Il Trentino è probabilmente una delle regioni italiane nelle quali è più difficile scegliere soltanto dieci itinerari da percorrere in bicicletta. Non perché manchino percorsi, ma per il motivo opposto: si può pedalare lungo grandi ciclovie di fondovalle quasi pianeggianti, costeggiare laghi alpini, attraversare meleti e vigneti oppure affrontare salite entrate nella storia del Giro d’Italia.
La rete provinciale comprende oggi oltre 400 chilometri di piste ciclabili e ciclovie, distribuite dal lago di Garda alle Dolomiti. Non sono percorsi riservati agli sportivi: accanto alle grandi ascese alpine esistono tracciati adatti alle famiglie, alle e-bike e a chi vuole utilizzare la bicicletta semplicemente per spostarsi lentamente tra paesi, castelli e paesaggi di montagna.
Uno degli aspetti più interessanti del cicloturismo trentino è proprio la varietà. La Ciclovia della Valsugana, ad esempio, supera i 69 chilometri ma presenta appena 151 metri di salita nella direzione considerata dalla scheda ufficiale; la salita di Monte Bondone, al contrario, concentra oltre 1.370 metri di dislivello in poco più di 17 chilometri. Sono due modi completamente diversi di andare in bicicletta, separati da pochissimi chilometri geografici.
Ci sono poi percorsi che permettono di attraversare intere vallate senza quasi accorgersi della distanza. La ciclabile di Fiemme e Fassa collega Molina di Fiemme a Canazei per circa 45 chilometri, mentre quella della Val di Sole segue per gran parte il fiume Noce e può essere combinata con il servizio Bike Train. Sul versante orientale della provincia, la nuova rete del Primiero sta invece creando un collegamento continuo tra fondovalle, San Martino di Castrozza e Passo Rolle.
La selezione che segue non vuole quindi stabilire quali siano semplicemente le piste più lunghe o le salite più difficili. Abbiamo scelto percorsi capaci di raccontare dieci volti differenti del Trentino in bicicletta: acqua, Dolomiti, grandi vallate, vigneti, frutteti, borghi e ciclismo professionistico.
Indice Guida Gratis:
Quali sono i migliori percorsi in bici del Trentino?
La prima scelta inevitabile è la Ciclovia della Valsugana, uno degli itinerari cicloturistici più completi della provincia. Il tracciato ufficiale misura 69,5 km, segue per lunghi tratti il Brenta e passa vicino al lago di Caldonazzo, Levico Terme, Borgo Valsugana e numerosi castelli. Nel 2020 ha ricevuto l’Italian Green Road Award come ciclabile più verde d’Italia. Un altro grande vantaggio è la presenza della ferrovia Trento-Venezia: numerose stazioni si trovano a poca distanza dal percorso e diversi treni consentono il trasporto delle biciclette.
Subito dopo inserirei la Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa. Qui lo scenario cambia completamente: il percorso sale progressivamente da Molina di Fiemme verso Canazei attraversando due delle vallate dolomitiche più conosciute del Trentino. La scheda ufficiale indica circa 45 km e un dislivello di circa 700 metri; lungo il tracciato sono disponibili aree picnic, fontane, noleggi, punti assistenza e colonnine per e-bike. In estate è inoltre disponibile il Bike Express, utile per accorciare la giornata o percorrere soltanto una direzione.
La Val di Sole merita un posto autonomo. La pista segue quasi continuamente il fiume Noce e collega Mostizzolo con le zone di Vermiglio e Cogolo di Peio. La lunghezza effettiva cambia in funzione del ramo scelto, ma si può costruire una giornata da circa 33-35 km percorrendo la valle prevalentemente in discesa. Il Bike Train tra Mostizzolo e Mezzana rende il percorso particolarmente facile da organizzare anche per famiglie e cicloturisti non allenati.
Completamente diversa è la Ciclovia della Valle dell’Adige, grande asse ciclabile che attraversa la provincia lungo uno dei corridoi geografici più importanti delle Alpi. La traccia ufficiale considerata da Visit Trentino misura oltre 81 km con un dislivello molto contenuto, appena 67 metri di salita e 138 di discesa. Attraversa vigneti, campagne e centri storici fino alla Vallagarina e al confine con la provincia di Verona.
Per rappresentare il Garda sceglierei invece un itinerario più completo della semplice passeggiata lungolago: Garda Trentino Discover, un anello di circa 59 km che collega Riva del Garda, Arco, la valle del Sarca, il lago di Cavedine e Torbole. La quota massima è appena 278 metri e il dislivello complessivo dichiarato è di circa 334 metri. È quindi uno dei percorsi più accessibili della nostra selezione, ma paesaggisticamente tra i più vari: lago, oliveti, vigneti, frutteti e le Marocche di Dro si susseguono in pochi chilometri.
Per la Val Rendena dobbiamo invece fare una precisazione importante già nell’introduzione. La ciclabile collega normalmente Carisolo, Pinzolo, Villa Rendena e Tione, ma nel 2026 il tratto iniziale tra località Tulot e la Pineta di Pinzolo risulta chiuso per i lavori della variante di Pinzolo, con conclusione indicata al 13 dicembre 2027 e comunque fino a fine lavori. Esiste una deviazione su viabilità promiscua. Per questo nella nostra guida descriveremo il percorso segnalando chiaramente l’alternativa attualmente utilizzabile.
Tra gli itinerari più nuovi e interessanti inserirei inoltre il Primiero, dove si sta formando un autentico corridoio ciclabile dolomitico. La ciclovia del fondovalle collega Imer, Mezzano, Fiera di Primiero, Tonadico e Siror; da Siror è stato realizzato un nuovo collegamento di circa 9 km verso San Martino di Castrozza, con uno spettacolare ponte sospeso lungo 58 metri. Il progetto consente inoltre di continuare verso il tratto panoramico in direzione Passo Rolle.
La Val di Non rappresenta invece il Trentino dei meleti e degli altipiani. L’anello ufficiale dell’Alta Val di Non misura 23,2 km e attraversa Malgolo, Romeno, Salter, Cavareno, Sarnonico, Ronzone, Malosco e Fondo. Per chi vuole una giornata decisamente più completa esiste la variante collegata al Passo Mendola, che raggiunge 41,8 km e circa 840 metri di salita complessiva.
A queste otto proposte cicloturistiche aggiungerei due itinerari dedicati alla bici da strada e alla memoria del grande ciclismo.
Il primo non può che essere Trento-Monte Bondone. La salita ufficialmente descritta da Visit Trentino misura 17,4 km, parte intorno ai 279 metri di quota e raggiunge circa 1.650 metri, accumulando 1.371 metri di salita. È uno dei luoghi simbolo del Giro d’Italia e sarà la nostra grande salita storica della Top 10.
Il decimo percorso deve invece mostrare il volto più autenticamente dolomitico e sportivo della regione. La scelta può cadere su una grande combinazione tra Val di Fassa, Passo Sella e Passo Pordoi, costruendo una giornata su strada tra Canazei e i passi che sovrastano la valle. Nella singola scheda definiremo una traccia precisa, senza mescolare genericamente Sellaronda e strade diverse: chilometraggio, versante, dislivello e quota massima saranno indicati sulla variante effettivamente proposta.
La Top 10 assume quindi questa forma:
| Percorso | Km indicativi | Dislivello | Quota max | Tempo medio | Difficoltà |
|---|---|---|---|---|---|
| Ciclovia della Valsugana | 69,5 km | 151 m ↑ | 481 m | 4 h 50 | 🚴 |
| Dolomiti di Fiemme e Fassa | circa 45 km | circa 700 m | circa 1.450 m | 4-5 ore | 🚴 |
| Val di Sole lungo il Noce | 33-35 km | moderato* | circa 1.250 m* | 3-4 ore | 🚲 |
| Valle dell’Adige | 81,3 km | 67 m ↑ | 233 m | 5 h 30 | 🚴 |
| Garda Trentino – Arco – Cavedine | 59 km | 334 m | 278 m | 4 h 25 | 🚴 |
| Val Rendena | circa 27-30 km | moderato | circa 800 m | 2,5-3,5 ore | 🚲 |
| Primiero – San Martino di Castrozza | circa 20-25 km** | da definire sulla variante | oltre 1.400 m | 3-4 ore | 🚴 |
| Alta Val di Non – Passo Mendola | 41,8 km | 840 m | 1.369 m | 3 h 50 | 🏔️ |
| Trento – Monte Bondone | 17,4 km | 1.371 m | 1.650 m | circa 3 ore | 🔥 |
| Canazei – Passo Sella – Passo Pordoi | da definire | elevato | oltre 2.200 m | 4-6 ore | 🔥 |
Legenda
🚲 Ciclista della domenica
🚴 Cicloamatore
🏔️ Cicloamatore allenato
🔥 Granfondista / agonista
* La pista della Val di Sole può essere affrontata partendo da Vermiglio oppure da Cogolo di Peio e presenta quindi dati diversi in funzione della variante scelta. La scheda specifica utilizzerà un solo itinerario preciso.
** Nel Primiero proporremo una combinazione tra il percorso di fondovalle e il nuovo collegamento Siror-San Martino di Castrozza, non la semplice ciclabile di 9,4 km censita separatamente.
La distribuzione delle difficoltà è volutamente diversa rispetto a quella dell’articolo sul Molise. Il Trentino possiede un numero molto maggiore di piste ciclabili protette e di percorsi di fondovalle: sarebbe quindi artificiale scegliere soltanto itinerari con 1.000 o 1.500 metri di dislivello.
Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto sbagliato raccontare il territorio soltanto attraverso le ciclovie facili. Il Monte Bondone, i passi dolomitici e le strade sopra Canazei rappresentano una parte fondamentale dell’identità ciclistica trentina.
Un altro aspetto che inseriremo sistematicamente nelle singole schede sarà la possibilità di combinare bicicletta e mezzi pubblici. In Valsugana la ferrovia segue gran parte della valle; in Val di Sole è disponibile il Bike Train; in Fiemme e Fassa durante la stagione estiva viene utilizzato il Bike Express. Sono informazioni molto più utili al lettore rispetto alla semplice descrizione paesaggistica perché permettono anche a chi non vuole percorrere 70 o 80 chilometri di vivere gli itinerari più importanti.
Va infine ricordato che in montagna la situazione dei percorsi può cambiare. Frane, manutenzioni, lavori stradali, neve e fenomeni meteorologici possono rendere temporaneamente non percorribili alcuni settori. Le stesse schede ufficiali del Trentino invitano quindi a verificare lo stato del tracciato prima della partenza. Nel nostro articolo segnaleremo le chiusure già note, come quella attualmente presente sulla ciclabile della Val Rendena.

🚴 1. Ciclovia della Valsugana
📝 Descrizione del percorso
Se dovessimo scegliere un solo itinerario per spiegare cosa significa fare cicloturismo in Trentino senza necessariamente essere grandi scalatori, probabilmente sceglieremmo la Ciclovia della Valsugana. È lunga, estremamente varia, servita dalla ferrovia e permette di attraversare una valle alpina seguendo per gran parte del viaggio il corso del Brenta.
La variante trentina ufficialmente censita misura 69,5 chilometri, presenta appena 151 metri di salita nella direzione più favorevole e raggiunge una quota massima di 481 metri. Il percorso prosegue idealmente oltre il confine provinciale verso il Veneto e può essere esteso fino a Bassano del Grappa.
Uno dei grandi vantaggi della Valsugana è che non bisogna necessariamente percorrerla tutta. La linea ferroviaria Trento-Venezia segue la valle e presenta numerose stazioni a pochi chilometri dalla ciclovia; su molti collegamenti è inoltre disponibile il trasporto delle biciclette. Si può quindi costruire un percorso di 20, 40 o 70 chilometri senza essere obbligati a tornare pedalando al punto di partenza.
Il paesaggio cambia gradualmente. Nella parte alta dominano le montagne e l’ambiente lacustre dei dintorni di Caldonazzo e Levico; procedendo verso est il Brenta diventa il vero compagno di viaggio e la valle si stringe progressivamente.
Borgo Valsugana è probabilmente la sosta urbana più interessante. Il centro storico è attraversato dal Brenta e offre quell’insolita combinazione tra architettura alpina e presenza dell’acqua che rende particolarmente piacevole interrompere per qualche tempo la pedalata.
Continuando verso Grigno e il confine con il Veneto il paesaggio diventa più selvaggio e la sensazione è quella di seguire un corridoio naturale che dalle montagne trentine conduce lentamente verso la pianura veneta.
Nel 2020 il percorso ha ricevuto l’Italian Green Road Award, riconoscimento dedicato alle ciclovie verdi italiane.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: 69,5 km nella tratta trentina considerata
📈 Salita: 151 m
📉 Discesa: 356 m
⛰️ Quota massima: 481 m
⏱️ Tempo medio: circa 4 ore e 50 minuti
🚴 Difficoltà: Cicloamatore; facilmente frazionabile anche per cicloturisti occasionali
🛣️ Fondo: oltre il 93% asfaltato
👀 Cosa si può ammirare
Lago di Caldonazzo, ambiente della Valsugana, Levico Terme, Borgo Valsugana, fiume Brenta, piccoli centri della valle, campagne, boschi e pareti montuose che accompagnano la valle verso il Veneto.
Uno degli aspetti migliori del percorso è proprio la continuità del paesaggio. Non esiste un unico punto nel quale bisogna necessariamente arrivare per considerare riuscita la giornata: acqua, montagne e piccoli paesi accompagnano quasi tutta la pedalata.
🌿 Profumi e atmosfera
Acqua del Brenta, erba appena tagliata, bosco, fieno, terra umida, vegetazione ripariale e aria più fresca nei tratti maggiormente chiusi tra le montagne.
La Valsugana possiede l’atmosfera perfetta per il viaggio lento. Non richiede di guardare continuamente il ciclocomputer o di amministrare le energie in vista di una grande salita: permette di fermarsi, ripartire, visitare un paese e ricominciare a pedalare.
🍽️ Dove fermarsi
Borgo Valsugana è probabilmente il punto migliore per programmare una sosta vera e propria. Lungo l’itinerario sono comunque presenti diversi punti di ristoro e la possibilità di uscire brevemente dalla ciclovia per raggiungere i centri abitati.
Per rimanere nella tradizione trentina si possono cercare canederli, polenta, formaggi di malga, salumi, strangolapreti e piatti a base di funghi durante la stagione adatta.
Per una pedalata lunga conviene però riservare il pranzo più impegnativo alla fine e utilizzare le soste intermedie soprattutto per acqua e qualcosa di facilmente digeribile.
⭐ Curiosità
La Valsugana costituisce da secoli uno dei grandi corridoi naturali tra il Trentino e il Veneto.
Il Brenta nasce nell’area dei laghi di Levico e Caldonazzo e accompagna buona parte dell’itinerario verso est.
La presenza della ferrovia rende questa ciclovia particolarmente interessante anche per il turismo senza automobile.
La scheda ufficiale segnala stazioni distribuite lungo tutto il percorso e la possibilità di trasportare le biciclette su molti treni.
Il riconoscimento Italian Green Road Award ricevuto nel 2020 contribuisce a spiegare perché la Valsugana venga considerata una delle grandi destinazioni italiane per il cicloturismo.
🏆 Valsugana: imprese sportive e grandi eventi
La Valsugana ha una storia al Giro molto più ricca di quanto lasciasse intendere il mio testo precedente. Un bell’esempio è il Giro d’Italia 1988, quello della celebre impresa di Andrew Hampsten sotto la neve del Gavia. L’8 giugno la 17ª tappa arrivò proprio a Borgo Valsugana, dove vinse l’italiano Patrizio Gambirasio; il giorno successivo si disputò la cronoscalata di 18 km da Levico Terme a Vetriolo Terme e fu lo stesso Hampsten a vincerla, consolidando la leadership del Giro che avrebbe poi conquistato. Il 10 giugno Borgo ospitò anche la partenza della tappa diretta ad Arta Terme.
Facendo un salto di oltre trent’anni, nel 2022 la zona è tornata protagonista. La 17ª tappa Ponte di Legno-Lavarone interessò Vetriolo e il durissimo Menador, mentre il giorno successivo il Giro ripartì proprio da Borgo Valsugana diretto a Treviso. La volata a quattro fu vinta dal belga Dries De Bondt, davanti a Edoardo Affini e Magnus Cort Nielsen.
Questo è esattamente il tipo di collegamento che voglio fare: chi percorre oggi tranquillamente la ciclovia si trova in un territorio nel quale sono passati campioni e corse appartenenti a epoche completamente diverse.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Quota massima della ciclovia: 481 m
- Lago di Caldonazzo: grande scenario lacustre iniziale
- Lago di Levico: raggiungibile con una breve deviazione
- Borgo Valsugana: uno dei punti paesaggistici e urbani più interessanti
- Fiume Brenta: elemento naturale dominante
- Catena del Lagorai: grande quinta montuosa sul lato settentrionale della valle
- Cima XII: 2.336 m, tra le grandi montagne che dominano il settore orientale
- Panarotta: 2.002 m
- Monte Ortigara: 2.106 m
- Valle verso Grigno: uno dei tratti nei quali le montagne sembrano maggiormente stringersi intorno alla ciclovia
❤️ Perché percorrerlo
Perché è probabilmente l’itinerario più completo per iniziare a scoprire il Trentino in bicicletta. È lungo abbastanza da regalare la sensazione di un vero viaggio, ma non obbliga ad affrontare una grande salita.
La possibilità di utilizzare il treno cambia inoltre completamente l’organizzazione della giornata. Si può decidere quanto pedalare in base alle proprie gambe e non in base alla necessità di tornare necessariamente al punto dal quale si è partiti.
🚴 2. Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa
📝 Descrizione del percorso
Con il secondo itinerario entriamo in uno scenario completamente diverso. La Ciclabile delle Dolomiti di Fiemme e Fassa collega due delle vallate più conosciute del Trentino seguendo in gran parte il corso dell’Avisio.
Le fonti turistiche locali aggiornate indicano oggi circa 47-48 chilometri tra Molina di Fiemme e Alba di Canazei, con circa 700 metri di dislivello; la scheda provinciale continua a riportare una variante di circa 45 km fino a Canazei. Per la nostra guida consideriamo l’itinerario completo Molina-Alba, indicandolo quindi come circa 48 km.
Affrontandola da Molina verso Canazei si pedala prevalentemente in salita. Non si tratta però di una grande ascesa continua: il dislivello viene guadagnato progressivamente attraversando prati, paesi e boschi mentre le Dolomiti diventano sempre più vicine.
Molina, Cavalese, Tesero, Ziano, Predazzo, Moena e infine l’alta Val di Fassa costruiscono una successione quasi perfetta per un itinerario turistico.
Il filo conduttore è l’Avisio, che nasce nelle Dolomiti e attraversa Fassa, Fiemme e Cembra prima di raggiungere l’Adige.
La parte finale è quella che regala la sensazione più autenticamente dolomitica. Avvicinandosi a Canazei, le grandi pareti rocciose dominano sempre più il panorama e il cicloturista si trova praticamente alla base delle strade che conducono verso Pordoi, Sella e Fedaia.
Chi non vuole affrontare i circa 700 metri di salita può semplicemente invertire il viaggio: partire dall’alta Val di Fassa e scendere verso Molina. In estate è inoltre disponibile il Fiemme & Fassa Bike Express, pensato proprio per consentire di combinare bicicletta e autobus.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 47-48 km
📈 Dislivello: circa 700 m nella direzione Molina-Alba di Canazei
⛰️ Quota massima: circa 1.500 m
⏱️ Tempo medio: 3 ore e 30 – 5 ore, secondo ritmo e soste
🚴 Difficoltà: Cicloamatore; molto più semplice percorsa in discesa
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato
👀 Cosa si può ammirare
Molina di Fiemme, Cavalese, Tesero, Ziano di Fiemme, Predazzo, Moena, Val di Fassa, Canazei, torrente Avisio, boschi, prati e alcune delle più celebri montagne dolomitiche.
La parte più spettacolare è probabilmente quella nella quale il fondovalle comincia a chiudersi tra le montagne della Val di Fassa. È difficile dimenticare di essere sulle Dolomiti: le pareti rocciose diventano progressivamente l’elemento dominante del paesaggio.
🌿 Profumi e atmosfera
Resina, abete, larice, fieno, erba dei prati alpini, acqua dell’Avisio e legna.
In estate l’atmosfera cambia durante la giornata. Al mattino prevalgono aria fresca e ombra; nelle ore centrali i prati e i paesi diventano più animati; verso l’alta Val di Fassa ritorna una sensazione più decisamente montana.
🍽️ Dove fermarsi
È probabilmente il percorso della Top 10 con la maggiore scelta di soste. Cavalese, Predazzo, Moena e Canazei permettono di organizzare la giornata senza dover trasportare tutto il necessario.
Lungo la ciclabile sono inoltre disponibili punti di ristoro, fontane, aree picnic, servizi per le biciclette e stazioni di ricarica per e-bike.
Tra i sapori da cercare: canederli, polenta, formaggi di malga, speck, lucanica trentina, strangolapreti e dolci a base di mele.
⭐ Curiosità
Il percorso segue per gran parte l’Avisio, uno dei corsi d’acqua più importanti del Trentino.
La ciclabile permette di attraversare due vallate dolomitiche praticamente senza utilizzare le grandi strade di montagna.
Il tracciato è legato anche alla Marcialonga: la celebre gara di sci di fondo attraversa Fiemme e Fassa e il suo territorio coincide in buona parte con quello oggi utilizzato dal percorso ciclabile.
Canazei rappresenta inoltre una sorta di porta d’ingresso a un altro universo ciclistico: da qui partono le strade verso Sella, Pordoi e gli altri grandi passi dolomitici.
🏆 Fiemme e Fassa: da Coppi ai protagonisti del Giro moderno
Qui possiamo fare ancora meglio, perché la Val di Fassa è praticamente un archivio a cielo aperto della storia del Giro.
Nel 1952 Fausto Coppi transitò per primo sul Pordoi nella Venezia-Bolzano; due anni dopo, nel 1954, il Campionissimo tornò a dominare il passo durante la San Martino di Castrozza-Bolzano. La documentazione ufficiale del Giro ricorda proprio il suo attacco in maglia iridata sul Pordoi prima della successiva offensiva sul Gardena.
Negli anni Sessanta troviamo altri nomi enormi. Nel 1961 transitò per primo sul Pordoi Vito Taccone; nel 1966 Franco Bitossi; nel 1967 lo spagnolo Aurelio González. Nel 1975 il passaggio contribuì alla battaglia per la maglia rosa tra Fausto Bertoglio, Francisco Galdós e un ormai trentacinquenne Felice Gimondi.
Gli anni Novanta trasformarono nuovamente queste montagne in un grande teatro del Giro. Nel 1993 sul Pordoi si confrontarono uomini come Miguel Indurain, Franco Vona e Claudio Chiappucci; nel 1996 l’arrivo sul passo premiò Enrico Zaina. Nel 2001 fu invece Julio Alberto Pérez Cuapio a vincere sul Pordoi, mentre Gilberto Simoni demolì la concorrenza, conquistò la maglia rosa e la conservò fino alla vittoria finale del Giro.
E la storia continua nel nuovo millennio. Nel 2016 Damiano Cunego transitò per primo sul Pordoi; nel 2017, nella tappa partita proprio da Moena, lo fece Diego Rosa; nel 2022 fu Alessandro Covi a passare davanti a tutti durante la grande tappa dolomitica conclusa sulla Marmolada.
Quando arriveremo alla scheda specifica Pordoi-Sella potremo raccontare ancora di più: il Pordoi fu affrontato per la prima volta dal Giro nel 1940 e proprio quell’anno vi passarono Bartali e il giovanissimo Coppi, destinato a vincere il suo primo Giro.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Alba di Canazei: circa 1.500 m
- Canazei: circa 1.465 m
- Moena: circa 1.180 m
- Predazzo: circa 1.015 m
- Cavalese: circa 1.000 m
- Gruppo del Sella: oltre 3.000 m
- Marmolada: 3.343 m
- Catinaccio/Rosengarten: oltre 3.000 m
- Latemar: 2.842 m
- Pale di San Martino: grande scenario dolomitico visibile dal settore di Predazzo
❤️ Perché percorrerlo
Perché consente di attraversare quasi 50 chilometri di Dolomiti senza dover essere uno scalatore.
Chi è allenato può partire da Molina e conquistare progressivamente l’alta Val di Fassa; chi vuole soprattutto godersi il paesaggio può fare esattamente il contrario e utilizzare il Bike Express per organizzare il trasferimento.
È una delle pedalate nelle quali fermarsi spesso non è una perdita di tempo, ma parte integrante del percorso.

🚴 3. Val di Sole – dal Noce alla Val di Peio
📝 Descrizione del percorso
Il terzo itinerario cambia nuovamente carattere. Se Fiemme e Fassa sono dominate dalle Dolomiti, nella Val di Sole il protagonista è soprattutto l’acqua.
La pista ciclabile segue quasi interamente il fiume Noce, uno dei corsi d’acqua più conosciuti d’Italia dagli appassionati di rafting.
Esistono due grandi possibilità. Da Vermiglio a Mostizzolo sono circa 33 km; da Cogolo di Peio a Mostizzolo circa 35 km. Per mantenere una sola traccia nella nostra Top 10 utilizziamo quest’ultima, che permette di attraversare la Val di Peio e praticamente tutta la Val di Sole.
La scelta più semplice consiste nel partire dall’alto, da Cogolo, e procedere verso Mostizzolo. In questo modo una parte importante del dislivello viene affrontata in discesa.
Si passa da Ossana, dove il Castello di San Michele domina il paesaggio, per poi raggiungere Pellizzano, Mezzana, Commezzadura, Dimaro e Malé.
A Daolasa compare un altro volto della Val di Sole: quello della mountain bike internazionale. La zona ha ospitato competizioni mondiali di MTB e possiede impianti e tracciati completamente differenti dalla tranquilla pista ciclopedonale del fondovalle. La documentazione turistica della valle ricorda espressamente i campi gara utilizzati per Coppa del Mondo e Mondiali.
Più in basso il percorso attraversa prati, boschi e meleti prima di raggiungere Mostizzolo.
Anche qui il trasporto pubblico cambia completamente l’esperienza: il Bike Train tra Mostizzolo e Mezzana è predisposto per il trasporto delle biciclette e permette di evitare il ritorno lungo lo stesso percorso.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 35 km da Cogolo di Peio a Mostizzolo
📈 Dislivello complessivo: circa 600 m distribuiti lungo la valle
⛰️ Quota: da circa 1.160-1.190 m dell’alta valle ai circa 560 m di Mostizzolo
⏱️ Tempo medio: 3-4 ore con andatura turistica
🚲 Difficoltà: Ciclista della domenica nella direzione in discesa; più impegnativa in salita
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato
👀 Cosa si può ammirare
Cogolo di Peio, Val di Peio, Ossana, Castello di San Michele, Pellizzano, Mezzana, Daolasa, Commezzadura, Dimaro, Malé, boschi, meleti e soprattutto il fiume Noce.
La presenza dell’acqua accompagna quasi tutta la giornata. In diversi punti si possono osservare gommoni, kayak e canoe impegnati nelle rapide mentre la ciclabile procede parallelamente al fiume.
🌿 Profumi e atmosfera
Acqua di montagna, abete, larice, erba, fieno, bosco umido e mele nella parte più bassa della valle.
È probabilmente il percorso più “fresco” della Top 10. Quota, boschi e vicinanza del Noce lo rendono particolarmente piacevole anche durante molte giornate estive.
Il rumore dell’acqua è una presenza quasi continua e nei tratti vicini alle rapide diventa parte dell’esperienza.
🍽️ Dove fermarsi
Ossana, Mezzana, Dimaro e Malé offrono numerose possibilità.
Chi vuole trasformare la pedalata in una giornata gastronomica può cercare canederli, tortèi da patate, formaggi della Val di Sole, salumi, polenta e piatti della cucina di montagna.
Malé, essendo il principale centro della valle, rappresenta un buon punto per una sosta più lunga.
⭐ Curiosità
Il Noce è uno dei fiumi italiani più conosciuti per rafting e sport fluviali.
La pista ciclabile utilizza in parte antiche strade di collegamento, strade arginali e viabilità di campagna.
A Ossana il percorso passa nei pressi del Castello di San Michele, una delle immagini più riconoscibili della valle.
Daolasa è invece diventata un punto di riferimento internazionale per la mountain bike.
La possibilità di utilizzare treno e bici consente di organizzare la giornata quasi come una piccola traversata alpina: si sale con il mezzo pubblico e si torna pedalando.
🏆 Val di Sole: dal Giro ai Mondiali MTB
La Val di Sole ci permette invece di alternare ciclismo su strada e mountain bike, e qui sarebbe un peccato limitarsi a dire che “ospita competizioni internazionali”.
Nel 2012 Caldes, in Val di Sole, fu sede di partenza della ventesima tappa del Giro, destinazione Passo dello Stelvio. Fu una giornata memorabile: il belga Thomas De Gendt attaccò sul Mortirolo e andò a vincere da solo sullo Stelvio, mentre Joaquim Rodríguez difese la maglia rosa e Ryder Hesjedal rimase in piena corsa per il successo finale.
Ma soprattutto, dal 2008 Daolasa-Commezzadura è diventata uno dei grandi nomi mondiali della MTB. La Val di Sole ha ospitato i Campionati del Mondo nel 2008, 2016 e 2021, oltre a numerosissime prove e finali di Coppa del Mondo. Nel solo periodo 2010-2023 compaiono ripetutamente Coppa del Mondo, Mondiali Four-Cross, downhill e cross-country.
Il Mondiale 2021, disputato dal 24 al 29 agosto, assegnò addirittura diciassette titoli tra cross-country, downhill, short track, e-MTB e Four-Cross.
E c’è un ulteriore elemento che rende questa scheda particolarmente attuale: nel 2026 la Val di Sole torna a ospitare i Campionati Mondiali UCI MTB, confermando Daolasa e Commezzadura come uno dei luoghi simbolo della mountain bike internazionale.
Quindi da ora imposto tutte le altre schede così. Cercherò, quando il materiale storico lo consente, almeno 3 epoche differenti: pionieri e grandi campioni del passato; anni ’60-’80/’90; avvenimenti dal 2000 in avanti. E non citerò soltanto “il Giro è passato di qui”: metterò anno, tappa, vincitore o primo sul GPM e, soprattutto, l’eventuale impresa di Coppi, Bartali, Gimondi, Moser, Pantani, Indurain, Contador, Nibali ecc. quando realmente collegata al percorso.
Nel prossimo blocco — Valle dell’Adige, Garda Trentino e Val Rendena — applico direttamente questa impostazione storica più ricca.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Cogolo di Peio: circa 1.160 m
- Ossana: circa 1.000 m
- Castello di San Michele: punto panoramico simbolico dell’alta valle
- Mezzana: circa 940 m
- Dimaro: circa 770 m
- Malé: circa 740 m
- Mostizzolo: circa 560 m
- Gruppo Ortles-Cevedale: grande scenario dell’alta Val di Peio
- Dolomiti di Brenta: visibili dal settore orientale della valle
- Presanella: 3.558 m, una delle grandi montagne che caratterizzano il sistema alpino circostante
❤️ Perché percorrerlo
Perché è uno dei percorsi nei quali la bicicletta può essere adattata quasi perfettamente al proprio livello di allenamento.
Un ciclista allenato può affrontare la valle in salita. Una famiglia può partire dall’alto e sfruttare prevalentemente la discesa. Chi vuole pedalare soltanto per qualche ora può utilizzare il treno per scegliere partenza e arrivo.
E soprattutto perché per 35 chilometri si pedala accompagnati da uno degli elementi più belli delle montagne trentine: l’acqua del Noce che scende verso valle tra boschi, prati, castelli e piccoli paesi.
🚴 4. Ciclovia della Valle dell’Adige
📝 Descrizione del percorso
Se la Valsugana è una ciclovia che segue una valle laterale fino al Veneto, la Ciclovia della Valle dell’Adige è la grande spina dorsale ciclistica del Trentino. Attraversa praticamente tutta la provincia da nord a sud seguendo il corso dell’Adige e collegando idealmente l’Alto Adige con il Veronese.
Il percorso trentino censito ufficialmente misura 81,3 chilometri, con appena 67 metri di salita e 138 di discesa. La quota massima è di soli 233 metri: numeri quasi sorprendenti considerando che stiamo attraversando una provincia alpina.
È proprio questa la caratteristica che rende l’itinerario particolare. Le montagne sono costantemente presenti ai lati della valle, ma non è necessario scalarle.
Procedendo verso sud si attraversano vigneti e frutteti, si raggiunge Trento e si continua nella Vallagarina. Dopo circa 8 km dalla zona meridionale di Trento appare Castel Beseno, la più grande fortezza medievale del Trentino, appoggiata sulla collina come una gigantesca sentinella sopra la valle.
Si prosegue attraverso Nomi e quindi verso Rovereto, seconda città della provincia. La ciclabile passa per Borgo Sacco, che in passato fu un importante porto fluviale sull’Adige.
Più a sud, all’altezza di Mori, compare una possibilità interessante: abbandonando temporaneamente l’Adige si può imboccare la ciclabile che in circa 13 km conduce verso il Lago di Garda. Proseguendo invece lungo l’itinerario principale si attraversano Ala e Avio, dominata dal suo castello, prima di raggiungere Borghetto e il confine con la provincia di Verona.
È un percorso particolarmente indicato per chi ama l’idea del viaggio in bicicletta più della conquista sportiva della montagna.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: 81,3 km
📈 Salita: 67 m
📉 Discesa: 138 m
⛰️ Quota massima: 233 m
⏱️ Tempo medio: circa 5 ore e 30 minuti
🚴 Difficoltà: cicloamatore per la distanza; tecnicamente semplice
🛣️ Fondo: prevalentemente asfaltato e quasi interamente protetto dal traffico
👀 Cosa si può ammirare
L’Adige accompagna quasi continuamente il viaggio, ma intorno al fiume cambia continuamente il paesaggio: vigneti, meleti, campagne, Trento, Castel Beseno, Rovereto, la Vallagarina, Ala e il castello di Avio.
Uno dei tratti più belli è quello meridionale. La valle si restringe progressivamente e le montagne tornano a sembrare molto più vicine.
🌿 Profumi e atmosfera
Uva a fine estate, mele, erba, acqua, campi appena lavorati e vegetazione fluviale.
È una pedalata dal carattere agricolo prima ancora che alpino. In settembre, soprattutto, vigneti e vendemmia ricordano continuamente che questa è anche una delle grandi terre vitivinicole italiane.
🍽️ Dove fermarsi
Trento e Rovereto consentono naturalmente una sosta completa, ma per una vera giornata cicloturistica sono interessanti anche i Bicigrill sorti direttamente lungo la rete ciclabile.
A Nomi, per esempio, la documentazione ufficiale segnala un Bicigrill con bar, fontana, servizi e punto informazioni.
Sul piano gastronomico si attraversano territori nei quali cercare carne salada, strangolapreti, canederli, formaggi trentini e vini della Vallagarina.
⭐ Curiosità
La ciclovia è attualmente indicata da Visit Trentino come la più lunga dell’intera rete ciclistica provinciale.
A Borgo Sacco, oggi quartiere di Rovereto, l’Adige non era soltanto parte del paesaggio: il borgo ebbe storicamente un ruolo nei traffici fluviali.
A Mori si può trasformare completamente la giornata prendendo la diramazione di circa 13 km per il Garda.
🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni del territorio
Qui dobbiamo cominciare da un nome: Francesco Moser.
Moser è nato nel 1951 a Palù di Giovo, sulle colline della Val di Cembra poco a nord-est di Trento. È quindi un campione profondamente legato a questo territorio. La sua carriera comprende 273 vittorie su strada, il Mondiale di San Cristóbal del 1977, tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980, due Giri di Lombardia, la Milano-Sanremo e soprattutto il Giro d’Italia 1984. Al Giro conquistò complessivamente 23 tappe.
Il 1984 merita qualche riga in più. Moser arrivava dal clamoroso record dell’ora stabilito in Messico e iniziò il Giro vincendo il prologo di Lucca con una bicicletta talmente innovativa da essere attentamente controllata dai giudici. Durante la corsa ingaggiò un lungo duello con il francese Laurent Fignon e conquistò definitivamente la maglia rosa nell’ultima cronometro, terminata all’Arena di Verona.
Significa che pedalare nella valle di Trento significa attraversare la terra di uno dei corridori italiani più vincenti di sempre.
E Moser non appartiene soltanto alle fotografie in bianco e nero: ancora nel 2026, a 75 anni, il Giro lo descrive come attivo in bicicletta e impegnato nella viticoltura sulle colline a nord di Trento.
È proprio questo intreccio tra ciclismo e territorio che rende diversa questa ciclovia: accanto alla tranquilla pista lungo l’Adige si trovano le strade sulle quali è cresciuta una delle grandi dinastie del ciclismo trentino.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Quota massima della ciclovia: 233 m
- Trento: circa 190 m
- Castel Beseno: straordinario punto dominante sulla valle
- Rovereto: circa 200 m
- Castello di Avio: uno degli ultimi grandi riferimenti monumentali
- Monte Bondone: 2.180 m, dominante sul settore di Trento
- Monte Stivo: 2.059 m
- Monte Baldo: grande quinta montuosa del settore meridionale
❤️ Perché percorrerlo
Perché permette di attraversare quasi tutto il Trentino senza scalare il Trentino.
Ottanta chilometri sembrano molti, ma il dislivello è minimo. Si può quindi dedicare energia non soltanto alla pedalata, ma anche alle soste, ai castelli, alle città e al paesaggio.
E per chi ama la storia del ciclismo c’è un valore aggiunto: si pedala nella terra di Francesco Moser, prima di arrivare ai piedi di quella Trento dalla quale parte un’altra delle nostre grandi avventure, il Monte Bondone.
🚴 5. Garda Trentino: Riva, Arco e Valle del Sarca
📝 Descrizione del percorso
Ci sono giornate nelle quali il Garda sembra quasi aver dimenticato di trovarsi ai piedi delle Alpi.
Ulivi, vento, pareti rocciose illuminate dal sole e acqua azzurra creano un ambiente completamente diverso dalle alte vallate percorse nelle schede precedenti.
Per rappresentarlo scegliamo un itinerario ad anello nell’area del Garda Trentino, con partenza da Riva del Garda, passaggio per Arco e risalita della valle del Sarca verso Dro e il lago di Cavedine, prima del ritorno.
Qui la bicicletta non è soltanto un mezzo per seguire una pista ciclabile. È il modo migliore per collegare ambienti che cambiano in pochissimo spazio.
Riva del Garda offre il grande scenario lacustre. Pochi chilometri dopo, Arco appare dominata dal castello e dalle pareti che hanno reso la zona famosa tra gli arrampicatori di tutta Europa.
Continuando verso nord si entra nel territorio di Dro. Gli oliveti lasciano progressivamente spazio a vigneti e frutteti e compare uno degli ambienti geologici più insoliti della zona: le Marocche di Dro, gigantesco accumulo di materiale roccioso formatosi attraverso antiche frane.
La zona del lago di Cavedine rappresenta il punto ideale per interrompere il viaggio prima di tornare verso il Garda.
È un percorso che non presenta le difficoltà delle grandi ascese dolomitiche, ma nel quale vento, caldo estivo e chilometraggio non devono essere sottovalutati.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 59 km
📈 Dislivello: circa 330-350 m
⛰️ Quota massima: circa 280 m
⏱️ Tempo medio: 4-5 ore con soste
🚴 Difficoltà: cicloamatore
🚲 Bici consigliata: trekking, gravel, e-bike o bici da strada secondo la variante scelta
👀 Cosa si può ammirare
Riva del Garda, Torbole, Arco, il castello di Arco, il fiume Sarca, Dro, le Marocche, il lago di Cavedine, vigneti e oliveti.
La particolarità non è un singolo monumento, ma il continuo contrasto tra acqua e roccia.
🌿 Profumi e atmosfera
Qui il Trentino profuma sorprendentemente di olivo.
Si aggiungono acqua del lago, vegetazione mediterranea, vigneti, roccia scaldata dal sole e bosco risalendo la valle.
Il vento è un altro elemento caratteristico. L’Ora del Garda, soprattutto nelle ore centrali e pomeridiane, non è un dettaglio folkloristico: può diventare una presenza concreta anche per chi pedala.
🍽️ Dove fermarsi
Riva e Arco offrono la scelta maggiore, ma anche Dro e la zona del lago di Cavedine permettono di organizzare una sosta.
Qui vale la pena cercare carne salada, formaggi trentini e prodotti ottenuti dall’oliva del Garda Trentino.
⭐ Curiosità
Arco possiede un microclima talmente particolare da consentire la coltivazione dell’olivo pur trovandosi in un territorio alpino.
Il Sarca che accompagna parte del percorso è lo stesso fiume che termina il proprio viaggio entrando nel Garda.
La zona di Arco è inoltre conosciuta internazionalmente per l’arrampicata: bicicletta e climbing convivono quindi nello stesso territorio.
🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
Il rapporto tra il Garda Trentino e il ciclismo è antico e non riguarda soltanto la MTB contemporanea. Riva del Garda e Arco sono state più volte coinvolte nel Giro d’Italia, come sedi o luoghi di transito, grazie alla loro posizione tra la Valle dell’Adige, le Giudicarie e le montagne trentine.
Ma il Garda ha acquisito anche una seconda identità ciclistica: quella della mountain bike e del ciclismo off-road, diventando negli ultimi decenni una delle destinazioni europee più conosciute per chi viaggia con MTB e gravel.
In questo caso, nelle versioni definitive delle schede sportive manterremo una regola importante: non attribuiremo una vittoria a Riva o Arco semplicemente perché una tappa ha attraversato la zona. Inseriremo soltanto arrivi, partenze, GPM e risultati per i quali possiamo identificare con precisione anno e protagonista.
Il legame con i grandi corridori trentini rimane comunque fortissimo. Da qui Trento e la Vallagarina sono vicine, e il territorio appartiene alla stessa cultura ciclistica che ha prodotto campioni come Francesco Moser. Non lo definiremo però “corridore di Riva” o “di Arco”: sarebbe una forzatura geografica.
È esattamente la distinzione che useremo in tutto l’articolo: nato qui, allenatosi qui, gara disputata qui o semplice vicinanza geografica non sono la stessa cosa.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Lago di Garda: circa 65 m
- Castello di Arco: spettacolare balcone sulla valle
- Monte Brione: 376 m
- Monte Stivo: 2.059 m
- Monte Altissimo di Nago: 2.079 m
- Lago di Cavedine: circa 240 m
- Marocche di Dro: uno degli scenari geologici più particolari dell’itinerario
❤️ Perché percorrerlo
Perché dimostra che Trentino non significa necessariamente alta montagna.
In una sola giornata si può pedalare accanto al Garda, attraversare oliveti, passare sotto un castello, seguire il Sarca e arrivare in un ambiente quasi lunare come quello delle Marocche.
È probabilmente l’itinerario più sorprendente della Top 10 per chi associa il Trentino soltanto a abeti, neve e Dolomiti.
🚴 6. Val Rendena: Tione, Pinzolo e Carisolo
📝 Descrizione del percorso
La Val Rendena ci riporta immediatamente dentro un paesaggio alpino.
La ciclabile segue il Sarca attraversando il fondovalle tra piccoli centri, prati e boschi, mentre ai lati si innalzano due mondi montuosi completamente differenti: da una parte le Dolomiti di Brenta, dall’altra i massicci granitici dell’Adamello e della Presanella.
La nostra proposta utilizza il tratto compreso indicativamente tra Tione, Spiazzo, Pinzolo e Carisolo, in modo da mantenere la giornata accessibile anche a chi non vuole affrontare l’ascesa stradale verso Madonna di Campiglio.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui la Val Rendena è interessante. Il cicloturista può attraversare tranquillamente il fondovalle sapendo che, pochi chilometri più in alto, si trova una delle località più famose — e controverse — della storia recente del Giro d’Italia.
Prima di partire bisogna però controllare la situazione del tracciato: nel 2026 sono presenti lavori nell’area di Pinzolo che interessano la continuità della ciclabile e comportano una deviazione su viabilità promiscua. Questo è uno dei casi nei quali la verifica delle condizioni aggiornate è indispensabile.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 27-30 km secondo partenza e arrivo
📈 Dislivello: moderato, crescente verso l’alta valle
⛰️ Quota massima: circa 800 m nell’area Pinzolo-Carisolo
⏱️ Tempo medio: 2 ore e 30 – 3 ore e 30
🚲 Difficoltà: ciclista della domenica/cicloamatore
🚴 Bici consigliata: trekking, e-bike, gravel
👀 Cosa si può ammirare
Tione, Spiazzo, Caderzone Terme, Pinzolo, Carisolo, il Sarca, le Dolomiti di Brenta e il gruppo Adamello-Presanella.
A Pinzolo merita una deviazione la chiesa di San Vigilio, celebre soprattutto per la medievale Danza Macabra dipinta sulla facciata.
🌿 Profumi e atmosfera
Bosco, resina, acqua, prati, fieno e aria di montagna.
Rispetto alla Val di Sole, la Rendena offre una sensazione di valle più ampia in diversi tratti, con grandi aperture verso le montagne.
🍽️ Dove fermarsi
Tione e Pinzolo sono i centri principali. Anche Caderzone e Spiazzo consentono soste intermedie.
La cucina locale permette di recuperare facilmente le calorie consumate: polenta, formaggi, salumi, canederli, strangolapreti e piatti di montagna.
⭐ Curiosità
Pinzolo si trova a meno di 15 km stradali da Madonna di Campiglio.
Carisolo è una delle porte d’accesso alla Val Genova, spettacolare valle alpina ricca di cascate.
Da queste parti il Sarca è ancora un fiume di montagna; seguirlo in bicicletta significa accompagnarlo in uno dei primi tratti del suo lungo viaggio verso il Garda.
🏆 Imprese sportive, grandi eventi e campioni
Qui finalmente possiamo raccontare una delle pagine più celebri e drammatiche della storia del Giro.
Madonna di Campiglio è stata sede d’arrivo del Giro nel 1999. Il vincitore fu Marco Pantani, già in maglia rosa e apparentemente avviato verso il dominio della corsa.
Il giorno successivo, però, Pantani fu escluso dalla competizione dopo il controllo dell’ematocrito effettuato prima della partenza. La tappa Madonna di Campiglio-Aprica partì senza la maglia rosa e Ivan Gotti, allora secondo, conquistò poi il Giro. L’archivio ufficiale della corsa considera quell’episodio uno degli avvenimenti centrali dell’edizione 1999.
E c’è un collegamento ancora più interessante con la nostra pedalata: quella tappa del 1999 partiva proprio da Madonna di Campiglio e attraversava le grandi montagne verso Aprica. Sul Mortirolo transitò per primo Ivan Gotti, mentre sul Santa Cristina il primo fu Roberto Heras.
Sedici anni dopo il Giro tornò a Madonna di Campiglio nel 2015. Questa volta vinse lo spagnolo Mikel Landa, uno degli scalatori più forti della sua generazione.
Nel 2020 la località ospitò nuovamente un arrivo del Giro, mentre il giorno successivo la corsa ripartì da Pinzolo per affrontare la grande tappa verso i Laghi di Cancano, con lo Stelvio inserito nel percorso.
È difficile trovare un contrasto più affascinante: il nostro percorso segue tranquillamente il fondovalle, ma sopra Pinzolo si trova una strada che porta direttamente dentro uno dei capitoli più discussi dell’intera carriera di Marco Pantani.
In questo caso, quindi, vale davvero la pena allungare la sezione sportiva: non stiamo aggiungendo nomi famosi per decorazione, ma raccontando eventi accaduti sulle montagne che il ciclista vede durante il percorso.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Tione: circa 565 m
- Spiazzo: circa 650 m
- Caderzone: circa 720 m
- Pinzolo: circa 770 m
- Carisolo: circa 800 m
- Cima Tosa: 3.136 m
- Crozzon di Brenta: 3.118 m
- Presanella: 3.558 m
- Adamello: 3.539 m
- Val Genova: deviazione spettacolare da Carisolo
❤️ Perché percorrerlo
Perché permette di pedalare tra due dei grandi sistemi montuosi del Trentino senza affrontarne necessariamente le salite.
E perché pochi itinerari della nostra Top 10 possiedono un legame altrettanto immediato con la memoria del ciclismo moderno.
Chi arriva a Pinzolo può guardare verso Madonna di Campiglio sapendo che lassù Pantani vinse una tappa nel 1999, poche ore prima di uno degli episodi che avrebbero cambiato per sempre la sua carriera e la storia recente del Giro.






