Prurito, bruciore, dolore, gonfiore e perdite di sangue durante l’evacuazione sono disturbi frequentemente attribuiti alle emorroidi. Non sempre, tuttavia, questi sintomi indicano una malattia emorroidaria: ragadi, irritazioni, fistole e altre patologie dell’area anorettale possono produrre manifestazioni simili. In particolare, un sanguinamento rettale non dovrebbe essere autodiagnosticato o ignorato.
Le emorroidi sono strutture vascolari normalmente presenti nel canale anale e partecipano al mantenimento della continenza. Si parla propriamente di malattia emorroidaria quando questi cuscinetti aumentano di volume, sanguinano, si infiammano oppure prolassano, cioè fuoriescono dal canale anale. Possono essere interne, esterne o associate e richiedere trattamenti differenti.
Nella maggior parte dei casi non è necessario ricorrere immediatamente a un intervento. Le forme più lievi possono migliorare correggendo la stitichezza, modificando alcune abitudini e utilizzando per un periodo limitato prodotti sintomatici. Quando i disturbi persistono, si ripresentano frequentemente o compromettono la qualità della vita, è invece necessaria una valutazione medica.
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Come si curano le emorroidi?
La cura dipende dal tipo di emorroidi, dall’intensità dei sintomi, dalla presenza di sanguinamento o prolasso e dall’eventuale fallimento dei trattamenti precedenti. Non esiste quindi un unico rimedio valido per tutti.
Il trattamento procede generalmente per gradi. Si comincia con la regolarizzazione dell’intestino e le misure domiciliari; se queste non bastano, il medico può consigliare farmaci, procedure ambulatoriali oppure, nei casi più avanzati, un intervento chirurgico.
Come riconoscere la malattia emorroidaria
Le emorroidi interne si sviluppano all’interno del canale anale. Solitamente non provocano un dolore intenso, ma possono causare sanguinamento rosso vivo, sensazione di incompleto svuotamento e prolasso durante l’evacuazione.
Le emorroidi esterne si trovano sotto la cute intorno all’ano e possono provocare gonfiore, prurito e dolore. Se al loro interno si forma un coagulo, si parla di emorroide esterna trombizzata: compare generalmente un nodulo duro e molto doloroso, spesso di colore violaceo.
Le emorroidi interne vengono classificate in quattro gradi. Nel primo non fuoriescono dal canale anale; nel secondo prolassano durante l’evacuazione ma rientrano spontaneamente; nel terzo devono essere riposizionate manualmente; nel quarto rimangono permanentemente all’esterno. Il grado è importante, ma la scelta della cura considera anche sanguinamento, dolore, frequenza delle crisi e impatto sulla vita quotidiana.

Rimedi domiciliari per alleviare i sintomi
Il primo obiettivo consiste nel rendere le feci più morbide e facili da espellere. La stitichezza e lo sforzo prolungato aumentano infatti la pressione nell’area anorettale e possono aggravare gonfiore, sanguinamento e prolasso.
È utile aumentare gradualmente il consumo di fibre attraverso verdura, frutta, legumi e cereali integrali. Un incremento troppo rapido può causare gonfiore e meteorismo; per questo deve essere accompagnato da un apporto di liquidi adeguato alle proprie condizioni di salute. In presenza di malattie renali, cardiache o di altre limitazioni mediche, la quantità di acqua non dovrebbe essere aumentata senza chiedere consiglio al medico.
Durante l’evacuazione bisogna evitare di spingere a lungo e di trattenersi sul water leggendo o utilizzando il telefono. È preferibile assecondare lo stimolo senza rimandarlo. Anche una moderata attività fisica può favorire la regolarità intestinale e ridurre la sedentarietà.
I semicupi con acqua tiepida possono dare sollievo temporaneo al dolore e all’irritazione. La zona deve essere lavata delicatamente e asciugata senza sfregare. Saponi aggressivi, salviette profumate e lavaggi ripetuti possono peggiorare l’irritazione anziché migliorare l’igiene.
Quali farmaci si usano contro le emorroidi
I medicinali non sono tutti equivalenti e servono soprattutto ad alleviare i sintomi o a correggere la stitichezza. Prima di utilizzarli è opportuno leggere il foglietto illustrativo e verificare controindicazioni, allergie, gravidanza, allattamento e possibili interazioni con altre terapie.
| Tipologia | A cosa può servire | Principali cautele |
|---|---|---|
| Integratori di fibre, come lo psillio | Rendono le feci più morbide e riducono lo sforzo | Devono essere assunti con liquidi adeguati e introdotti gradualmente |
| Emollienti o lassativi | Possono essere indicati quando alimentazione e fibre non bastano | La scelta dipende dal tipo di stitichezza e va concordata con medico o farmacista |
| Creme e supposte emorroidarie | Possono attenuare temporaneamente prurito, bruciore e gonfiore | Non eliminano necessariamente la causa e non vanno usate indefinitamente |
| Anestetici locali, come la lidocaina | Riducono temporaneamente dolore e bruciore | L’uso prolungato può provocare irritazione o sensibilizzazione |
| Corticosteroidi locali, come l’idrocortisone | Possono ridurre infiammazione e prurito | Devono essere utilizzati per periodi brevi, seguendo il foglietto illustrativo o l’indicazione sanitaria |
| Antidolorifici | Il paracetamolo può essere impiegato quando appropriato | In presenza di sanguinamento occorre chiedere consiglio prima di utilizzare antinfiammatori |
Alcuni prodotti associano anestetici locali e corticosteroidi. In Italia esistono medicinali autorizzati contenenti, per esempio, lidocaina e idrocortisone, ma la loro disponibilità non significa che siano adatti a ogni persona. Un uso troppo lungo dei corticosteroidi locali può assottigliare o irritare la cute.
Se un prodotto da banco non offre sollievo entro circa una settimana, provoca eruzioni cutanee oppure i sintomi peggiorano, è necessario interrompere l’automedicazione e rivolgersi al medico. È inoltre sconsigliato alternare numerose creme senza una diagnosi, perché il problema potrebbe essere una ragade, una dermatite o un’altra condizione.
Quanto durano le emorroidi?
Non esiste una durata uguale per tutti. I sintomi di un episodio lieve possono attenuarsi nell’arco di alcuni giorni dopo aver corretto la stitichezza e ridotto lo sforzo durante l’evacuazione. Prurito, irritazione e gonfiore possono invece durare più a lungo se persiste la causa che li ha provocati.
Un’emorroide esterna trombizzata tende a essere particolarmente dolorosa nei primi giorni. Successivamente il coagulo viene gradualmente riassorbito e il dolore può diminuire, mentre il nodulo può impiegare alcune settimane a scomparire completamente. Talvolta rimane una piccola piega cutanea, chiamata marisca, che non corrisponde necessariamente a un’emorroide ancora infiammata.
Dopo una legatura elastica, il tessuto trattato generalmente si restringe e si stacca nell’arco di circa una settimana, ma possono comparire fastidio, stimolo evacuativo o piccole perdite di sangue. I tempi di recupero dopo un intervento chirurgico sono più variabili e dipendono dalla tecnica utilizzata, dal numero di emorroidi trattate e dalle condizioni del paziente.
Se non si osserva un miglioramento dopo circa sette giorni di trattamento domiciliare, oppure i sintomi ritornano continuamente, è consigliabile consultare il medico. Non bisogna attendere una settimana in presenza di sanguinamento abbondante, dolore molto intenso, febbre o altri segnali d’allarme.
Emorroidi o ragade anale: come distinguere i sintomi
Emorroidi e ragadi anali possono entrambe provocare dolore e sangue rosso vivo sulla carta igienica o sulla superficie delle feci. Sono però condizioni differenti: le emorroidi derivano dall’alterazione dei cuscinetti vascolari del canale anale, mentre la ragade è una piccola lacerazione della mucosa che riveste l’ano.
La ragade provoca tipicamente un dolore molto acuto, spesso descritto come un taglio, durante il passaggio delle feci. Al dolore iniziale può seguire un bruciore intenso che continua per diversi minuti o persino per alcune ore dopo l’evacuazione. Il sanguinamento è generalmente limitato e di colore rosso vivo.
Le emorroidi interne causano più frequentemente sanguinamento senza un dolore altrettanto tagliente. Possono associarsi a prurito, sensazione di peso, secrezione di muco o fuoriuscita di tessuto durante l’evacuazione. Le emorroidi esterne e quelle trombizzate possono invece essere molto dolorose e produrre un nodulo palpabile vicino all’ano.
Queste differenze sono soltanto orientative. Emorroidi e ragade possono essere presenti contemporaneamente e altri disturbi possono causare sintomi simili. La presenza di sangue o di un dolore persistente richiede quindi una diagnosi medica, soprattutto quando il disturbo compare per la prima volta.
Qual è la posizione migliore per dormire e stare seduti con le emorroidi?
Non esiste una posizione per dormire scientificamente riconosciuta come cura delle emorroidi. Durante una crisi dolorosa si può scegliere la posizione che esercita minore pressione sulla zona interessata. Dormire su un fianco risulta spesso più confortevole rispetto alla posizione supina; alcune persone preferiscono riposare a pancia in giù. Cambiare posizione può essere utile se il dolore interrompe il sonno.
In gravidanza, sdraiarsi sul fianco può inoltre ridurre la pressione percepita nell’area pelvica. Questo accorgimento può migliorare il comfort, ma non sostituisce il trattamento della stitichezza e non fa regredire da solo la malattia emorroidaria.
Quando si deve rimanere seduti, è preferibile utilizzare una sedia stabile e una superficie non eccessivamente rigida. Un cuscino morbido o sagomato può ridurre il fastidio, ma non deve obbligare a mantenere una postura innaturale. I cuscini ad anello non sono indispensabili e per alcune persone possono concentrare la pressione intorno alla zona dolente.
La misura più importante consiste nell’evitare di restare immobili per molte ore. È utile alzarsi regolarmente, camminare per qualche minuto e alternare la posizione seduta con quella in piedi. Questo vale ancora di più sul water: rimanervi a lungo mantiene pressione sui cuscinetti emorroidari e può accentuare il gonfiore.
È possibile far rientrare un’emorroide prolassata?
Alcune emorroidi interne possono fuoriuscire durante l’evacuazione. Quelle di secondo grado rientrano generalmente da sole, mentre quelle di terzo grado possono richiedere una delicata riduzione manuale. Le emorroidi di quarto grado rimangono invece all’esterno e normalmente non possono essere riposizionate stabilmente.
Se il tessuto prolassato è morbido, non è eccessivamente doloroso e la diagnosi di emorroidi è già stata confermata, può essere possibile accompagnarlo delicatamente all’interno con un dito pulito, senza esercitare forza. La manovra risulta più semplice dopo aver deterso delicatamente la zona e, in alcuni casi, dopo un semicupio tiepido. Non devono essere utilizzati oggetti né tentate legature domestiche.
Bisogna interrompere immediatamente il tentativo se provoca dolore, resistenza o sanguinamento. Non si deve forzare un nodulo duro, violaceo o improvvisamente molto doloroso, perché potrebbe trattarsi di un’emorroide esterna trombizzata o di un prolasso complicato.
Se l’emorroide non rientra, fuoriesce nuovamente con facilità o deve essere riposizionata dopo quasi ogni evacuazione, è indicata una visita proctologica. Il medico potrà verificare il grado del prolasso ed eventualmente proporre una legatura elastica, un’altra procedura ambulatoriale o un trattamento chirurgico.
Quando rivolgersi al medico
Una visita è consigliata quando i disturbi durano più di sette giorni, si ripresentano frequentemente, compare un nodulo persistente oppure dolore, prurito e gonfiore non rispondono ai rimedi iniziali. Il medico di famiglia può effettuare una prima valutazione e, quando necessario, indirizzare al proctologo o al chirurgo colorettale.
La presenza di sangue merita particolare attenzione. Il sangue rosso vivo può dipendere dalle emorroidi, ma anche da ragadi, polipi, malattie infiammatorie intestinali e patologie del colon-retto. La probabilità che il sanguinamento abbia un’altra origine viene valutata considerando età, familiarità, cambiamenti dell’alvo, perdita di peso, anemia e partecipazione ai programmi di screening.
È necessario richiedere assistenza medica urgente in presenza di:
- sanguinamento abbondante, continuo o accompagnato da grossi coaguli;
- vertigini, debolezza marcata, pallore, confusione o svenimento;
- feci nere o molto scure;
- dolore anale improvviso e particolarmente intenso;
- febbre, brividi, pus o rapido aumento del gonfiore.
Questi segnali non indicano necessariamente una complicazione grave, ma non devono essere trattati esclusivamente con rimedi casalinghi.

Emorroidi in gravidanza e dopo il parto
Le emorroidi sono frequenti durante la gravidanza, soprattutto negli ultimi mesi. L’aumento di volume dell’utero, la maggiore pressione esercitata sui vasi del bacino, i cambiamenti ormonali e la stitichezza possono favorirne la comparsa. Anche lo sforzo sostenuto durante il parto può causare o accentuare temporaneamente gonfiore, dolore e prolasso.
Il primo intervento consiste nel mantenere morbide le feci attraverso fibre, liquidi in quantità adeguata e movimento compatibile con la gravidanza. È importante non trattenersi sul water e non spingere a lungo. I semicupi con acqua tiepida e gli impacchi freddi, sempre avvolti in un panno e mai applicati direttamente sulla cute, possono alleviare temporaneamente dolore e gonfiore.
In gravidanza non bisognerebbe assumere autonomamente lassativi, antidolorifici, integratori o prodotti vegetali. Anche creme e supposte possono contenere più principi attivi, non tutti necessariamente adatti alla stessa persona. Alcuni prodotti locali con idrocortisone sono considerati utilizzabili durante la gravidanza e l’allattamento, ma devono essere scelti con il medico, il ginecologo o il farmacista e impiegati per un periodo breve.
Le emorroidi comparse durante la gravidanza o dopo il parto spesso migliorano progressivamente nelle settimane successive. Quando provocano sanguinamento, dolore molto intenso o non regrediscono, è però necessaria una valutazione medica. Gli interventi chirurgici vengono generalmente riservati alle situazioni importanti o persistenti e, quando possibile, programmati dopo la gravidanza.
Come si svolge la visita proctologica
La diagnosi inizia con la descrizione dei sintomi, delle abitudini intestinali, dei farmaci assunti e degli eventuali episodi di sanguinamento. Il medico può osservare la zona perianale, eseguire un’esplorazione rettale e utilizzare un anoscopio per controllare il canale anale.
Quando il sanguinamento non può essere attribuito con sicurezza alle emorroidi, sono presenti fattori di rischio o il paziente non è in regola con lo screening colorettale, possono essere indicati ulteriori esami. L’eventuale necessità di una colonscopia viene stabilita dal medico e non dipende soltanto dalla presenza delle emorroidi.
Quali trattamenti si eseguono senza chirurgia
Se le modifiche dello stile di vita e i farmaci non bastano, molte emorroidi interne possono essere trattate ambulatorialmente. Le principali procedure sono la legatura elastica, la scleroterapia e la coagulazione a infrarossi.
La legatura elastica consiste nel posizionare un piccolo anello alla base dell’emorroide interna, interrompendone l’afflusso di sangue. Il tessuto si riduce e si distacca successivamente. Le linee guida dell’American Society of Colon and Rectal Surgeons la considerano la procedura ambulatoriale più efficace per molte emorroidi di primo e secondo grado e per alcuni casi selezionati di terzo grado.
La scleroterapia prevede l’iniezione di una sostanza che provoca la riduzione del tessuto emorroidario. La coagulazione a infrarossi utilizza invece energia termica per trattare i vasi responsabili del disturbo. Queste procedure possono evitare un’operazione vera e propria, ma non garantiscono che le emorroidi non si ripresentino.
Nessuna legatura deve essere tentata autonomamente. Le procedure riguardano determinate emorroidi interne e devono essere eseguite esclusivamente da personale medico.
Quando è necessario operare le emorroidi
La chirurgia viene presa in considerazione soprattutto in presenza di emorroidi esterne importanti, emorroidi interne ed esterne associate, prolasso di terzo o quarto grado, sanguinamento persistente oppure fallimento delle terapie conservative e ambulatoriali.
L’emorroidectomia comporta la rimozione chirurgica del tessuto responsabile dei sintomi. È un trattamento efficace, ma può richiedere una convalescenza più impegnativa e provocare dolore postoperatorio. Per questo non costituisce automaticamente la prima scelta per le forme lievi.
Esistono anche tecniche che riducono l’afflusso di sangue alle emorroidi o riposizionano il tessuto prolassato. La scelta dipende dalle caratteristiche del caso, dall’esperienza del chirurgo e dal rapporto tra benefici, dolore postoperatorio e rischio di recidiva.
Il laser elimina le emorroidi senza dolore?
Presentare il laser come una cura sempre indolore e definitiva sarebbe scorretto. Con il termine “laser” vengono indicate tecniche differenti e i risultati dipendono dal tipo e dal grado della malattia emorroidaria. Alcuni procedimenti possono ridurre il dolore postoperatorio in casi selezionati, ma non sono necessariamente superiori a tutte le alternative e non annullano il rischio di complicazioni o recidive.
La tecnica più moderna o più pubblicizzata non è automaticamente quella più indicata. La decisione deve essere presa dopo una visita proctologica, valutando gravità del prolasso, presenza di emorroidi esterne, sanguinamento, terapie precedenti e condizioni generali del paziente.
Le emorroidi possono tornare dopo la cura?
Le emorroidi possono ripresentarsi anche dopo una terapia efficace. Il rischio dipende dal trattamento eseguito e dalla persistenza di fattori come stitichezza, sforzo durante l’evacuazione, permanenza prolungata sul water e abitudini intestinali scorrette.
Per ridurre le recidive è importante continuare a mantenere morbide le feci, assumere fibre e liquidi in quantità adeguate, praticare attività fisica e non ignorare lo stimolo evacuativo. Queste misure non garantiscono una prevenzione assoluta, ma costituiscono la base del trattamento conservativo.
Per approfondire questi aspetti sarà utile consultare anche la nostra guida dedicata a come prevenire le emorroidi con alimentazione e corrette abitudini quotidiane.
Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono una diagnosi, una visita medica o le indicazioni del medico e del farmacista.



