro dopo chilometro.

Sul Bondone l’attenzione si concentra sul rapporto tra pendenza e fatica.

Sul Pordoi, invece, bastano i nomi scritti sulla strada e i monumenti in cima al passo per capire che la montagna appartiene ormai anche alla memoria collettiva del ciclismo.

È questo che rende il Trentino una destinazione straordinaria per chi ama la bicicletta: non esiste un unico modo corretto di attraversarlo.

Si può pedalare con i bambini lungo il Noce, partire con una e-bike verso San Martino di Castrozza, viaggiare per ottanta chilometri accanto all’Adige oppure affrontare gli stessi tornanti sui quali Fausto Coppi costruiva la propria leggenda.

La bici rimane la stessa.

A cambiare, curva dopo curva, è tutto ciò che le sta intorno.

🔎 Come realizziamo le nostre guide
I percorsi vengono selezionati confrontando reti ciclabili ufficiali, informazioni degli enti turistici locali, dati altimetrici e documentazione relativa alla viabilità. Per gli eventi sportivi utilizziamo, quando disponibili, gli archivi del Giro d’Italia e fonti istituzionali. Distanze, deviazioni, condizioni del fondo e apertura dei passi possono cambiare: prima della partenza è sempre opportuno controllare la situazione aggiornata del singolo itinerario.

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Beppe Genova

Beppe Genova

Beppe Genova è autore e responsabile editoriale di Guide-Online.it. Cura guide pratiche e tutorial verificando fonti, procedure e aggiornamenti, con particolare attenzione alla chiarezza e all’utilità per i lettori.

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