Stampiamo meno di vent’anni fa, ma non abbiamo smesso di stampare. Uffici, studi professionali, amministratori di condominio, scuole, piccoli negozi, associazioni e famiglie continuano a utilizzare stampanti laser e inkjet e, soprattutto, continuano ad avere bisogno di cartucce e toner.
Questo significa che aprire nel 2026 un negozio specializzato può ancora rappresentare un’attività commerciale interessante, ma il modello è cambiato. Limitarsi ad aspettare che il cliente entri con una cartuccia vuota da ricaricare è molto più rischioso rispetto al passato. Amazon, e-commerce, grandi catene di elettronica, stampanti con serbatoi ricaricabili e servizi in abbonamento hanno modificato profondamente il mercato.
Il negozio moderno deve quindi diventare un centro specializzato nella stampa, capace di vendere originali, compatibili e rigenerati, recuperare consumabili esausti nel rispetto della normativa applicabile, fornire carta e accessori e soprattutto creare una clientela ricorrente di professionisti e piccole imprese. Vediamo quanto può costare partire, quanto spazio occorre, quali margini sono realistici e quando può essere preferibile scegliere un franchising.
Indice Guida Gratis:
Come avviare un negozio di cartucce per stampanti ricaricabili nel 2026
Esiste ancora un mercato per cartucce e toner?
Sì, ma è un mercato più maturo rispetto agli anni Duemila.
La progressiva digitalizzazione ha ridotto molte occasioni di stampa, soprattutto nel settore domestico. Allo stesso tempo, però, milioni di stampanti continuano a essere utilizzate e ogni apparecchio genera una domanda periodica di consumabili.
Uno dei principali operatori italiani del settore, Prink, descrive quello dei consumabili come un mercato ormai stabile e continua a sviluppare sia negozi specializzati sia corner inseriti all’interno di attività esistenti.
È però importante leggere queste indicazioni per ciò che sono: informazioni provenienti da un’impresa che opera direttamente nel settore e propone anche affiliazioni commerciali.
Prima di investire dobbiamo quindi analizzare il nostro mercato locale, non soltanto quello nazionale.
Il vero problema del 2026: la concorrenza online
Il cliente può trovare una cartuccia compatibile in pochi secondi utilizzando lo smartphone.
Competere esclusivamente sul prezzo è quindi estremamente difficile.
Il negozio fisico deve offrire qualcosa che Internet offre con maggiore difficoltà:
disponibilità immediata, consulenza, individuazione della cartuccia corretta, assistenza, consegna locale, rapporto personale e gestione continuativa delle forniture aziendali.
Un cliente che stampa raramente e acquista una cartuccia ogni due anni vale relativamente poco.
Uno studio professionale con cinque stampanti che acquista toner e carta durante tutto l’anno può invece diventare molto interessante.
Non vendere soltanto cartucce
Un’attività nata come negozio di cartucce può ampliare considerevolmente l’offerta.
Accanto a toner e cartucce possiamo proporre carta, carta fotografica, etichette, supporti speciali, cavi USB, piccoli accessori informatici e prodotti per la pulizia delle apparecchiature.
Possiamo inoltre valutare servizi complementari coerenti con il locale e con le competenze disponibili.
La parola chiave è ricorrenza: dobbiamo creare motivi perché il cliente torni.
Originali, compatibili, rigenerati e ricaricati: facciamo chiarezza
Una cartuccia originale viene commercializzata dal produttore della stampante o con il suo marchio.
Una cartuccia compatibile è prodotta da un’impresa diversa ma progettata per funzionare con determinati modelli.
Un consumabile rigenerato deriva invece dal recupero di una cartuccia precedentemente utilizzata, sottoposta alle lavorazioni necessarie per poter essere nuovamente impiegata.
La ricarica può consistere nel ripristino del consumabile attraverso l’introduzione di nuovo inchiostro o toner, ma nei prodotti più complessi l’operazione può richiedere verifiche, sostituzione di componenti, chip e test.
Per un negoziante è fondamentale spiegare chiaramente che prodotto sta vendendo.
Ricaricare in negozio oppure vendere prodotti già rigenerati?
Sono due modelli differenti.
Nel primo caso il negozio possiede attrezzatura e competenze per intervenire direttamente su determinati consumabili.
Nel secondo acquista prodotti rigenerati da fornitori specializzati e li rivende.
La ricarica interna può aumentare il valore aggiunto del servizio, ma introduce anche maggiore complessità: servono formazione, attrezzature, procedure di sicurezza, gestione dei materiali e verifica della normativa ambientale applicabile.
Per chi parte senza esperienza, la semplice vendita di consumabili originali, compatibili e rigenerati provenienti da fornitori qualificati è generalmente più semplice.
Attenzione ai rifiuti e alle cartucce esauste
Questo è uno dei punti che non possiamo trattare con superficialità.
Una cartuccia consegnata dal cliente non diventa automaticamente una materia prima che possiamo conservare, trasportare e lavorare liberamente.
La qualificazione del materiale e gli obblighi applicabili dipendono dall’attività svolta e dal modo in cui vengono gestiti i consumabili esausti.
Se intendiamo effettuare raccolta, trasporto, stoccaggio o trattamento dobbiamo verificare preventivamente gli obblighi ambientali con un consulente competente e, quando necessario, con l’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
È un aspetto da chiarire prima di scegliere il laboratorio e acquistare le attrezzature.
Quanto spazio serve?
Uno dei vantaggi di questo settore è che non necessita necessariamente di un grande negozio.
Prink indica per il proprio modello punti vendita normalmente compresi tra 25 e 35 m².
Anche Eco Store indica una superficie minima di circa 25 m² per il proprio format.
Questi dati dimostrano che un’attività prevalentemente commerciale può funzionare in spazi contenuti.
Se però vogliamo effettuare lavorazioni in sede, la situazione cambia.
La metratura ideale
Per un semplice negozio specializzato possiamo considerare indicativamente:
25-35 m² per un punto vendita essenziale;
35-50 m² per disporre di maggiore magazzino e postazione tecnica;
50-70 m² o più se intendiamo separare nettamente vendita, deposito e laboratorio.
Non prenderei un locale da 100 m² soltanto perché è disponibile.
Ogni metro quadrato produce affitto, spese condominiali, riscaldamento, raffrescamento e costi di allestimento.
In un’attività con migliaia di referenze possibili è spesso più importante avere un magazzino intelligente che un negozio enorme.
Come dividere un locale di 35-40 m²
Una configurazione razionale potrebbe destinare circa 15-20 m² alla vendita e all’esposizione, 8-10 m² al magazzino e la parte restante a banco tecnico, servizio e spazi accessori.
La parete verticale diventa preziosa.
Scaffalature e pannelli consentono di esporre molte referenze senza occupare il centro del locale.
Lo stesso modello Prink utilizza negozi piccoli proprio facendo largo uso dell’esposizione verticale.
La posizione conta, ma non serve necessariamente la via più costosa
Un negozio di cartucce non è una gelateria.
Non vive necessariamente dell’acquisto impulsivo.
Pagare un affitto molto elevato nella via commerciale più prestigiosa potrebbe quindi non essere giustificato.
Può funzionare meglio una posizione facilmente raggiungibile, con parcheggio vicino e circondata da uffici, studi professionali, scuole, attività commerciali e piccole imprese.
Per il B2B conta moltissimo anche la possibilità di effettuare rapidamente consegne.
Prima di aprire: mappiamo la concorrenza
Prendiamo una mappa e individuiamo entro circa 5-10 chilometri:
negozi specializzati in cartucce;
catene di elettronica;
negozi di informatica;
cartolerie;
copisterie;
punti vendita in franchising;
attività che consegnano toner alle aziende.
Poi cerchiamo i loro prezzi online e telefoniamo come normali clienti per capire quali servizi offrono.
Una zona con poca concorrenza non rappresenta automaticamente un’opportunità: potrebbe anche indicare domanda insufficiente.
Privato o franchising?
È una delle decisioni principali.
Aprendo autonomamente abbiamo libertà di scegliere fornitori, prodotti, prezzi, immagine e assortimento.
Possiamo cambiare strategia rapidamente e non dobbiamo rispettare le regole commerciali di un franchisor.
In compenso dobbiamo costruire da zero marchio, rapporti con i fornitori, software gestionale, assortimento, formazione e marketing.
Il franchising riduce parte di questo lavoro iniziale, ma limita inevitabilmente una parte dell’autonomia.
Quanto può essere piccolo un franchising?
I modelli attualmente presenti sul mercato mostrano quanto il settore sia diventato flessibile.
Prink dichiara negozi generalmente compresi tra 25 e 35 m² e sostiene che una singola persona possa essere sufficiente alla gestione ordinaria del punto vendita.
Eco Store indica a sua volta una superficie minima di 25 m².
Prima di firmare qualsiasi contratto, però, chiediamo sempre informazioni scritte su investimento complessivo, durata, esclusiva territoriale, obblighi di acquisto, eventuali minimi, royalties, contributi pubblicitari, recesso e rimanenze finali.
Esiste anche la formula corner
È probabilmente una delle formule più interessanti nel 2026 per chi possiede già un’attività.
Una cartoleria, un negozio di informatica, un centro servizi o un punto telefonia può dedicare una piccola area ai consumabili senza sostenere il costo di un secondo locale.
Prink, per esempio, propone una formula corner senza fee d’ingresso o royalties dichiarate, nella quale l’investimento riguarda essenzialmente la merce. La società indica per una fornitura iniziale media circa 4.000 euro, con circa 450 referenze; condizioni che naturalmente devono essere verificate direttamente al momento della sottoscrizione.
Per chi parte completamente da zero, invece, un corner non risolve il problema principale: serve comunque un’attività che lo ospiti.
Quanto costa aprire autonomamente?
Non esiste un importo valido per tutta Italia.
Possiamo però costruire un budget prudenziale per un piccolo negozio indipendente.
| Voce | Stima indicativa |
|---|---|
| Deposito cauzionale + primi canoni | 2.000-5.000 € |
| Sistemazione locale e insegna | 2.000-7.000 € |
| Arredi e scaffalature | 1.500-4.000 € |
| PC, gestionale, POS, stampante | 800-2.000 € |
| Primo assortimento | 4.000-10.000 € |
| Attrezzatura tecnica di base | 1.000-5.000 € |
| Pratiche, consulenze e avvio | 1.000-3.000 € |
| Marketing iniziale | 500-2.000 € |
| Liquidità di sicurezza | 5.000-10.000 € |
Per un piccolo punto vendita possiamo quindi ragionare indicativamente su 15.000-30.000 euro, mentre un’attività con laboratorio più strutturato può richiedere 30.000-50.000 euro o più.
Sono nostre stime operative, non tariffe ufficiali né preventivi di franchising.
Perché serve liquidità di sicurezza
È probabilmente la voce più sottovalutata.
Il negozio può essere perfettamente allestito e avere comunque pochi clienti nei primi mesi.
Affitto, utenze, commercialista, INPS, assicurazione, software e acquisti continuano però a essere pagati.
Investire tutto il capitale nell’arredamento lasciando 500 euro sul conto corrente è pericoloso.
Una parte del budget deve quindi rimanere disponibile come capitale circolante.
Quanto può guadagnare un negozio di cartucce?
Dobbiamo distinguere tre concetti:
fatturato, margine lordo e utile netto.
Sono completamente diversi.
Se acquistiamo un prodotto a 18 euro e lo vendiamo a 30 euro abbiamo 12 euro di margine commerciale lordo prima di considerare affitto, personale, contributi, energia, commercialista, tasse, invenduto e tutti gli altri costi.
Non possiamo chiamare quei 12 euro “guadagno”.
Il famoso margine del 40%
Prink dichiara per il proprio modello un margine medio nell’ordine del 40%.
È un’informazione interessante come riferimento commerciale, ma non significa assolutamente che un negozio con 100.000 euro di fatturato produca 40.000 euro di utile personale.
Quel margine deve finanziare tutta la struttura.
Un negozio indipendente avrà inoltre margini differenti a seconda di originali, compatibili, rigenerati, carta e servizi.
Facciamo un esempio concreto
Immaginiamo un piccolo negozio gestito direttamente dal titolare con:
5.000 euro di vendite mensili e margine lordo medio del 40%.
Il margine commerciale sarebbe circa:
5.000 × 40% = 2.000 euro.
Da questi 2.000 euro dobbiamo ancora sostenere affitto, utenze, contributi, commercialista, assicurazioni, software, commissioni POS, marketing, eventuali perdite di magazzino e imposte.
Il risultato potrebbe quindi essere poco interessante.
Portiamo invece le vendite a:
10.000 euro mensili × 40% = 4.000 euro di margine lordo.
La struttura inizia ad avere più spazio per assorbire i costi.
Con 15.000 euro di vendite × 40% = 6.000 euro di margine lordo, il modello può diventare decisamente più interessante, sempre che i costi fissi siano sotto controllo.
Sono simulazioni, non previsioni di guadagno.
Calcolare il punto di pareggio
Questo calcolo dovrebbe essere fatto prima di firmare l’affitto.
Supponiamo di avere costi fissi e remunerazione minima da coprire pari a 3.500 euro mensili.
Con un margine medio del 40% avremmo bisogno indicativamente di:
3.500 ÷ 0,40 = 8.750 euro di vendite mensili.
Se il margine medio fosse soltanto del 30%:
3.500 ÷ 0,30 = 11.667 euro.
Questa semplice operazione ci dice molto più della promessa generica “settore ad alta redditività”.
Il magazzino è il vero nemico nascosto
Esistono moltissimi modelli di stampanti e quindi moltissime referenze.
Riempire il negozio di cartucce che nessuno richiede significa trasformare denaro liquido in merce ferma sullo scaffale.
Bisogna analizzare continuamente:
rotazione, margine e frequenza di richiesta.
I prodotti più comuni possono essere disponibili immediatamente.
Quelli meno richiesti possono essere ordinati rapidamente dal distributore.
Una buona logistica vale più di un enorme magazzino.
Puntare sulle aziende
Probabilmente è uno dei fattori decisivi per rendere sostenibile l’attività nel 2026.
Creiamo un database di imprese entro pochi chilometri dal negozio.
Studi commercialisti, avvocati, amministratori condominiali, agenzie immobiliari, officine, autoscuole, associazioni, negozi e piccoli uffici possono generare acquisti ricorrenti.
Possiamo proporre:
fornitura programmata;
consegna in ufficio;
fatturazione periodica;
controllo dei consumabili utilizzati;
ordine via WhatsApp o e-mail;
recupero dei consumabili esausti attraverso modalità conformi alla normativa;
assistenza nella scelta delle cartucce.
Il cliente business non deve ricordarsi il codice del toner: dobbiamo ricordarlo noi.
Creiamo una scheda per ogni cliente aziendale
Annotiamo marca e modello delle stampanti utilizzate.
Quando il cliente chiama possiamo sapere immediatamente quali consumabili servono.
Possiamo anche contattarlo periodicamente per chiedere se necessita di una nuova fornitura.
È una forma semplice di CRM che trasforma una vendita occasionale in una relazione commerciale.
Vendere anche online
Un piccolo negozio può affiancare alla vendita fisica un sito e-commerce oppure servizi di ordine e ritiro.
Dobbiamo però essere realistici.
Competere a livello nazionale sulle cartucce più comuni significa confrontarsi con marketplace e operatori che movimentano quantità enormi.
Può essere più efficace utilizzare Internet per servire meglio il territorio locale:
ordine online;
ritiro in negozio;
consegna in giornata;
WhatsApp Business;
catalogo clienti professionali.
Google Business Profile è quasi indispensabile
Chi rompe una cartuccia o rimane improvvisamente senza toner spesso cerca:
“cartucce vicino a me”.
La scheda Google del negozio deve quindi essere completa con orari, telefono, fotografie, indicazioni stradali e recensioni.
Una buona presenza locale può valere più di costose campagne pubblicitarie nazionali.
Quale assortimento scegliere
All’inizio non dobbiamo necessariamente possedere ogni cartuccia esistente.
Costruiamo l’assortimento utilizzando dati reali.
Registriamo ogni richiesta che non riusciamo a soddisfare.
Dopo alcuni mesi sapremo quali marche e famiglie di stampanti sono maggiormente diffuse nella nostra zona.
HP, Canon, Epson, Brother e altri grandi produttori avranno naturalmente un ruolo importante, ma l’assortimento specifico dipenderà dal territorio.
Attenzione alle stampanti con serbatoio
Le stampanti inkjet con serbatoi ricaricabili ad alta capacità hanno modificato una parte del mercato domestico.
Un cliente che utilizza una stampante EcoTank o MegaTank non acquista le tradizionali cartucce con la stessa frequenza.
Il negozio deve quindi seguire l’evoluzione tecnologica e vendere anche inchiostri, consumabili e prodotti compatibili con le nuove modalità di stampa, quando appropriato e conforme alle indicazioni dei produttori.
Servizi che possono aumentare il margine
La vendita del solo prodotto è facilmente confrontabile online.
Il servizio lo è molto meno.
Possiamo differenziarci attraverso consegna locale, installazione dei consumabili, configurazione di stampanti, piccola assistenza, stampa documenti, scansioni o altri servizi compatibili con il modello di attività.
Ogni servizio aggiuntivo deve naturalmente essere coerente con le competenze possedute e con gli adempimenti amministrativi richiesti.
Quali adempimenti servono per aprire
Un negozio indipendente richiede normalmente apertura della partita IVA, iscrizione al Registro delle imprese e gli ulteriori adempimenti previsti per l’attività commerciale.
Dal 2025 è inoltre operativa la nuova classificazione ATECO 2025, entrata in vigore il 1° gennaio 2025 e utilizzata operativamente dal 1° aprile. La classificazione viene aggiornata più frequentemente dal 2026.
Per individuare il codice corretto non scegliamolo copiandolo da un vecchio articolo Internet: utilizziamo il servizio ATECO dell’ISTAT e facciamolo verificare da commercialista o Camera di Commercio in base alle attività che svolgeremo realmente.
Se oltre alla vendita effettuiamo lavorazioni, gestione di rifiuti o ulteriori servizi, possono essere necessari adempimenti aggiuntivi.
Franchising: i vantaggi
L’affiliazione può offrire marchio già conosciuto, formazione, software, assistenza nella scelta dell’assortimento, forniture centralizzate, materiale pubblicitario e un modello commerciale già sperimentato.
Per una persona che non conosce il settore può ridurre molti errori iniziali.
Nel 2026 sono ancora operative in Italia formule come Prink ed Eco Store.
Non significa automaticamente che siano economicamente preferibili a un negozio indipendente.
Devono essere confrontate attraverso i numeri del contratto.
Franchising: cosa chiedere prima di firmare
Chiediamo per iscritto investimento iniziale complessivo, eventuale fee d’ingresso, royalties, durata contrattuale, obblighi minimi di acquisto, esclusiva territoriale, margini medi documentabili, politiche sui resi, prodotti invenduti, contributi pubblicitari, costi del software, arredi obbligatori e condizioni di uscita.
Chiediamo inoltre quanti affiliati abbiano chiuso negli ultimi anni e se sia possibile parlare direttamente con alcuni punti vendita già operativi.
Un buon franchisor non dovrebbe avere problemi a permetterci di comprendere realmente il modello.
Indipendente: vantaggi e svantaggi
Aprire da soli significa poter negoziare con diversi grossisti e modificare rapidamente assortimento e prezzi.
Possiamo creare un’identità locale e aggiungere servizi senza dover rispettare un format nazionale.
Lo svantaggio è che ogni errore sarà nostro.
Dobbiamo imparare compatibilità dei prodotti, fornitori, marketing, gestione del magazzino e acquisizione dei clienti.
Per una persona con esperienza commerciale o informatica può essere una strada interessante.
Per un principiante assoluto il franchising può offrire una curva di apprendimento più semplice.
Una terza strada: partire molto piccoli
Non è obbligatorio aprire immediatamente un negozio completo.
Chi possiede già un’attività compatibile può testare il settore attraverso un corner.
Chi vuole partire autonomamente può valutare un piccolo locale con costi fissi ridotti e un magazzino molto selettivo.
Se la clientela cresce, sarà sempre possibile ampliare assortimento e servizi.
È molto più difficile fare il contrario dopo aver firmato un contratto d’affitto costoso e investito 40.000 euro.
Quante persone servono?
Un piccolo punto vendita può essere gestito inizialmente anche da una sola persona.
Lo stesso modello Prink dichiara sufficiente una risorsa per il normale funzionamento dei propri piccoli negozi.
Questo rappresenta un vantaggio importante perché il personale è una delle principali componenti di costo di qualsiasi attività commerciale.
Bisogna però considerare ferie, malattie, consegne e orari di apertura.
Se il titolare deve contemporaneamente effettuare consegne alle aziende e mantenere aperto il negozio, una sola persona può diventare rapidamente un limite.
Il profilo ideale del titolare
Non è indispensabile essere tecnici informatici.
Sono però molto utili precisione, capacità commerciale e disponibilità a imparare.
Bisogna riconoscere centinaia di consumabili, comprendere codici e compatibilità, gestire ordini e reclami e spiegare al cliente perché due prodotti apparentemente identici hanno prezzi differenti.
La capacità di creare relazioni con le aziende locali può valere più della capacità di smontare una stampante.
Il nostro esempio di business plan
Immaginiamo un negozio indipendente di 35 m².
Affitto: 650 euro.
Utenze e telecomunicazioni: 200 euro.
Commercialista, software e servizi: 250 euro.
Assicurazioni e altre spese: 150 euro.
Marketing e consegne: 250 euro.
Altri costi fissi e imprevisti: 300 euro.
Abbiamo già circa 1.800 euro mensili, prima ancora di considerare contributi del titolare, imposte, eventuale finanziamento e remunerazione del suo lavoro.
Se vogliamo generare almeno altri 1.700 euro di margine per coprire questi elementi arriviamo a circa 3.500 euro di margine necessario.
Con margine commerciale del 40%:
fatturato di pareggio indicativo = 8.750 euro al mese.
Diviso per 26 giorni di apertura significa circa:
337 euro di vendite al giorno.
Adesso possiamo finalmente chiederci se la zona scelta può realisticamente generare quel volume.
Meglio 100 clienti privati o 20 aziende?
Non esiste una risposta matematica universale, ma il valore della clientela ricorrente è evidente.
Un cliente domestico potrebbe acquistare una cartuccia da 20-30 euro poche volte l’anno.
Una piccola azienda con più stampanti può spendere centinaia o migliaia di euro annualmente.
Per questo costruire un portafoglio B2B dovrebbe iniziare prima dell’apertura.
Visitiamo le attività della zona, chiediamo quali stampanti utilizzano e quanto spendono indicativamente in consumabili.
Questa è vera ricerca di mercato.
Quando NON aprire il negozio
Non aprirei se l’unico progetto fosse:
“compro cartucce compatibili e le vendo a più del prezzo online”.
Non aprirei neppure un locale costoso soltanto perché si trova in centro.
E sarei molto prudente se il business plan presupponesse fin dal primo mese decine di clienti quotidiani senza aver effettuato alcuna analisi territoriale.
Il settore può funzionare, ma nel 2026 deve essere trattato come un’attività specializzata di servizio e fornitura, non come una rendita automatica.
Quando invece può avere senso
Il progetto diventa più interessante quando troviamo una zona con numerosi uffici e imprese, costi immobiliari contenuti e poca concorrenza specializzata.
Diventa ancora più interessante se possediamo già clienti business provenienti da un’altra attività.
Anche competenze informatiche, commerciali o nella gestione di stampanti possono creare sinergie.
Il modello più robusto combina:
vendita + servizio + clienti ricorrenti + consegna locale + controllo dei costi.
La checklist prima di investire
Prima di firmare un contratto dovremmo riuscire a rispondere a queste domande:
- Quanti concorrenti specializzati operano entro 5-10 km?
- Quante aziende e studi professionali possiamo raggiungere?
- Quanto costa realmente il locale ogni mese?
- Qual è il nostro margine medio previsto?
- Quanto dobbiamo fatturare per raggiungere il pareggio?
- Quanto capitale rimane dopo l’allestimento?
- Venderemo originali, compatibili, rigenerati o tutti e tre?
- Effettueremo realmente ricariche e lavorazioni in sede?
- Abbiamo verificato gli obblighi ambientali?
- Quali servizi ci differenzieranno dall’e-commerce?
- Quanto capitale immobilizzeremo nel magazzino?
- Franchising e indipendente: quale produce il miglior risultato dopo aver considerato tutti i costi?
Se non sappiamo ancora rispondere, non significa che il progetto sia sbagliato.
Significa semplicemente che non siamo ancora pronti a firmare l’affitto.
Negozio di cartucce nel 2026: può ancora essere un buon investimento?
Può esserlo, ma il vecchio modello del piccolo negozio che vive esclusivamente ricaricando cartucce dei privati è molto più fragile.
La prospettiva interessante è quella di un centro locale specializzato nella stampa, piccolo e con costi fissi contenuti, capace di offrire consumabili originali, compatibili e rigenerati, consulenza e servizi e di costruire soprattutto un portafoglio di clienti professionali ricorrenti.
Un locale di circa 25-40 m² può essere sufficiente per iniziare. Un investimento indipendente prudenziale nell’ordine dei 15.000-30.000 euro può rappresentare una base realistica per un piccolo punto vendita, mentre un laboratorio più strutturato richiede capitali superiori.
Ma la cifra veramente importante non è quella necessaria per aprire.
È quella necessaria per rimanere aperti fino a quando il negozio raggiunge il punto di pareggio.
Ed è per questo che il business plan, l’analisi della concorrenza e la costruzione anticipata di una clientela aziendale valgono molto più di un’insegna costosa.
🔎 Come realizziamo le nostre guide
Per questa guida sono state confrontate le informazioni disponibili nel 2026 presso ISTAT per la classificazione ATECO e presso operatori attivi nel mercato italiano dei consumabili per stampa, tra cui Prink ed Eco Store. Le informazioni economiche fornite dai franchisor devono essere considerate dichiarazioni commerciali dei rispettivi operatori e verificate attraverso documentazione contrattuale prima di qualsiasi investimento.
Costi iniziali, fatturato e punto di pareggio riportati nell’articolo sono esempi e stime orientative costruite per spiegare il modello economico e non rappresentano promesse di redditività. Affitti, costo del lavoro, contributi, tassazione, autorizzazioni e margini possono cambiare sensibilmente in base a Comune, forma giuridica, fornitori e caratteristiche dell’
Data revisione: 3 ottobre 2026




