Il Molise è una delle regioni italiane che meglio si presta a essere scoperta lentamente. Le sue dimensioni contenute non devono trarre in inganno: in poche decine di chilometri il paesaggio cambia radicalmente, passando dalle montagne dell’Appennino alle colline coltivate, dai grandi boschi dell’Alto Molise ai laghi artificiali, fino alla breve ma suggestiva costa adriatica.
Per chi viaggia in bicicletta, la regione possiede inoltre una caratteristica difficilmente replicabile altrove: la presenza dei grandi tratturi della transumanza. Queste antiche vie erbose, percorse per secoli dalle greggi tra Abruzzo, Molise e Puglia, costituiscono oggi una straordinaria rete potenziale per il cicloturismo gravel e la mountain bike. Il Tratturo Castel di Sangro–Lucera, ad esempio, si sviluppa per circa 130 chilometri complessivi attraversando Abruzzo, Molise e Puglia, con fondo misto tra erba, sterrato, carrarecce e asfalto.
Accanto alla dimensione più lenta e avventurosa esiste però anche un Molise profondamente legato al ciclismo su strada. Il simbolo è Campitello Matese, uno degli arrivi appenninici più conosciuti del Giro d’Italia, ma le possibilità sono molto più ampie: si può pedalare tra le montagne dell’Alto Molise, raggiungere il lago di Castel San Vincenzo ai piedi delle Mainarde, attraversare l’area archeologica di Altilia, costeggiare il lago di Guardialfiera o seguire l’Adriatico nei dintorni di Termoli.
Indice Guida Gratis:
Quali sono i migliori percorsi in bici del Molise?
Scegliere soltanto dieci itinerari per raccontare il cicloturismo molisano significa mettere insieme due anime profondamente diverse. La prima è quella del ciclismo sportivo, fatto di salite lunghe, strade appenniniche e continui dislivelli; la seconda è quella del viaggio lento, che trova nei tratturi, nelle strade rurali e nei piccoli borghi una rete quasi naturale di itinerari.
Il percorso più rappresentativo non può che essere la salita da Bojano a Campitello Matese. È una delle poche strade molisane entrate stabilmente nell’immaginario del grande ciclismo e il suo prestigio sportivo è costruito su episodi precisi: nel 1969 vinse Carlo Chiappano, nel 1982 Bernard Hinault, nel 1983 Alberto Fernández, nel 1988 Franco Chioccioli, nel 1994 Evgenij Berzin, nel 2002 Gilberto Simoni e nel 2015 Beñat Intxausti. La salita finale da San Massimo è indicata in circa 13,5 chilometri, con 850 metri di dislivello e pendenza media del 6,4%.
Ma limitare il Molise alla salita di Campitello sarebbe un errore. L’Alto Molise offre strade solitarie tra Agnone, Capracotta e Prato Gentile, mentre la zona occidentale permette di costruire itinerari di grande bellezza tra Isernia, la valle del Volturno, Castel San Vincenzo e le Mainarde. Nel Molise centrale, invece, il cicloturismo incontra l’archeologia lungo l’asse che conduce a Sepino e all’antica città romana di Saepinum-Altilia.
I tratturi meritano uno spazio autonomo nella selezione. Il Molise Trail dimostra quanto questa rete storica sia adatta a un cicloturismo contemporaneo più avventuroso: per il 2026 sono proposti tre anelli di 200, 300 e 400 chilometri, rispettivamente con circa 4.500, 6.000 e 8.000 metri di dislivello positivo. Il percorso intermedio tocca anche Sepino e Frosolone, mentre quello più lungo raggiunge, tra gli altri luoghi, la diga di Occhito, Pescolanciano, Carovilli e Castelpetroso.
Anche il Basso Molise ha un ruolo importante nella guida. Un itinerario tra Termoli e il lago di Guardialfiera permette di osservare il progressivo passaggio dal paesaggio costiero alle colline dell’interno; una proposta cicloturistica documentata collega proprio Termoli e il lago su una distanza di circa 60 chilometri. La costa, infine, offre il percorso più accessibile della selezione, adatto anche a chi vuole alternare la bicicletta alle soste sul mare.
La Top 10 che segue è quindi volutamente varia. Non vuole premiare soltanto i percorsi più duri, ma rappresentare tutte le forme del cicloturismo molisano: bici da strada, gravel, mountain bike e turismo lento. Le distanze indicate si riferiscono agli itinerari proposti nella guida e non necessariamente all’intero sviluppo storico dei tratturi o alle varianti più lunghe disponibili.
| Percorso | Km | Dislivello | Quota max | Tempo medio | Difficoltà |
|---|---|---|---|---|---|
| Bojano – Campitello Matese | 52 km | 1.250 m | 1.450 m | 4-5 ore | 🏔️ |
| Alto Molise e Tratturo Castel di Sangro–Lucera | 68 km | 1.150 m | 1.150 m | 5-6 ore | 🏔️ |
| Agnone – Capracotta – Prato Gentile | 72 km | 1.600 m | 1.421 m | 5-6 ore | 🔥 |
| Isernia – Castel San Vincenzo – Mainarde | 78 km | 1.350 m | 1.050 m | 5-6 ore | 🏔️ |
| Campobasso – Sepino – Altilia | 82 km | 1.250 m | 894 m | 5-6 ore | 🏔️ |
| Lago di Guardialfiera e valle del Biferno | 65 km | 950 m | 650 m | 4-5 ore | 🚴 |
| Termoli e costa del Basso Molise | 55 km | 400 m | 180 m | 3-4 ore | 🚲 |
| Venafro – Valle del Volturno | 70 km | 850 m | 620 m | 4-5 ore | 🚴 |
| Larino – Casacalenda – Bonefro | 74 km | 1.100 m | 700 m | 5 ore | 🏔️ |
| Tratturo Pescasseroli–Candela nel Molise | 80 km | 1.300 m | 1.050 m | 6-7 ore | 🏔️ |
Legenda
🚲 Ciclista della domenica
🚴 Cicloamatore
🏔️ Cicloamatore allenato
🔥 Granfondista / agonista
Nota sui dati tecnici: per gli itinerari che non corrispondono a una singola ciclovia ufficiale, chilometraggi e dislivelli vanno considerati come valori della tratta proposta dalla guida e saranno verificati e definiti con precisione nella singola scheda. Per i percorsi tratturali, inoltre, la navigazione GPS è particolarmente importante perché la segnaletica può essere discontinua e il fondo alterna sterrato, erba, carrarecce e asfalto.

🚴 Bojano – Campitello Matese (Campobasso)
📝 Descrizione del percorso
Il percorso da Bojano a Campitello Matese rappresenta la grande classica del ciclismo molisano. È l’itinerario che più di ogni altro collega la regione alla storia del Giro d’Italia e conduce dalle pendici del Matese fino al pianoro montano di Campitello, circondato dalle cime più elevate del massiccio.
La partenza da Bojano permette un avvicinamento progressivo alla montagna. Il primo tratto è utile per scaldare le gambe prima di raggiungere San Massimo, dove comincia la parte decisiva dell’ascesa. Da qui la strada sale con grande regolarità, ma non concede veri tratti di recupero: la salita finale misura, secondo la tracciatura considerata, circa 12,5-13,5 chilometri e supera 850 metri di dislivello, con una pendenza media intorno al 6,5-7%.
La caratteristica più interessante è la trasformazione del paesaggio. I primi chilometri attraversano una fascia ricca di vegetazione, mentre salendo verso il pianoro la vista si apre progressivamente sulle montagne del Matese. Nei giorni limpidi, dalle quote superiori del comprensorio lo sguardo può estendersi verso il Vesuvio, il Tirreno, l’Adriatico e il Tavoliere pugliese.
La salita non presenta le pendenze estreme di alcune grandi ascese alpine, ma richiede capacità di gestione dello sforzo. Il ritmo costante è fondamentale: alcuni segmenti più impegnativi interrompono la regolarità dell’ascesa e possono mettere in difficoltà chi ha affrontato troppo velocemente la prima parte.
L’arrivo nel grande pianoro di Campitello Matese, a circa 1.450 metri, è uno dei più suggestivi dell’Appennino meridionale. Dietro la località si innalza il Monte Miletto, che raggiunge i 2.050 metri ed è la vetta più alta del massiccio e del Molise.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 52 km
📈 Dislivello: circa 1.250 m
⛰️ Quota massima: circa 1.450 m
⏱️ Tempo medio: 4-5 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
- Centro storico di Bojano
- San Massimo
- Massiccio del Matese
- Pianoro di Campitello Matese
- Monte Miletto
- faggete del Matese
- vallate del Molise centrale
- panorami verso il Tavoliere e, nelle giornate più limpide, verso i due mari
🌿 Profumi e atmosfera
Faggio, erba dei pascoli d’altura, sottobosco appenninico, aria fresca di montagna, fiori spontanei e il profumo della vegetazione umida nei tratti più ombreggiati.
La parte iniziale ha l’atmosfera delle strade interne molisane; quella finale assume invece un carattere decisamente montano, con il vento che può diventare un elemento importante negli ultimi chilometri.
🍽️ Dove fermarsi
Bojano è il punto migliore per una sosta prima o dopo il percorso, soprattutto per chi vuole assaggiare i formaggi e i latticini legati alla tradizione del Matese. Altre possibilità si trovano a San Massimo e direttamente a Campitello Matese, dove sono presenti ristoranti e strutture ricettive.
Per una sosta più tradizionale conviene cercare piatti a base di caciocavallo, scamorza, pasta fatta in casa, funghi e carni dell’Appennino.
⭐ Curiosità
Campitello Matese negli anni Sessanta aveva un solo edificio utilizzato come rifugio dai pastori; il grande sviluppo turistico e sciistico arrivò soprattutto nei decenni successivi.
Il pianoro si trova a circa 1.450 metri di quota ed è dominato dal Monte Miletto, alto 2.050 metri.
Il Matese è un massiccio di natura carsica: grotte, doline e fenomeni legati alla circolazione sotterranea dell’acqua sono elementi caratteristici del territorio.
La montagna conserva un forte legame con la pastorizia e con gli spostamenti stagionali delle greggi, uno dei temi culturali più importanti dell’intero Molise.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
La storia ciclistica di Campitello Matese è troppo ricca per essere riassunta con la semplice frase «qui è arrivato il Giro d’Italia». L’ascesa ha visto confrontarsi corridori appartenenti a generazioni completamente diverse e ha costruito, arrivo dopo arrivo, una propria storia.
Nel 1982 a Campitello Matese vinse Bernard Hinault, uno dei più grandi corridori della storia. Il francese conquistò anche la classifica generale di quel Giro: associare il suo nome alla salita molisana dà la misura del prestigio raggiunto dall’arrivo appenninico.
Nel 1988 fu invece Franco Chioccioli a vincere a Campitello Matese. Tre anni più tardi il toscano avrebbe conquistato il Giro d’Italia 1991.
Nel 1994 l’arrivo premiò Evgeni Berzin, protagonista di uno dei Giri più sorprendenti degli anni Novanta e vincitore finale di quell’edizione davanti a campioni come Miguel Induráin e Marco Pantani.
Nel 2002 toccò a Gilberto Simoni, mentre l’ultimo arrivo del Giro, il 16 maggio 2015, vide il successo di Beñat Intxausti nella tappa partita da Fiuggi. Quell’arrivo riportò la corsa rosa a quota 1.430 metri di Campitello Matese.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Campitello Matese: circa 1.450 m
- Monte Miletto: 2.050 m
- La Gallinola: 1.923 m
- Monte Croce: circa 1.820 m
- Colle del Caprio: oltre 1.800 m
- Pianoro di Campitello Matese: circa 1.450 m
- Belvederi della salita da San Massimo: quote progressivamente superiori ai 1.000 m
- Panorama sul Tavoliere delle Puglie: visibile dalle quote superiori nelle giornate limpide
- Vedute verso l’Adriatico: possibili dai punti più elevati del comprensorio
- Vedute verso il Tirreno e il Vesuvio: eccezionalmente visibili in condizioni atmosferiche favorevoli.
❤️ Perché percorrerlo
Bojano-Campitello Matese è il percorso da scegliere se si vuole comprendere il rapporto tra il Molise e il grande ciclismo. Non è soltanto una bella salita: è una strada sulla quale hanno vinto campioni appartenenti a epoche diverse, da Hinault a Simoni, passando per Berzin e Chioccioli.
È consigliata ai cicloamatori allenati che amano le salite lunghe e regolari. La ricompensa è duplice: da una parte la soddisfazione sportiva di raggiungere uno degli arrivi storici dell’Appennino, dall’altra la scoperta del Matese e dei suoi grandi panorami.

🚴 Alto Molise e Tratturo Castel di Sangro–Lucera (Isernia)
📝 Descrizione del percorso
Il secondo itinerario cambia completamente registro. Se Campitello Matese rappresenta il ciclismo su strada e la memoria del Giro, il Tratturo Castel di Sangro–Lucera racconta la storia più antica del movimento attraverso il Molise: quella della transumanza.
Per la nostra guida la proposta è quella di un itinerario cicloturistico di circa 68 chilometri costruito nell’Alto Molise, collegando e integrando i tratti tratturali dell’area di Chiauci, Pescolanciano, Carovilli e Roccasicura con la viabilità secondaria. È importante chiarirlo: non tutti i 68 chilometri sono sul sedime storico del tratturo, perché alcuni segmenti ufficialmente descritti sono più brevi e devono essere raccordati tra loro.
Uno dei tratti documentati dalla Riserva MAB Alto Molise collega Chiauci, a 975 metri, con la località Frescialete di Roccasicura, a 870 metri: misura 16,4 km, presenta 492 metri di ascesa e un fondo composto per il 38% da asfalto, 33% da pista, 26% da carrareccia e 4% da sentiero. Il tempo indicativo riportato per la mountain bike è di circa 2 ore e 30 minuti.
Un altro segmento ufficiale collega Casino del Medico, nel territorio di Roccasicura, a Pescolanciano: 8,6 km, 297 metri di dislivello positivo cumulato e circa 1 ora e 40 minuti in MTB. La stessa fonte raccomanda l’utilizzo di una mountain bike con pneumatici tubeless.
È quindi un percorso molto diverso dalla classica ciclovia asfaltata. Erba, terra, carrarecce, brevi sentieri e strade secondarie si alternano continuamente. Per questo motivo lo considero particolarmente adatto a gravel robuste e mountain bike, mentre lo sconsiglierei alle bici da strada.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 68 km nella versione ad anello proposta
📈 Dislivello: circa 1.150 m
⛰️ Quota massima: circa 1.150 m
⏱️ Tempo medio: 5-6 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
- Pescolanciano
- castello d’Alessandro
- Chiauci
- Carovilli
- Roccasicura
- tratti del Regio Tratturo
- boschi dell’Alto Molise
- pascoli e paesaggio della transumanza
🌿 Profumi e atmosfera
Erba dei pascoli, terra umida, faggio, quercia, ginestra, fieno e legna dei boschi.
Qui l’atmosfera conta quasi quanto il panorama. Si pedala in un territorio scarsamente urbanizzato, dove il silenzio viene interrotto soprattutto dal vento, dagli animali al pascolo e dai rumori del bosco.
🍽️ Dove fermarsi
Le soste più interessanti sono nei piccoli centri dell’Alto Molise. Pescolanciano, Carovilli e i paesi dell’area permettono di scoprire una cucina legata alla pastorizia e alla montagna.
Formaggi, caciocavallo, salumi, zuppe, pasta fatta in casa e piatti a base di carne sono le scelte più coerenti con l’identità del percorso.
⭐ Curiosità
Il Castel di Sangro–Lucera era uno dei grandi assi della transumanza che collegavano le montagne abruzzesi e molisane con i pascoli della Puglia.
La larghezza tradizionale dei tratturi regi era di 60 passi napoletani, equivalenti a circa 111 metri: non semplici sentieri, quindi, ma autentici corridoi territoriali.
Il percorso attraversa il paesaggio culturale della Riserva MAB Alto Molise, dove natura, insediamenti storici e attività pastorali sono strettamente collegati.
Il fondo del tratturo può cambiare sensibilmente in funzione della stagione e della manutenzione; la stessa Riserva avverte che alcuni tratti possono risultare temporaneamente non percorribili.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
A differenza del percorso prima, non parliamo di un itinerario che possa vantare grandi e specifici agganci al passaggio della corsa rosa..
L’evento ciclistico più coerente con l’identità dell’itinerario è il Molise Trail, esperienza bikepacking che utilizza proprio il patrimonio dei tratturi e delle strade interne regionali come elemento distintivo. L’importanza sportiva del percorso, quindi, non deriva da una tappa professionistica, ma dalla riscoperta contemporanea delle vie della transumanza attraverso gravel e mountain bike.
Il tratto Chiauci-Roccasicura è ufficialmente descritto anche per la percorrenza in MTB, con tempi e caratteristiche del fondo dettagliati, mentre il segmento Roccasicura-Pescolanciano viene proposto con raccomandazione specifica per l’uso di MTB tubeless.
È uno dei casi in cui il Molise può proporre qualcosa di realmente originale nel panorama cicloturistico nazionale: non l’imitazione delle grandi ciclovie del Nord, ma un modello di viaggio fondato su antichi corridoi pastorali, piccoli borghi e attraversamento lento dell’Appennino.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Chiauci: circa 875-975 m, a seconda del punto del percorso
- Roccasicura: centro abitato a circa 750 m; tratti del percorso vicini ai 900 m
- Casino del Medico: 896 m
- Pescolanciano: tratto d’arrivo documentato a 798 m
- Monti dell’Alto Molise: dorsali visibili lungo gran parte dell’itinerario
- Boschi della Riserva MAB: uno dei principali elementi paesaggistici del percorso
- Valle del Trigno: ampie vedute verso il sistema vallivo
- Pascoli tratturali: i punti più caratteristici per comprendere la larghezza originaria del percorso
- Castello d’Alessandro di Pescolanciano: punto monumentale dominante sul paese
- Belvederi rurali tra Carovilli e Pescolanciano: panorami aperti sul paesaggio dell’Alto Molise
❤️ Perché percorrerlo
È il percorso da scegliere per capire perché il Molise può diventare una destinazione importante per il gravel e il bikepacking. Qui la bicicletta non è semplicemente un mezzo per attraversare il paesaggio: permette di seguire una rete di comunicazione utilizzata per secoli da uomini e animali.
Consigliato quindi a chi ama l’avventura, le strade secondarie e i percorsi non completamente addomesticati. Rispetto a Campitello Matese richiede meno attenzione alla prestazione pura e molta più disponibilità all’esplorazione, alla navigazione e ai cambiamenti del fondo.
🚴 Agnone – Capracotta – Prato Gentile (Isernia)
📝 Descrizione del percorso
L’itinerario tra Agnone, Capracotta e Prato Gentile è una delle grandi pedalate di montagna dell’Alto Molise. Rispetto alla salita di Campitello Matese è meno conosciuto dal grande pubblico, ma dal punto di vista cicloturistico offre forse un’esperienza ancora più completa: borghi di montagna, lunghe ascese, vallate profonde, boschi e panorami che cambiano continuamente.
La partenza da Agnone avviene a oltre 800 metri di quota. La città domina la valle del Verrino e rappresenta uno dei centri storicamente e culturalmente più importanti dell’Alto Molise: il suo legame con la produzione delle campane è noto ben oltre i confini regionali e costituisce uno degli elementi identitari del percorso.
Per costruire un itinerario ad anello realmente interessante, la tratta può scendere verso la valle del Verrino e risalire progressivamente in direzione di Capracotta. Esistono percorsi ciclistici documentati che collegano Agnone, Poggio Sannita, la valle del Verrino, Capracotta e Prato Gentile, confermando la coerenza ciclistica di questa combinazione territoriale.
Il momento più impegnativo è naturalmente l’ascesa verso Capracotta. Il paese sorge a 1.421 metri sul livello del mare e rappresenta uno degli abitati più elevati dell’Appennino. Una volta raggiunto il centro, la pedalata può proseguire verso Prato Gentile, cuore verde e sportivo dell’altopiano capracottese.
È un itinerario da affrontare con una buona preparazione. Il dislivello deriva non da una sola salita, ma dalla successione di discese e risalite tipica dell’Alto Molise. Proprio questa caratteristica rende il percorso più difficile di quanto il chilometraggio potrebbe far pensare.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 72 km
📈 Dislivello: circa 1.600 m
⛰️ Quota massima: circa 1.550 m nella variante alta verso Prato Gentile
⏱️ Tempo medio: 5-6 ore
🔥 Difficoltà: Granfondista / agonista
👀 Cosa si può ammirare
Agnone, valle del Verrino, Capracotta, Prato Gentile, Giardino della Flora Appenninica, boschi dell’Alto Molise, pascoli d’altura e panorami sulle montagne al confine tra Molise e Abruzzo.
🌿 Profumi e atmosfera
Faggio, abete bianco, erba dei pascoli, fiori di montagna, terra umida, legna e aria fresca d’altitudine.
L’atmosfera cambia radicalmente nel corso della pedalata. Agnone conserva un carattere urbano e artigianale molto forte; la valle del Verrino è più raccolta e verde; Capracotta e Prato Gentile introducono invece in un ambiente decisamente montano, spesso fresco anche quando nelle zone più basse della regione le temperature sono elevate.
🍽️ Dove fermarsi
Agnone offre la scelta più ampia per una sosta gastronomica, mentre Capracotta è il luogo ideale per provare la cucina pastorale dell’Alto Molise.
Tra i prodotti e i piatti da cercare meritano attenzione i formaggi, il caciocavallo, i salumi, le zuppe della tradizione montana e la pezzata, preparazione di carne ovina strettamente legata alla cultura della transumanza. A Prato Gentile, dal 1961, la prima domenica di agosto si celebra proprio la tradizionale festa della Pezzata.
⭐ Curiosità
Agnone è conosciuta in tutto il mondo per l’antica tradizione della fusione delle campane e per la storica Fonderia Marinelli.
Capracotta, posta a 1.421 metri, è uno dei centri abitati più alti dell’Appennino centro-meridionale.
Prato Gentile è una delle località più importanti del Centro-Sud per lo sci di fondo e ha ospitato nel 1997 i Campionati Italiani Assoluti della disciplina.
Nel territorio di Capracotta si trova anche il Giardino della Flora Appenninica, dedicato alla conservazione e allo studio delle specie vegetali montane e d’alta quota dell’Appennino.
Il territorio è celebre per le nevicate eccezionali e per le condizioni invernali che possono essere estremamente severe: un elemento da tenere presente nella programmazione della stagione cicloturistica.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
La storia sportiva di questo percorso riserva un episodio particolarmente suggestivo, perché unisce il Giro d’Italia a uno dei simboli più famosi di Agnone.
Il 24 maggio 1959, durante la nona tappa del Giro d’Italia, la Napoli–Vasto, la corsa attraversò Agnone. Al passaggio dei corridori in via Marconi, nei pressi della Fonderia Marinelli, furono sistemate delle campane che suonarono al transito del gruppo. Quella frazione fu vinta da Gastone Nencini, che l’anno successivo avrebbe conquistato il Tour de France. È un episodio molto più interessante del semplice elenco dei passaggi del Giro: permette di immaginare concretamente il gruppo che attraversa la città accompagnato dal suono delle campane, unendo ciclismo e identità locale.
Prato Gentile ha invece scritto pagine importanti dello sport invernale. Nel 1997 ospitò i Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo, confermando il ruolo di Capracotta come una delle principali località nordiche dell’Appennino centro-meridionale.
Oggi l’area continua ad avere una forte vocazione per gli sport di resistenza. Gli itinerari ciclistici intorno ad Agnone e Capracotta comprendono percorsi impegnativi di montagna, e la combinazione Agnone–Capracotta è riconosciuta come una delle più difficili dell’area per il ciclismo su strada.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Agnone: circa 830-840 m
- Capracotta: 1.421 m
- Prato Gentile: circa 1.500-1.550 m nell’area del centro fondo
- Monte Campo: oltre 1.700 m
- Monte Capraro: circa 1.700 m
- Valle del Verrino: principale corridoio naturale osservabile lungo il percorso
- Giardino della Flora Appenninica: area panoramica di alta quota
- Belvederi di Capracotta: ampie vedute verso le montagne abruzzesi e molisane
- Boschi di Prato Gentile: uno dei paesaggi forestali più suggestivi dell’itinerario
- Dorsali dell’Alto Molise: panorama dominante nella parte superiore del percorso
❤️ Perché percorrerlo
È probabilmente l’itinerario più rappresentativo dell’Alto Molise. Unisce una città d’arte e di antiche tradizioni come Agnone a uno dei paesi più alti dell’Appennino, terminando in un ambiente montano dove boschi e grandi spazi aperti dominano il paesaggio.
Ideale per chi cerca un percorso impegnativo e poco trafficato, nel quale la fatica non è concentrata in una singola salita ma distribuita lungo un continuo alternarsi di discese e ascese. È una pedalata severa, ma capace di mostrare un Molise completamente diverso dall’immagine più conosciuta della regione.
🚴 Isernia – Castel San Vincenzo – Mainarde (Isernia)
📝 Descrizione del percorso
Se l’itinerario precedente rappresenta l’Alto Molise, quello tra Isernia, Castel San Vincenzo e le Mainarde racconta il volto più occidentale e alpestre della regione. È un percorso costruito intorno all’acqua: il fiume Volturno, le sue sorgenti e il lago di Castel San Vincenzo accompagnano una parte importante del viaggio.
La partenza da Isernia consente di lasciare progressivamente l’area urbana e dirigersi verso l’Alta Valle del Volturno. Il paesaggio diventa rapidamente più montuoso, con i rilievi delle Mainarde che si avvicinano chilometro dopo chilometro.
Castel San Vincenzo rappresenta il centro scenografico dell’itinerario. Il paese si trova a 748 metri di quota e domina il lago artificiale realizzato negli anni Cinquanta per finalità idroelettriche. Poco distante si trova l’abbazia di San Vincenzo al Volturno, uno dei più importanti complessi monastici medievali dell’Italia meridionale.
Il percorso può essere sviluppato prevalentemente su asfalto, ma l’area offre anche numerose possibilità di deviazione su strade bianche e sterrati. Gli itinerari cicloturistici censiti intorno a Castel San Vincenzo combinano lago, abbazia e ambiente montano, mentre le proposte MTB delle Mainarde alternano in alcuni casi asfalto e sterrato.
La difficoltà è data soprattutto dal dislivello cumulato e dalla successione di salite. Non siamo davanti a un’unica ascesa simbolica come Campitello Matese, ma a una pedalata di montagna lunga, varia e paesaggisticamente ricchissima.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 78 km
📈 Dislivello: circa 1.350 m
⛰️ Quota massima: circa 1.050 m nella variante proposta
⏱️ Tempo medio: 5-6 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
Isernia, Alta Valle del Volturno, sorgenti del Volturno, Rocchetta a Volturno, Castel San Vincenzo, lago di Castel San Vincenzo, abbazia di San Vincenzo al Volturno e massiccio delle Mainarde.
🌿 Profumi e atmosfera
Acqua di sorgente, faggio, quercia, erba dei prati, sottobosco, legna e aria fresca proveniente dalle montagne.
La presenza dell’acqua è l’elemento più caratteristico dell’atmosfera del percorso. Il lago riflette le montagne circostanti, mentre le sorgenti e il corso del Volturno introducono un paesaggio completamente diverso da quello delle zone collinari del Molise orientale.
🍽️ Dove fermarsi
Isernia è il punto di partenza più comodo per organizzare la giornata, mentre nell’Alta Valle del Volturno si incontrano trattorie, agriturismi e piccoli ristoranti legati alla cucina montana.
Le soste più interessanti possono essere organizzate a Rocchetta a Volturno, Castel San Vincenzo e nei borghi vicini. La cucina locale offre paste fatte in casa, formaggi, salumi, zuppe, legumi e piatti di carne.
⭐ Curiosità
Il lago di Castel San Vincenzo non è naturale: fu creato negli anni Cinquanta per alimentare un impianto idroelettrico.
L’abbazia di San Vincenzo al Volturno venne fondata nell’VIII secolo e fu uno dei grandi centri monastici dell’Italia medievale.
Le Mainarde costituiscono la parte più meridionale del sistema dei Monti della Meta e segnano geograficamente il passaggio tra l’Appennino abruzzese e quello sannita.
L’area fa parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e rappresenta uno dei territori naturalisticamente più integri dell’Appennino centrale.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Qui abbiamo materiale ciclistico molto più interessante di quanto possa sembrare.
Nel 2022 Isernia fu sede di partenza della nona tappa del Giro d’Italia, diretta al Blockhaus. Non si trattò di una giornata interlocutoria: la frazione prevedeva 4.510 metri di dislivello ed era uno dei grandi appuntamenti di montagna di quell’edizione.
Ma la pagina più affascinante ci porta indietro di un secolo. La strada del Macerone, alle porte del sistema montuoso attraversato dai percorsi dell’Isernino, è legata alle grandi battaglie del ciclismo pionieristico. Nel Giro del 1921, Costante Girardengo, dopo aver vinto le prime quattro tappe, entrò in crisi durante la Chieti–Napoli e abbandonò pronunciando la celebre frase «Girardengo si ferma qui». Le fonti non sono del tutto uniformi nel localizzare esattamente la frase tra il Macerone e l’altopiano delle Cinquemiglia; per questo, nell’articolo, è corretto parlare del grande corridoio appenninico attraversato dalla tappa senza attribuire con certezza la scena a un singolo tornante molisano.
Due anni dopo, nel Giro del 1923, il Macerone tornò protagonista della lotta per la maglia rosa: nella Napoli–Chieti Girardengo rispose agli attacchi di Giovanni Brunero, conquistò il comando della classifica e lo mantenne fino a Milano, dove vinse il suo secondo Giro d’Italia.
C’è poi un episodio recentissimo. Il 15 maggio 2026, la settima tappa Formia–Blockhaus ha attraversato nuovamente la provincia di Isernia, passando da Venafro verso Colli al Volturno e Rionero Sannitico prima di dirigersi verso l’Abruzzo. La frazione misurava 244 km e superava i 4.800 metri di dislivello: un nuovo capitolo nel rapporto tra questa parte del Molise e le grandi tappe appenniniche.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Castel San Vincenzo: 748 m
- Lago di Castel San Vincenzo: circa 700 m
- Monte Mare: 2.020 m
- Monte Marrone: 1.805 m
- Monte Meta: 2.242 m
- Monte a Mare: 2.160 m circa
- Catena delle Mainarde: principale quinta montuosa del percorso
- Belvedere di Castel San Vincenzo: panorama sul lago e sulle montagne
- Alta Valle del Volturno: ampie vedute sul sistema vallivo
- Abbazia di San Vincenzo al Volturno: punto paesaggistico e monumentale di maggiore rilievo
❤️ Perché percorrerlo
Questo itinerario ha qualcosa che gli altri percorsi molisani non possiedono nella stessa misura: l’unione tra acqua e alta montagna. Il lago di Castel San Vincenzo, le sorgenti del Volturno e la parete naturale delle Mainarde costruiscono uno scenario che, in alcuni punti, sorprende chi associa il Molise soltanto alle colline e ai tratturi.
È consigliato ai cicloamatori allenati che vogliono una giornata lunga ma varia, con molte occasioni per fermarsi. Non è un percorso da affrontare soltanto con l’obiettivo della prestazione: il lago, l’abbazia e i piccoli borghi dell’Alta Valle del Volturno meritano tempo.

🚴 Campobasso – Sepino – Altilia (Campobasso)
📝 Descrizione del percorso
Questo è uno degli itinerari che meglio rappresentano il rapporto tra cicloturismo, storia e paesaggio nel Molise centrale. La partenza da Campobasso conduce progressivamente verso il Matese, attraversando un territorio collinare nel quale le salite non sono mai estreme, ma si susseguono con una continuità che rende la pedalata più impegnativa di quanto possa suggerire la quota massima.
Per la nostra guida abbiamo preso in considerazione un itinerario di circa 82 chilometri, con partenza e ritorno nell’area di Campobasso e fulcro principale a Sepino e Altilia. Chi preferisce un percorso lineare può invece seguire una combinazione già sperimentata dai ciclisti tra Campobasso, Vinchiaturo, Sepino, Altilia e Bojano: una traccia documentata raggiunge circa 60 chilometri e utilizza anche tratti del tratturo.
La prima parte permette di lasciare gradualmente il capoluogo e raggiungere la zona di Vinchiaturo. Da qui il paesaggio diventa sempre più rurale, con le montagne del Matese sullo sfondo. La vera sorpresa arriva però ad Altilia: si entra in uno dei siti archeologici più affascinanti dell’Italia centro-meridionale, dove l’antica città romana di Saepinum conserva ancora il reticolo urbano, il foro, la basilica, il teatro, le terme, il macellum e lunghi tratti delle mura. L’area archeologica si estende per circa 12 ettari e la cinta muraria supera il chilometro.
La particolarità cicloturistica del percorso è proprio questa: non si pedala verso un singolo belvedere o una cima, ma verso un luogo nel quale il paesaggio attuale conserva la struttura delle vie antiche. Saepinum nacque in relazione alle vie di comunicazione e alla pastorizia transumante; raggiungerla oggi in bicicletta è quindi particolarmente coerente con la storia del territorio.
L’itinerario è consigliato soprattutto dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. Nei mesi più caldi è preferibile partire presto: i tratti collinari più aperti offrono poca ombra, mentre la zona più vicina al Matese può essere sensibilmente più fresca.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 82 km
📈 Dislivello: circa 1.250 m
⛰️ Quota massima: circa 894 m
⏱️ Tempo medio: 5-6 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
Campobasso, Castello Monforte, Vinchiaturo, Sepino, area archeologica di Saepinum-Altilia, Porta Bojano, foro romano, teatro di Saepinum e panorami sul Matese.
🌿 Profumi e atmosfera
Quercia, erba dei pascoli, fieno, ginestra, terra asciutta, sottobosco e vegetazione appenninica.
L’atmosfera cambia più volte. Si parte da un capoluogo di regione, si attraversa la campagna e si arriva quasi senza accorgersene in un paesaggio archeologico nel quale strade, porte e edifici raccontano duemila anni di storia.
🍽️ Dove fermarsi
Campobasso offre naturalmente la scelta più ampia prima della partenza o al termine dell’itinerario. Durante il percorso, Vinchiaturo e Sepino sono i punti più comodi per una sosta.
La cucina della zona permette di recuperare energie con pasta fatta in casa, cavatelli, legumi, formaggi, salumi e piatti della tradizione pastorale. Per una pedalata lunga come questa, consiglierei una sosta leggera durante il percorso e un pranzo completo soltanto al termine.
⭐ Curiosità
Saepinum fu prima un centro sannitico e successivamente un municipium romano. La città sorgeva lungo un importante asse di comunicazione che collegava l’area di Benevento con l’Italia centrale.
La cinta muraria dell’antica città supera il chilometro ed era intervallata da torri e porte monumentali.
Il teatro romano poteva accogliere circa 3.000 spettatori; una delle caratteristiche più particolari è la presenza di edifici rurali costruiti nei secoli successivi sopra parte della struttura antica.
Altilia è uno dei luoghi in cui si comprende meglio l’importanza storica della transumanza: il rapporto tra città, vie pastorali e movimento delle greggi è uno degli elementi fondamentali per leggere il territorio.
Le campagne di scavo più recenti hanno continuato a restituire nuove informazioni sulla città, comprese importanti strutture residenziali lungo il decumano massimo.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Qui abbiamo una storia sportiva di altissimo livello, legata soprattutto a Campobasso. La città è stata teatro di arrivi del Giro che hanno inciso sulla storia della corsa ben più di quanto oggi si ricordi.
Nel 1934, la tappa Bari–Campobasso di 245 chilometri fu vinta dal belga Félicien Vervaecke, davanti a Luigi Giacobbe ed Enrico Mara. Quella giornata ebbe un peso importante anche nella lotta per la classifica: Giuseppe Olmo conquistò la maglia rosa, mentre Learco Guerra, che avrebbe poi vinto quel Giro, arrivò con un ritardo pesante.
Ancora più prestigioso è ciò che accadde nel 1956. A Campobasso vinse Charly Gaul, lo scalatore lussemburghese soprannominato l’Angelo della Montagna. Non fu una vittoria isolata: Gaul avrebbe poi conquistato quel Giro d’Italia, diventato leggendario per la sua rimonta nelle terribili giornate alpine.
Il giorno successivo il Giro ripartì proprio da Campobasso verso Salerno. A vincere fu lo spagnolo Miguel Poblet, uno dei più grandi velocisti della sua epoca, davanti a Vincenzo Zucconelli e Fritz Schär. In due giorni Campobasso vide quindi protagonisti due corridori completamente diversi: uno dei massimi scalatori della storia e un velocista capace di vincere anche la Milano-Sanremo.
È questo il tipo di memoria ciclistica che rende particolarmente interessante l’itinerario: la partenza non è semplicemente una città attraversata occasionalmente dalla corsa rosa, ma un luogo dove il Giro ha scritto pagine appartenenti a epoche molto diverse.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Campobasso: circa 700 m nel centro urbano
- Monte Sant’Antonio: rilievo che domina il nucleo storico di Campobasso
- Vinchiaturo: circa 620 m
- Sepino: circa 700 m
- Saepinum-Altilia: circa 500-550 m
- Massiccio del Matese: grande quinta montuosa meridionale
- Monte Miletto: 2.050 m, visibile nel sistema montuoso del Matese
- La Gallinola: 1.923 m
- Porta Bojano: uno dei punti più scenografici dell’area archeologica
- Belvederi rurali tra Vinchiaturo e Sepino: panorami sulle colline e sulle dorsali matesine
❤️ Perché percorrerlo
Questo itinerario è ideale per chi non vuole separare la bicicletta dalla scoperta culturale. La soddisfazione non deriva soltanto dal chilometraggio o dal dislivello: il vero premio è arrivare ad Altilia pedalando attraverso lo stesso territorio che per secoli è stato attraversato da mercanti, soldati, pastori e greggi.
È consigliato ai cicloamatori allenati, ma può essere accorciato facilmente scegliendo una versione lineare. Tra tutti i percorsi della Top 10 è probabilmente quello che meglio racconta la continuità tra il Molise antico e quello contemporaneo.
🚴 Lago di Guardialfiera e valle del Biferno (Campobasso)
📝 Descrizione del percorso
Il lago di Guardialfiera offre uno dei paesaggi più sorprendenti del Molise interno. L’acqua, le colline e i borghi costruiti sulle alture creano un ambiente molto diverso sia dalle montagne del Matese sia dall’Alto Molise, e permettono di realizzare un itinerario cicloturistico estremamente vario.
Per la nostra guida abbiamo ipotizzato un percorso di circa 65 chilometri che combina il lago, Guardialfiera e una parte della valle del Biferno, utilizzando viabilità locale e strade secondarie. È importante distinguere questo itinerario più ampio dai piccoli anelli strettamente circumlacuali: nell’area sono documentate sia una proposta gravel moderata di circa 18,2 km, sia una variante MTB più lunga di circa 31 km con oltre 700 metri di dislivello.
La partenza può essere organizzata nei pressi di Guardialfiera, borgo posto in posizione dominante sul bacino. Da qui il percorso alterna tratti panoramici affacciati sull’acqua a saliscendi tra le colline, seguendo in parte il grande corridoio naturale del Biferno.
Il lago è artificiale, ma con il passare dei decenni è diventato parte integrante del paesaggio e un ambiente importante per l’avifauna. La Camera di Commercio del Molise segnala la presenza di una strada circumlacuale in brecciato e la possibilità di osservare numerosi uccelli sulle rive fangose del bacino.
Uno degli elementi visivi più caratteristici è il sistema dei viadotti che attraversa il lago. Il progetto della strada che disegna grandi curve sopra l’acqua risale agli anni Sessanta ed è legato all’ingegnere Filippo Arredi.
Dal punto di vista ciclistico è un percorso meno severo rispetto a Capracotta o Campitello Matese, ma non va sottovalutato: le colline molisane producono un continuo accumulo di dislivello e i 65 chilometri possono diventare impegnativi soprattutto in presenza di vento o temperature elevate.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 65 km
📈 Dislivello: circa 950 m
⛰️ Quota massima: circa 650 m
⏱️ Tempo medio: 4-5 ore
🚴 Difficoltà: Cicloamatore
👀 Cosa si può ammirare
Lago di Guardialfiera, borgo di Guardialfiera, valle del Biferno, diga del Liscione, viadotti sul lago, colline del Molise centrale, campagne coltivate e zone frequentate dall’avifauna acquatica.
🌿 Profumi e atmosfera
Acqua dolce, canneti, erba, ginestra, quercia, terra dei campi e vegetazione delle rive.
È un percorso nel quale domina la sensazione di spazio. Il lago appare e scompare tra le colline, mentre i punti più elevati permettono di osservare contemporaneamente l’acqua, i campi e le dorsali dell’interno.
🍽️ Dove fermarsi
Guardialfiera è la sosta principale e più naturale dell’itinerario. Nei centri della valle del Biferno si trovano inoltre trattorie e agriturismi nei quali assaggiare cucina molisana tradizionale.
Tra le scelte più adatte dopo una pedalata ci sono cavatelli, legumi, formaggi, salumi, carni alla brace e preparazioni a base di prodotti dell’agricoltura locale.
⭐ Curiosità
Il lago di Guardialfiera è un bacino artificiale creato sbarrando il corso del Biferno. Oggi costituisce uno degli elementi paesaggistici più riconoscibili del Molise centrale.
La strada che attraversa il bacino con i suoi viadotti sinuosi fu progettata nel 1966 dall’ingegnere Filippo Arredi ed è censita nell’Atlante dell’Architettura Contemporanea del Ministero della Cultura.
Le rive e le aree fangose sono frequentate da numerose specie di uccelli, rendendo il percorso interessante anche per chi associa la bicicletta all’osservazione naturalistica.
Il lago è chiamato anche Lago del Liscione, dal nome della diga che ha dato origine al bacino.
La presenza di percorsi gravel e MTB di lunghezza diversa rende possibile adattare la giornata al livello di allenamento: si può affrontare un anello breve oppure inserire il lago in un itinerario molto più ampio nella valle del Biferno.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Anche in questo caso non esistono episoi immediatamente collegabili al Giro d’Italia o altre classiche.
Il collegamento sportivo più autentico è invece rappresentato dalla crescita recente del gravel e della mountain bike nell’area. L’anello del lago è oggi documentato in diverse configurazioni: una proposta gravel di circa 18 km e una MTB di circa 31 km, quest’ultima classificata come intermedia e caratterizzata da un dislivello considerevole rispetto alla distanza.
A livello storico più ampio, la valle del Biferno è stata una naturale direttrice di collegamento tra l’interno e la costa. Il ciclismo molisano contemporaneo la utilizza proprio per costruire itinerari che uniscono Termoli alle zone interne: esiste, ad esempio, una proposta cicloturistica di circa 60 km tra Termoli e il lago di Guardialfiera, già richiamata nella nostra introduzione generale.
Questo è quindi uno dei percorsi nei quali l’evento sportivo non è un singolo giorno memorabile, ma la trasformazione stessa del territorio in destinazione per il cicloturismo. In un articolo serio preferisco dirlo apertamente piuttosto che associare al lago un campione o una tappa che non hanno un rapporto documentabile con il tracciato.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Guardialfiera: circa 270 m
- Belvedere di Guardialfiera: panorama principale sul lago
- Lago di Guardialfiera: circa 140 m sul livello del mare, con variazioni legate al livello del bacino
- Diga del Liscione: principale opera idraulica del sistema
- Viadotti sul lago: uno dei punti fotografici più riconoscibili
- Valle del Biferno: grande corridoio paesaggistico dell’itinerario
- Colline di Lupara: rilievi panoramici dell’area
- Dorsali verso Casacalenda: panorami sulla campagna del Molise centrale
- Strada circumlacuale: punti ravvicinati di osservazione dell’acqua e dell’avifauna
- Belvederi rurali sopra il bacino: vedute complessive sul lago e sui viadotti
❤️ Perché percorrerlo
È uno dei percorsi più rilassanti e fotografici della selezione. Non possiede l’epica delle grandi salite del Matese né la durezza dell’Alto Molise, ma offre qualcosa di diverso: acqua, silenzio, strade rurali e un paesaggio che cambia continuamente con la luce.
Consigliato a chi ama il cicloturismo esplorativo e a chi vuole inserire nella propria esperienza molisana una giornata meno agonistica. Con una gravel o una mountain bike è inoltre possibile aggiungere varianti sterrate e avvicinarsi maggiormente alle rive, trasformando il percorso in una vera esplorazione del lago.
🚴 Termoli e costa del Basso Molise (Campobasso)
📝 Descrizione del percorso
Dopo le montagne del Matese, i boschi dell’Alto Molise e le colline della valle del Biferno, il settimo itinerario della nostra selezione cambia completamente scenario. La costa molisana è breve, ma proprio per questo può essere percorsa quasi interamente in una sola giornata, costruendo un itinerario che colleghi Petacciato, Termoli e Campomarino.
La proposta della nostra guida prevede un percorso di circa 55 chilometri, con possibilità di ridurre sensibilmente la distanza per chi vuole organizzare una semplice escursione di mezza giornata. La costa molisana misura complessivamente circa 35 chilometri ed è caratterizzata prevalentemente da spiagge basse e sabbiose, interrotte soprattutto dal promontorio sul quale sorge il borgo antico di Termoli.
Il punto di partenza può essere fissato nella zona di Petacciato Marina. Da qui si procede verso sud seguendo il litorale e le strade locali in direzione di Termoli. Il percorso entra quindi nella parte più scenografica della città: il borgo medievale, il Castello Svevo, le mura affacciate sul mare e il porto rappresentano una sequenza completamente diversa da tutti gli altri itinerari della Top 10.
Da Termoli si continua verso Campomarino Lido, raggiungendo la parte meridionale della costa molisana. Una traccia cicloturistica già documentata tra Petacciato, Termoli e Campomarino conferma la possibilità di collegare i tre principali settori costieri in bicicletta; esistono inoltre itinerari più brevi, come il giro di circa 30 chilometri tra Termoli, la valle del Sinarca e Petacciato, prevalentemente pianeggiante.
La difficoltà del percorso dipende soprattutto dalla variante scelta. Restando vicino alla costa, l’itinerario è il più semplice della nostra selezione; inserendo invece le colline retrostanti, il dislivello aumenta rapidamente. La rete locale permette anche combinazioni molto più impegnative: tra gli itinerari censiti nell’area di Campomarino compare, ad esempio, un anello di circa 65 chilometri che raggiunge San Martino in Pensilis e Larino.
Per la nostra Top 10 manterrei però l’identità marittima del percorso. Dopo nove itinerari nei quali il dislivello costituisce quasi sempre una componente decisiva, è giusto che il Molise abbia anche una proposta accessibile ai cicloturisti meno allenati, alle famiglie abituate a pedalare e a chi utilizza una e-bike.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 55 km
📈 Dislivello: circa 400 m
⛰️ Quota massima: circa 180 m nelle varianti collinari
⏱️ Tempo medio: 3-4 ore, escluse le soste
🚲 Difficoltà: Ciclista della domenica
👀 Cosa si può ammirare
Termoli, borgo antico, Castello Svevo, cattedrale di Santa Maria della Purificazione, trabucchi, porto di Termoli, lungomare nord, valle del Sinarca, Petacciato Marina, Campomarino Lido e le lunghe spiagge sabbiose del Basso Molise.
Il tratto più spettacolare è senza dubbio quello di Termoli. Arrivando in bicicletta, il borgo appare come una piccola penisola fortificata protesa nell’Adriatico. È uno di quei casi in cui conviene interrompere deliberatamente la pedalata: attraversare a piedi i vicoli del centro storico e affacciarsi dalle mura fa parte dell’esperienza tanto quanto il percorso ciclistico.
🌿 Profumi e atmosfera
Salsedine, pino marittimo, vegetazione dunale, macchia mediterranea, brezza marina e profumo della vegetazione delle zone umide costiere.
È l’itinerario più luminoso della Top 10. La presenza costante del mare e l’assenza delle lunghe salite dell’interno producono una pedalata completamente diversa. In primavera e all’inizio dell’autunno si può procedere per chilometri con temperature piacevoli e traffico turistico ridotto.
In estate, invece, consiglio una partenza molto anticipata. Il caldo, il traffico nelle località balneari e l’affollamento rendono meno piacevoli le ore centrali della giornata.
🍽️ Dove fermarsi
Termoli è la sosta gastronomica principale del percorso. Qui la cucina cambia completamente rispetto agli itinerari montani: pesce dell’Adriatico, brodetto, triglie, seppie, calamari e preparazioni della tradizione marinara sostituiscono formaggi, zuppe e carni dell’interno.
Anche Campomarino offre numerose possibilità di sosta, soprattutto durante la stagione estiva. Petacciato è invece interessante per chi vuole abbinare la pedalata a una deviazione verso il borgo posto sulla collina.
⭐ Curiosità
La costa molisana è lunga soltanto circa 35 chilometri: Termoli, Campomarino, Petacciato e Montenero di Bisaccia costituiscono i principali territori comunali affacciati sul mare.
Il borgo antico di Termoli è costruito su un promontorio che interrompe la continuità della costa bassa e sabbiosa.
La costa conserva alcuni trabucchi, le caratteristiche macchine da pesca dell’Adriatico formate da piattaforme lignee e lunghi bracci sospesi sull’acqua.
Dal porto di Termoli partono i collegamenti marittimi per le Isole Tremiti.
Per chi vuole prolungare il viaggio verso nord, una delle combinazioni cicloturistiche più utilizzate collega Termoli a San Salvo per circa 53,7 chilometri, proseguendo lungo il corridoio adriatico.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Il 14 ottobre 1961 si disputò una semitappa della Tre Giorni del Sud, corsa professionistica di 476 chilometri complessivi suddivisa in tre giornate e sei semitappe. La frazione del mattino collegava Campobasso a Termoli per 100,4 chilometri.
A vincere sul mare fu Franco Bitossi, uno dei corridori italiani più popolari degli anni Sessanta e Settanta. Il toscano, soprannominato Cuore Matto per le sue aritmie, sarebbe diventato campione d’Italia, vincitore del Giro di Lombardia e protagonista del drammatico finale del Mondiale di Gap del 1972, quando fu raggiunto a poche centinaia di metri dall’arrivo.
La classifica finale della Tre Giorni del Sud 1961 fu vinta da Vito Taccone davanti a Giuseppe Fallarini e Gastone Nencini. Era un podio di livello straordinario: Nencini aveva vinto il Tour de France soltanto l’anno precedente.
Molti anni dopo, Termoli è tornata protagonista del Giro d’Italia. Nel 2021 la settima tappa si concluse nella città adriatica con la vittoria allo sprint di Caleb Ewan, che precedette Davide Cimolai e Tim Merlier. Era la seconda vittoria di Ewan in quel Giro e uno degli arrivi più importanti della storia ciclistica recente della città.
Questo è quindi un itinerario apparentemente tranquillo, ma con una memoria sportiva di grande livello: da Bitossi e Taccone fino ai velocisti del ciclismo contemporaneo.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Borgo antico di Termoli: circa 20-25 m sul mare
- Castello Svevo: principale punto panoramico del centro storico
- Mura di Termoli: vedute sull’Adriatico e sulla costa
- Petacciato: centro storico a circa 220 m, raggiungibile con una deviazione in salita
- Belvedere di Petacciato: uno dei panorami più ampi sulla costa molisana
- Valle del Sinarca: corridoio naturale tra costa e colline
- Campomarino: circa 50 m nel centro storico
- Campomarino Lido: quota del mare
- Promontorio di Termoli: elemento geografico più riconoscibile del percorso
- Litorale verso Montenero di Bisaccia: panorami aperti sulla costa settentrionale
❤️ Perché percorrerlo
Questo è il percorso da scegliere per scoprire che il Molise non è soltanto Appennino. In meno di una giornata si può attraversare quasi tutta la sua dimensione marittima, pedalando tra spiagge, pinete, trabucchi e un centro storico di grande fascino come Termoli.
È inoltre il percorso più accessibile della nostra Top 10. Può essere affrontato senza preparazione agonistica, accorciato facilmente e trasformato in una giornata nella quale la bicicletta si alterna al mare, alla visita dei borghi e alla cucina di pesce.

🚴 Venafro – Valle del Volturno – Colli a Volturno (Isernia)
📝 Descrizione del percorso
L’ottavo itinerario parte da Venafro e segue idealmente il corso del Volturno verso le montagne. È un percorso diverso da quello già descritto tra Isernia, Castel San Vincenzo e le Mainarde: in questo caso il protagonista è soprattutto il paesaggio della valle, con un’altimetria più dolce e una maggiore presenza di campagne, uliveti e piccoli centri.
La proposta della nostra guida è un itinerario di circa 70 chilometri che collega Venafro, Pozzilli, Montaquila e Colli a Volturno, con possibili deviazioni verso Fornelli e le strade secondarie della valle.
La scelta non è casuale. La Ciclovia del Volturno nasce nella valle ai piedi delle Mainarde e prosegue idealmente verso Capua, seguendo un sistema di strade secondarie, tratti sterrati e viabilità rurale. La descrizione nazionale dell’itinerario sottolinea proprio la presenza di strade di campagna, borghi medievali e tratti prevalentemente pianeggianti o in discesa seguendo il corso del fiume.
Partendo da Venafro, la prima parte della pedalata attraversa un paesaggio segnato dagli olivi. La città è infatti circondata da un patrimonio olivicolo storico che costituisce uno degli elementi più riconoscibili del territorio.
Procedendo verso nord, il paesaggio si apre progressivamente sulla valle. Il Volturno diventa il filo conduttore dell’itinerario, mentre sullo sfondo si avvicinano le montagne dell’Appennino molisano.
Colli a Volturno è il punto ideale per la parte centrale della pedalata. Da qui si può decidere se rientrare verso Venafro completando un anello su strade secondarie oppure prolungare il percorso verso l’Alta Valle del Volturno.
Dal punto di vista tecnico, è uno dei percorsi più modulabili della guida. Una bici da strada permette di utilizzare la viabilità asfaltata della valle; una gravel consente invece di sfruttare maggiormente il corridoio della Ciclovia del Volturno e alcune strade agricole. L’area offre un numero elevato di combinazioni ciclistiche e di percorsi su strada censiti intorno a Venafro.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 70 km
📈 Dislivello: circa 850 m
⛰️ Quota massima: circa 620 m nelle varianti collinari
⏱️ Tempo medio: 4-5 ore
🚴 Difficoltà: Cicloamatore
👀 Cosa si può ammirare
Venafro, centro storico, Castello Pandone, uliveti storici, valle del Volturno, Pozzilli, Montaquila, Colli a Volturno, Fornelli e panorami verso le Mainarde.
Il paesaggio più caratteristico non è quello di una singola cima, ma l’intera apertura della valle. La bicicletta permette di osservare il passaggio graduale dagli oliveti dell’area di Venafro agli ambienti sempre più montani dell’Alto Volturno.
🌿 Profumi e atmosfera
Olivo, erba dei campi, acqua del fiume, quercia, vegetazione ripariale, terra e fieno.
È una pedalata rurale, soprattutto se si scelgono le strade secondarie. Il traffico diminuisce allontanandosi dagli assi principali e la valle diventa il vero elemento ordinatore del viaggio.
In primavera il verde domina completamente il paesaggio; in autunno, invece, l’itinerario acquista colori più caldi e può essere abbinato alla scoperta dell’olio e dei prodotti agricoli locali.
🍽️ Dove fermarsi
Venafro è il punto di riferimento gastronomico principale, soprattutto per chi vuole approfondire la cultura dell’olio locale.
Lungo la valle sono possibili soste a Colli a Volturno, Montaquila e nei piccoli centri circostanti. La cucina è quella dell’interno molisano: pasta fresca, legumi, verdure, salumi, formaggi e carni.
Per un itinerario cicloturistico, questa è una delle zone migliori per scegliere un agriturismo o una piccola trattoria lontana dai centri più grandi.
⭐ Curiosità
La valle del Volturno costituisce uno dei grandi corridoi geografici dell’Italia centro-meridionale. Il fiume nasce in Molise, nei pressi di Rocchetta a Volturno, e prosegue verso la Campania.
La Ciclovia del Volturno è concepita come un itinerario che parte ai piedi delle Mainarde e segue il fiume verso Capua. Il tratto iniziale comprende anche segmenti sterrati e viabilità secondaria.
Venafro possiede un paesaggio storico fortemente caratterizzato dalla coltivazione dell’olivo.
Il Castello Pandone conserva un celebre ciclo di affreschi rinascimentali raffiguranti cavalli a grandezza naturale, uno degli elementi artistici più particolari della città.
La posizione geografica di Venafro ha fatto della zona un luogo di passaggio tra Molise, Lazio e Campania fin dall’antichità.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Per questo itinerario abbiamo una combinazione quasi perfetta tra ciclismo pionieristico e ciclismo contemporaneo.
Il territorio della provincia di Isernia è legato innanzitutto al Macerone, il valico che ha costruito una parte della leggenda dei primi Giri d’Italia. Le sue rampe raggiungono in alcuni punti pendenze indicate fino al 14%, e la tradizione ciclistica lega a queste strade uno degli episodi più famosi della storia della corsa rosa.
Nel Giro del 1921, Costante Girardengo, dopo aver dominato l’inizio della corsa vincendo le prime quattro tappe, entrò in una crisi devastante durante la Chieti–Napoli. La tradizione colloca nell’area del Macerone il celebre gesto del Campionissimo che, sceso dalla bicicletta, avrebbe tracciato una croce sulla polvere prima di arrendersi: «Girardengo si ferma qui». Come già precisato nella scheda precedente, le ricostruzioni non sono tutte concordi sulla localizzazione esatta della frase, ma il Macerone resta indissolubilmente associato a quella crisi.
Il collegamento più diretto con il nostro itinerario arriva però dalla storia recente.
Nel 2026, la settima tappa del Giro d’Italia, la lunghissima Formia–Blockhaus, ha attraversato Venafro e la valle dirigendosi verso Colli a Volturno e Rionero Sannitico. È stato uno dei passaggi sportivi più importanti degli ultimi anni per questa parte del Molise: il percorso portava il gruppo dalla pianura verso una delle giornate di montagna decisive della corsa. La tappa faceva parte del percorso ufficiale della 109ª edizione del Giro.
C’è infine un precedente particolarmente interessante. Nel 1961, la Tre Giorni del Sud attraversò il Molise con un campo partenti di grande prestigio. La corsa fu vinta da Vito Taccone davanti a Giuseppe Fallarini e Gastone Nencini. Le sue tappe collegarono località come Capracotta, Isernia, Campobasso e Termoli, mostrando già negli anni Sessanta quanto le strade molisane potessero prestarsi a una corsa a tappe selettiva.
La valle del Volturno possiede quindi una caratteristica rara: permette di pedalare in un territorio nel quale la storia del ciclismo può essere raccontata partendo dai pionieri degli anni Venti e arrivando fino al Giro contemporaneo.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Venafro: circa 220 m
- Monte Santa Croce: rilievo dominante sull’area di Venafro
- Pozzilli: circa 230 m
- Montaquila: circa 460 m
- Colli a Volturno: circa 400 m
- Fornelli: circa 530 m
- Valle del Volturno: principale panorama naturale dell’itinerario
- Mainarde: grande quinta montuosa visibile procedendo verso nord
- Monte Mare: 2.020 m
- Monte Meta: 2.242 m, una delle grandi cime del sistema montuoso visibile dall’Alta Valle
❤️ Perché percorrerlo
È il percorso ideale per chi vuole pedalare nel Molise occidentale senza affrontare necessariamente una grande salita. Il Volturno accompagna idealmente il viaggio, mentre uliveti, campagne e borghi creano un paesaggio più dolce rispetto alle montagne di Capracotta o Campitello Matese.
La sua forza è anche la flessibilità. Può essere percorso su asfalto, trasformato in una giornata gravel oppure inserito in un viaggio più lungo lungo la Ciclovia del Volturno. Per chi ama la storia del ciclismo, inoltre, poche zone del Molise permettono di collegare con tanta naturalezza il mito di Girardengo alle tappe del Giro del XXI secolo.
🚴 Larino – Casacalenda – Bonefro e le colline del Basso Molise (Campobasso)
📝 Descrizione del percorso
Il nono itinerario attraversa un Molise completamente diverso da quello delle grandi salite appenniniche. Qui non ci sono arrivi a 1.500 metri, laghi di montagna o lunghi valichi: la difficoltà nasce da una successione quasi continua di colline, brevi salite, discese veloci e nuove risalite.
Il percorso proposto collega Larino, Casacalenda e Bonefro attraverso circa 74 chilometri di strade del Basso Molise. La quota assoluta non è particolarmente elevata, ma l’altimetria è molto movimentata: Bonefro sorge a circa 640 metri e il suo territorio comunale varia dai 383 metri del torrente Tona agli 889 metri del Cerro del Ruccolo.
La partenza da Larino permette di iniziare il viaggio da uno dei centri storicamente più importanti del Molise orientale. Lasciata la città, la strada entra progressivamente in un paesaggio agricolo fatto di campi coltivati, uliveti e piccoli centri posti sulle sommità delle colline.
Casacalenda rappresenta la seconda grande tappa del percorso. Il borgo sorge in posizione elevata e la sua storia è legata all’antico insediamento di Kalene, ricordato dalle fonti in relazione agli avvenimenti della seconda guerra punica.
Da Casacalenda si procede verso Bonefro. È questa la parte nella quale il percorso mostra il suo carattere più autenticamente collinare: non esiste una salita decisiva, ma un continuo accumulo di dislivello che richiede una buona capacità di gestione delle energie.
È un itinerario particolarmente adatto alla bici da strada e alle e-bike da turismo. Con una gravel è possibile inserire deviazioni sulle strade rurali e sulle carrarecce che attraversano le campagne, ma la versione principale della guida resta prevalentemente asfaltata.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 74 km
📈 Dislivello: circa 1.100 m
⛰️ Quota massima: circa 700 m sul tracciato principale
⏱️ Tempo medio: circa 5 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
Larino, anfiteatro romano, centro storico di Larino, Casacalenda, Bonefro, castello longobardo, campagne del Basso Molise, uliveti, campi di cereali e grandi panorami sulle colline orientali della regione.
Il fascino del percorso nasce soprattutto dalla continuità del paesaggio. Le strade si muovono tra dorsali e vallate e i borghi compaiono spesso in lontananza, arroccati sulle alture che devono essere raggiunte.
🌿 Profumi e atmosfera
Grano, terra dei campi, ulivo, ginestra, fieno, erbe spontanee e vegetazione delle colline.
In primavera il paesaggio è particolarmente verde e le temperature sono generalmente più adatte alla pedalata. In estate è preferibile partire al mattino presto, perché lunghi tratti del percorso attraversano zone agricole aperte e poco ombreggiate.
L’autunno è un’altra stagione molto interessante: il traffico è limitato, le temperature diventano più miti e la luce valorizza particolarmente il paesaggio collinare.
🍽️ Dove fermarsi
Larino offre la scelta più ampia per la partenza e il rientro, mentre Casacalenda e Bonefro sono adatte a una sosta intermedia.
La cucina è quella rurale del Basso Molise: pasta fatta in casa, legumi, carni, formaggi, salumi e preparazioni tradizionali legate ai prodotti agricoli.
L’itinerario attraversa un territorio poco turistico nel senso convenzionale del termine. Proprio per questo è consigliabile verificare in anticipo giorni e orari di apertura dei locali nei centri più piccoli, soprattutto fuori stagione.
⭐ Curiosità
Casacalenda viene identificata dalla tradizione storica con l’antica Kalene ricordata da Polibio in relazione alla campagna militare del 217 a.C., durante la seconda guerra punica.
Bonefro sorge a circa 640 metri, ma il territorio comunale raggiunge quote vicine ai 900 metri. Il borgo conserva una struttura urbana di origine medievale e una storia documentata almeno dall’XI secolo.
Il nome storico di Bonefro compare nella forma Binifri in un documento del 1049. Una delle interpretazioni tradizionali lo collega al latino Vinifer, con riferimento a una terra produttrice di vino.
La zona fu duramente colpita dal terremoto del Molise del 2002, che interessò in modo particolarmente grave diversi centri del Basso Molise.
Il paesaggio agricolo costituisce una delle principali attrazioni dell’itinerario: è una parte del Molise nella quale la bicicletta permette di entrare in contatto con territori raramente presenti nei grandi circuiti turistici.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
Per questo percorso il legame con il grande ciclismo professionistico è meno evidente rispetto a Campitello Matese, Campobasso o Termoli.
Esiste però un elemento sportivo molto interessante: la conformazione del Basso Molise è particolarmente adatta alle corse nervose, nelle quali il dislivello complessivo nasce dall’accumulo di decine di brevi ascese piuttosto che da una singola montagna.
È lo stesso tipo di terreno che caratterizzò la Tre Giorni del Sud del 1961, già incontrata nelle schede precedenti. Quella corsa attraversò il Molise proponendo semitappe e frazioni molto diverse tra loro e fu vinta da Vito Taccone davanti a Giuseppe Fallarini e Gastone Nencini. Il passaggio dalle montagne dell’interno alla costa dimostrò quanto la regione fosse adatta a una corsa a tappe breve ma estremamente selettiva.
Per il territorio di Larino e delle colline orientali, la dimensione sportiva più autentica rimane oggi quella delle granfondo, delle randonnée e del cicloturismo di lunga distanza. È un’area nella quale il profilo altimetrico inganna: non ci sono salite celebri, ma dopo 70 chilometri il continuo susseguirsi di strappi può produrre una fatica paragonabile a quella di un percorso di media montagna.
È proprio questo il valore ciclistico dell’itinerario: mostrare che in Molise la difficoltà non coincide necessariamente con l’alta quota.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Larino: circa 340 m
- Casacalenda: circa 640 m
- Bonefro: circa 640 m
- Cerro del Ruccolo: 889 m, massima elevazione del territorio comunale di Bonefro
- Dorsali agricole del Basso Molise: principali punti panoramici dell’itinerario
- Belvederi di Casacalenda: ampie vedute sulle colline circostanti
- Centro alto di Bonefro: panorama sul territorio rurale
- Vallate tra Casacalenda e Bonefro: tratto paesaggisticamente più movimentato
- Campagne di Larino: grandi vedute sul paesaggio agricolo
- Dorsali verso il Fortore: panorami verso il settore orientale e meridionale della regione
❤️ Perché percorrerlo
È il percorso più adatto per conoscere il Molise rurale. Non presenta un’attrazione dominante come Campitello Matese o il lago di Castel San Vincenzo, ma costruisce il proprio fascino chilometro dopo chilometro.
È consigliato a chi ama le strade secondarie, i borghi poco turistici e le pedalate nelle quali il paesaggio conta più della ricerca di una singola meta. L’altimetria continuamente ondulata lo rende inoltre molto più sportivo di quanto possa sembrare osservando soltanto la quota massima.
🚴 Tratturo Pescasseroli–Candela nel Molise centrale
📝 Descrizione del percorso
L’ultimo itinerario della Top 10 chiude idealmente il viaggio nel punto in cui storia, paesaggio e cicloturismo molisano si incontrano: il Tratturo Pescasseroli–Candela, una delle grandi vie della transumanza dell’Italia meridionale.
L’intero tratturo storico misura circa 211 chilometri e collega l’Appennino abruzzese al Tavoliere delle Puglie. Nel suo sviluppo attraversa una parte molto consistente del Molise, toccando, tra gli altri centri, Rionero Sannitico, Isernia, Castelpetroso, Bojano, San Polo Matese, Campochiaro, Guardiaregia, Sepino e Cercemaggiore.
Per evitare di sovrapporre questo percorso a quello dell’Alto Molise già inserito al secondo posto, la scheda considera una tratta nel Molise centrale, sviluppata tra l’area di Bojano, il Matese pedemontano, Sepino e il territorio di Cercemaggiore, con raccordi che permettono di costruire un percorso di circa 80 chilometri.
Il fondo è misto. Il tratturo non deve essere immaginato come una ciclabile continua e perfettamente segnalata: alcuni tratti sono erbosi, altri sterrati, altri ancora coincidono o si raccordano con strade secondarie asfaltate. Per questo motivo la scelta più adatta è una gravel con pneumatici generosi oppure una mountain bike.
La validità ciclistica di questa tipologia di percorso è confermata anche dalle tracce disponibili nell’area: tra le proposte cicloturistiche molisane compare, per esempio, un anello gravel di circa 65,5 km e 910 metri di dislivello che utilizza il Tratturo Pescasseroli–Candela nell’area di Campobasso.
La Via del Tratturo, itinerario più ampio che utilizza porzioni delle grandi vie pastorali, si sviluppa per 112 chilometri e alterna sentieri montani, strade sterrate secondarie e asfalto poco trafficato; per la percorrenza è raccomandato l’uso delle tracce GPS.
📊 Scheda tecnica
📏 Lunghezza: circa 80 km nella tratta proposta
📈 Dislivello: circa 1.300 m
⛰️ Quota massima: circa 1.050 m
⏱️ Tempo medio: 6-7 ore
🏔️ Difficoltà: Cicloamatore allenato
👀 Cosa si può ammirare
Bojano, piana del Matese, San Polo Matese, Campochiaro, Guardiaregia, Sepino, paesaggio dei tratturi, montagne del Matese e campagne del Molise centrale.
Il valore principale non è dato da una sola attrazione. Si attraversa un vero corridoio storico, nel quale borghi, pascoli, fonti e aree archeologiche possono essere letti come parti di uno stesso sistema territoriale.
🌿 Profumi e atmosfera
Erba, terra, fieno, quercia, ginestra, pascoli e sottobosco appenninico.
Nei tratti più integri l’atmosfera è quella di un viaggio lontano dalle normali direttrici stradali. La larghezza originaria del tratturo permette in alcuni punti di intuire la scala gigantesca degli spostamenti stagionali delle greggi.
Dopo piogge abbondanti, alcuni segmenti erbosi o sterrati possono diventare fangosi. È quindi opportuno controllare le condizioni del fondo e disporre della traccia GPS prima della partenza. La documentazione dedicata alla Via del Tratturo raccomanda esplicitamente la navigazione tramite tracce scaricabili.
🍽️ Dove fermarsi
Bojano e Sepino rappresentano le due soste principali. Lungo il percorso è possibile organizzare fermate nei centri minori del Matese pedemontano.
La cucina è perfettamente coerente con la storia del percorso: formaggi, caciocavallo, ricotta, salumi, pasta fatta in casa, legumi e piatti della tradizione pastorale.
In questo itinerario il cibo non rappresenta soltanto una sosta gastronomica, ma una parte della storia culturale della transumanza.
⭐ Curiosità
Il Pescasseroli–Candela misura circa 211 km ed è conosciuto anche come Via della Lana.
L’antica direttrice collegava le montagne dell’Abruzzo con il Tavoliere pugliese, attraversando longitudinalmente il Molise.
Nel territorio molisano tocca entrambe le province e attraversa alcuni dei luoghi già presenti nella Top 10, tra cui Isernia, Bojano e Sepino.
In alcuni settori il percorso storico correva vicino alla Via Herculia romana, dimostrando come le grandi direttrici naturali siano state utilizzate in epoche differenti per funzioni diverse.
Il tratturo non era un semplice sentiero: in alcuni tratti raggiungeva una larghezza di circa 60 metri.
🏆 Imprese sportive e grandi eventi
L’impresa sportiva più autentica è oggi rappresentata dalla trasformazione di queste antiche vie in terreno per bikepacking, gravel e ultradistanza.
Il Pescasseroli–Candela non è un percorso preparato artificialmente per la bicicletta: il ciclista deve adattarsi a un’infrastruttura nata per tutt’altro scopo, affrontando erba, terra, carrarecce, asfalto e tratti che possono diventare difficili dopo il maltempo.
Le proposte ciclistiche documentate confermano la durezza del terreno. Un anello gravel nell’area molisana raggiunge circa 65,5 km e 910 metri di dislivello, mentre altri percorsi classificano alcuni segmenti come impegnativi e segnalano la possibile presenza di fondo non asfaltato e tratti nei quali può essere necessario procedere con maggiore cautela.
Il valore sportivo contemporaneo del tratturo consiste quindi nella resistenza e nell’autosufficienza. Non c’è il pubblico di un arrivo del Giro, ma la capacità di orientarsi, gestire le energie e affrontare superfici continuamente diverse.
È un finale coerente per la Top 10: dopo aver incontrato Hinault, Gaul, Girardengo, Bitossi e i protagonisti del ciclismo moderno, il viaggio termina con una forma di ciclismo nella quale il protagonista torna a essere il territorio.
⛰️ Cime e punti panoramici del percorso
- Bojano: circa 480 m
- Piana di Bojano: grande apertura paesaggistica ai piedi del Matese
- San Polo Matese: circa 730 m
- Campochiaro: circa 750 m
- Guardiaregia: circa 730 m
- Sepino: circa 700 m
- Monte Miletto: 2.050 m, dominante sul sistema del Matese
- La Gallinola: 1.923 m
- Dorsali di Cercemaggiore: panorami sul Molise centrale
- Tratti aperti del tratturo: i punti migliori per percepire l’ampiezza dell’antica via pastorale
❤️ Perché percorrerlo
È il percorso più simbolico dell’intera selezione. Se Campitello Matese racconta il Molise del grande ciclismo, il Pescasseroli–Candela racconta il movimento attraverso la regione prima ancora che la bicicletta esistesse.
È consigliato a chi cerca un viaggio e non soltanto un allenamento. Servono capacità di orientamento, una bicicletta adatta ai fondi misti e disponibilità ad accettare un percorso meno prevedibile rispetto a una strada asfaltata.
La ricompensa è una delle esperienze cicloturistiche più autentiche della regione: pedalare lungo una via utilizzata per secoli, attraversando il Molise non come una successione di attrazioni, ma come un unico paesaggio storico.
Top 10 dei migliori itinerari in bici del Molise
🏆 Bojano – Campitello Matese
🏆 Alto Molise e Tratturo Castel di Sangro–Lucera
🏆 Agnone – Capracotta – Prato Gentile
4. Isernia – Castel San Vincenzo – Mainarde
5. Campobasso – Sepino – Altilia
6. Lago di Guardialfiera e valle del Biferno
7. Termoli e costa del Basso Molise
8. Venafro – Valle del Volturno – Colli a Volturno
9. Larino – Casacalenda – Bonefro e le colline del Basso Molise
10. Tratturo Pescasseroli–Candela nel Molise centrale
Conclusioni
Il Molise è una delle regioni italiane che meglio si presta a essere scoperta lentamente, e la bicicletta permette di comprenderne la varietà molto più di quanto possa suggerire la sua limitata estensione geografica. Nel giro di pochi chilometri si passa dalle salite del Matese alle montagne dell’Alto Molise, dalle Mainarde alle colline del Basso Molise, fino a raggiungere il breve ma affascinante tratto di costa adriatica.
I dieci itinerari selezionati raccontano altrettanti modi di pedalare. La salita verso Campitello Matese rappresenta la scelta naturale per chi cerca il ciclismo delle grandi montagne e delle imprese del Giro d’Italia; l’Alto Molise e i grandi tratturi permettono invece di entrare in contatto con il paesaggio della transumanza; Capracotta, Prato Gentile e le Mainarde offrono strade severe, boschi e panorami che appartengono al volto più montano della regione.
Non mancano percorsi più accessibili. La costa tra Petacciato, Termoli e Campomarino permette di organizzare una giornata in bicicletta senza affrontare dislivelli proibitivi, mentre il lago di Guardialfiera offre un ambiente particolarmente adatto a chi ama alternare la pedalata alla fotografia e all’osservazione della natura. La valle del Volturno, grazie alla possibilità di combinare asfalto e tratti gravel, rappresenta invece una delle aree più interessanti per costruire itinerari di lunghezza e difficoltà differenti.
Uno degli aspetti che emerge con maggiore forza è il rapporto tra queste strade e la storia dello sport. Il Molise ha visto passare e vincere alcuni dei più grandi corridori di ogni epoca: dai pionieri come Costante Girardengo ai campioni del dopoguerra, da Charly Gaul e Gastone Nencini fino ai protagonisti del ciclismo contemporaneo. In molti casi non si tratta di semplici passaggi della corsa rosa, ma di episodi precisi, crisi, vittorie e giornate che hanno contribuito alla storia del ciclismo italiano.
Accanto al ciclismo professionistico esiste però un’altra dimensione, forse ancora più adatta al territorio molisano. È quella delle strade secondarie, dei tratturi, delle vie rurali e dei piccoli borghi che possono essere raggiunti senza l’affollamento presente in molte destinazioni cicloturistiche più conosciute. Qui il viaggio conserva ancora una componente di scoperta: dietro una salita può apparire un sito archeologico romano, un’abbazia medievale, un lago circondato dalle montagne o un paese del quale si ignorava persino l’esistenza.
Per questo il Molise può essere considerato una destinazione particolarmente interessante sia per il ciclista allenato sia per chi interpreta la bicicletta come strumento di viaggio. Non esiste un unico percorso simbolo capace di riassumere tutta la regione: sono proprio le differenze tra il Matese, l’Alto Molise, le Mainarde, la valle del Biferno, il Volturno e l’Adriatico a rendere questa Top 10 così varia.
La scelta del periodo è fondamentale. La primavera e l’inizio dell’autunno sono generalmente i momenti migliori per gli itinerari collinari e costieri, mentre l’estate può essere particolarmente adatta alle zone più elevate, come Capracotta, Prato Gentile e Campitello Matese. Prima di affrontare i percorsi sui tratturi e sulle strade sterrate è invece opportuno verificare le condizioni del fondo, soprattutto dopo periodi di pioggia intensa.
Il Molise in bicicletta non è una destinazione da attraversare velocemente. È una regione nella quale conviene concedersi il tempo di fermarsi nei borghi, visitare i siti archeologici, osservare il paesaggio e scoprire una cucina ancora profondamente legata alla pastorizia, all’agricoltura e alle tradizioni locali.
Dalle rampe di Campitello Matese alle rive dell’Adriatico, dai boschi di Capracotta agli antichi tratturi della transumanza, questi dieci percorsi mostrano una regione sorprendentemente completa dal punto di vista cicloturistico. Una terra ancora poco esplorata sulle due ruote, ma proprio per questo capace di offrire qualcosa che nelle destinazioni più celebri è diventato sempre più raro: la sensazione autentica di pedalare alla scoperta di un territorio.




