Una fotografia mostra una città completamente allagata. Secondo il post che la accompagna sarebbe stata scattata questa mattina, dopo un violento nubifragio. Prima di condividerla, però, proviamo a cercarla online e scopriamo che la stessa immagine circolava già cinque anni fa ed era stata scattata dall’altra parte del mondo.
La fotografia non era falsa. Era falso il contesto nel quale veniva presentata.
È uno dei meccanismi più frequenti della disinformazione online. Non occorre creare immagini con Photoshop o con l’intelligenza artificiale: basta prendere una vera fotografia, cambiare luogo, data o descrizione e pubblicarla nuovamente. Per questo imparare a ricostruire la storia di un’immagine è una delle competenze più utili per verificare ciò che vediamo online.
Indice Guida Gratis:
Come sapere dove è apparsa per la prima volta una fotografia
Possiamo davvero trovare la prima pubblicazione di una foto?
Prima di iniziare dobbiamo chiarire una cosa fondamentale.
Non esiste uno strumento capace di garantire che il risultato trovato sia la prima pubblicazione assoluta di una fotografia su Internet.
Una foto potrebbe essere stata pubblicata su un sito successivamente cancellato, in un social non indicizzato, in un forum privato, su una pagina esclusa dai motori di ricerca oppure online molti anni prima che un determinato motore la individuasse.
Possiamo però cercare le apparizioni più antiche rintracciabili e, mettendo insieme diversi indizi, arrivare spesso alla fonte originale o ricostruire con buona precisione la storia dell’immagine.
È una distinzione importantissima.
Il nostro obiettivo non dovrebbe quindi essere semplicemente:
“Qual è il risultato più vecchio?”.
Dovremmo cercare di rispondere a domande più precise:
“Dove compare questa fotografia ( Vorresti realizzare una perfetta fotografia in still life? Con la nostra guida non avrai più problemi nel farlo) nelle fonti più antiche che riesco a trovare? Chi l’ha pubblicata? Chi viene indicato come fotografo? Esistono versioni precedenti? Qual è la versione con maggiore risoluzione? La data della pagina è attendibile?”.
È così che comincia un vero controllo.
Primo passo: salviamo la fotografia nella migliore qualità possibile
Se abbiamo ricevuto l’immagine attraverso WhatsApp, Facebook, X, Instagram, Telegram o un altro social, cerchiamo innanzitutto di procurarci la versione migliore disponibile.
Gli screenshot non sono ideali.
Un’immagine condivisa più volte può essere stata compressa, ritagliata, ruotata, coperta da scritte o modificata.
Se abbiamo accesso alla pagina originale, proviamo a utilizzare direttamente la fotografia presente sul sito oppure il relativo indirizzo.
Conserviamo comunque anche la versione che stiamo verificando: eventuali scritte, loghi e ritagli possono diventare indizi.
Google Lens: il primo controllo da fare
Il punto di partenza più semplice è Google Lens.
Google permette di effettuare una ricerca partendo direttamente da un’immagine e può mostrare immagini simili e pagine web nelle quali compare la fotografia o qualcosa di visivamente correlato.
Da computer possiamo aprire Google, selezionare l’icona della ricerca tramite immagine e:
caricare il file;
trascinare la fotografia;
oppure utilizzare l’indirizzo dell’immagine.
Da smartphone Android possiamo utilizzare direttamente Google Lens dall’app Google o da Chrome.
Se la fotografia si trova già su una pagina aperta con Chrome possiamo inoltre tenere premuto sull’immagine e scegliere la ricerca tramite Google Lens.
La documentazione ufficiale di Google Lens spiega anche che possiamo selezionare soltanto una parte della fotografia. Questa possibilità diventa preziosa quando l’immagine contiene scritte, cornici, collage o altri elementi aggiunti successivamente.
Non guardiamo soltanto le immagini simili
È un errore frequente.
Quando utilizziamo Lens non ci interessa semplicemente sapere:
“Google ha trovato immagini che assomigliano a questa?”.
Cerchiamo soprattutto pagine nelle quali compare la stessa fotografia.
Apriamo i risultati promettenti.
Annotiamo:
data;
nome del sito;
titolo della pagina;
eventuale autore;
didascalia;
credito fotografico;
luogo attribuito all’immagine.
Se un articolo del 2018 contiene la fotografia che oggi viene presentata come scattata nel 2026, abbiamo già ottenuto un’informazione decisiva.
Non abbiamo necessariamente trovato l’originale, ma abbiamo dimostrato che la fotografia non può documentare l’evento del 2026.
Il trucco più utile di Google Lens: ritagliare la foto
Immaginiamo una fotografia di una manifestazione.
Qualcuno l’ha ripubblicata aggiungendo:
“ROMA, OGGI”.
La scritta può interferire con la ricerca.
Con Lens possiamo restringere l’area selezionata ed escludere il testo.
Facciamo una ricerca utilizzando soltanto la fotografia.
Se non otteniamo risultati, proviamo anche l’operazione opposta: selezioniamo un elemento particolarmente riconoscibile.
Potrebbe essere:
un edificio;
un monumento;
un’insegna;
un’automobile;
un cartello stradale;
una montagna;
un logo;
un particolare dell’abbigliamento.
Stiamo trasformando una generica ricerca per immagini in una piccola indagine.

Secondo strumento: TinEye
Se vogliamo ricostruire la storia di una fotografia, TinEye è uno degli strumenti più interessanti.
A differenza di una normale ricerca basata sulle parole, TinEye utilizza tecnologie di riconoscimento dell’immagine per individuare corrispondenze.
Possiamo caricare la fotografia oppure fornire il relativo indirizzo.
Ma la funzione che ci interessa maggiormente è:
Sort by → Oldest.
TinEye ordinerà i risultati partendo dalle immagini individuate prima dal proprio crawler.
Ed è qui che dobbiamo evitare un errore molto importante.
“Oldest” di TinEye NON significa “prima pubblicazione su Internet”
TinEye lo precisa espressamente nella propria documentazione.
La data First found on indica quando il crawler di TinEye ha individuato quella determinata immagine.
Non indica necessariamente quando la fotografia è stata pubblicata sulla pagina.
Supponiamo che un sito abbia pubblicato una foto nel 2012.
TinEye potrebbe averla scoperta soltanto nel 2015.
Visualizzeremmo quindi 2015, anche se l’immagine era online tre anni prima.
La funzione Oldest rimane comunque estremamente utile.
Se un post afferma che una fotografia è stata scattata ieri e TinEye mostra che il proprio crawler la conosce dal 2017, la ricostruzione del post è evidentemente impossibile.
TinEye: proviamo anche “Biggest Image”
C’è un secondo ordinamento molto interessante:
Biggest Image.
Perché dovrebbe interessarci?
Una fotografia ripubblicata decine di volte viene spesso:
compressa;
ridimensionata;
ritagliata;
coperta da loghi;
convertita in screenshot.
Una versione molto grande e di alta qualità può quindi portarci più vicino a un archivio fotografico, al sito del fotografo, a un’agenzia o alla fonte dalla quale sono state ricavate le copie successive.
Non è una prova matematica.
Ma è un ottimo indizio.
Possiamo quindi effettuare due controlli distinti:
Oldest → cerchiamo le copie individuate prima;
Biggest Image → cerchiamo versioni di maggiore qualità.
Incrociando i risultati possiamo ottenere informazioni che una singola ricerca non avrebbe mostrato.
Usiamo anche Bing Visual Search
Non fermiamoci a Google.
Un motore potrebbe aver indicizzato una pagina che un altro non conosce.
Bing Visual Search permette di caricare un’immagine, utilizzare una fotografia salvata sul dispositivo o fornire altri input visivi e restituisce, tra le altre cose, pagine che utilizzano l’immagine e fotografie correlate.
La procedura è quindi simile:
carichiamo la fotografia;
osserviamo le corrispondenze;
apriamo le pagine;
controlliamo le date;
cerchiamo eventuali versioni precedenti.
L’utilità di Bing non consiste necessariamente nell’essere “migliore” di Google Lens.
Consiste nell’essere un secondo indice indipendente da confrontare.
Se Lens non trova nulla, Bing potrebbe riuscirci.
E viceversa.
Una ricerca non basta: confrontiamo almeno tre strumenti
Per una verifica seria possiamo seguire questa sequenza:
Google Lens → TinEye → Bing Visual Search.
Se tutti conducono verso le stesse pagine o verso lo stesso evento, la nostra ricostruzione acquista consistenza.
Se restituiscono risultati differenti, non significa necessariamente che uno stia sbagliando.
Potrebbero semplicemente aver indicizzato parti diverse del Web.
Ed è proprio questa diversità che ci interessa.
Google Fact Check Explorer può riservare una sorpresa
Se la fotografia è diventata virale, qualcuno potrebbe averla già verificata.
Google mette a disposizione anche Fact Check Explorer, che permette di cercare verifiche pubblicate da organizzazioni di fact-checking e dispone anche della ricerca collegata alle immagini.
Prima di ricostruire da zero un caso molto noto, vale quindi la pena controllare se esista già una verifica.
Potremmo scoprire che la stessa fotografia è stata utilizzata in precedenza per sostenere altre narrazioni false.
Questo fenomeno è molto comune: alcune immagini diventano quasi “fotografie riciclabili” della disinformazione.
Cerchiamo ciò che compare dentro la fotografia
La ricerca inversa non è l’unica possibilità.
Osserviamo attentamente l’immagine.
Vediamo un’insegna?
Trascriviamola.
Un cartello stradale?
Cerchiamo il nome.
Una divisa con un logo?
Identifichiamolo.
Una targa, una bandiera, il nome di un negozio, un numero di autobus, un monumento o un edificio possono diventare parole chiave.
Supponiamo di leggere:
“Hotel Aurora – Cortina”.
Potremmo cercare:
“Hotel Aurora” fotografia incendio
oppure combinare il nome con l’anno ipotizzato.
Le virgolette possono aiutarci a cercare un’espressione esatta.
In alcuni casi una ricerca testuale porta alla fonte originale più rapidamente della ricerca inversa.
Cerchiamo la didascalia
Se troviamo una copia della fotografia in un vecchio articolo, leggiamo attentamente la didascalia.
Potremmo trovare:
“Photo: Mario Rossi / Reuters”.
Abbiamo appena ottenuto due informazioni preziosissime:
il possibile fotografo;
l’agenzia che distribuiva la fotografia.
A quel punto cambiamo strategia.
Cerchiamo:
“Mario Rossi” + descrizione evento
oppure:
Reuters + luogo + data + evento.
Se troviamo una pagina dell’agenzia, del fotografo o di un archivio professionale, potremmo essere molto più vicini alla vera origine dell’immagine.
Il credito fotografico vale più di mille supposizioni
Quando cerchiamo l’origine di una fotografia giornalistica, prestiamo particolare attenzione a sigle e nomi come:
Reuters;
Associated Press/AP;
AFP;
Getty Images;
ANSA;
EPA;
agenzie fotografiche;
nome e cognome del fotografo.
Una copia pubblicata da un blog nel 2014 non è necessariamente la fonte.
Il blog potrebbe aver utilizzato una fotografia realizzata nel 2011 da un fotoreporter.
La nostra ricerca deve quindi continuare a ritroso.
Controlliamo la data della pagina, ma non fidiamoci ciecamente
Abbiamo trovato la stessa fotografia in un articolo datato:
12 marzo 2013.
È una buona prova?
Sì, ma dobbiamo verificare.
Alcuni siti modificano automaticamente le date.
Altri mostrano la data dell’ultimo aggiornamento anziché quella della prima pubblicazione.
Alcune pagine vengono migrate da un vecchio sito a uno nuovo mantenendo o perdendo le date originarie.
Altre ancora contengono date errate nei metadati.
Quindi la data visualizzata sulla pagina rappresenta un indizio, non necessariamente una prova definitiva.
Qui entra in gioco Wayback Machine
Quando abbiamo individuato una pagina potenzialmente antica, possiamo controllarla attraverso Wayback Machine, l’archivio del Web gestito da Internet Archive.
Inseriamo l’indirizzo della pagina e controlliamo se esistono copie archiviate.
Supponiamo che un articolo dichiari:
“Pubblicato il 4 maggio 2012”.
E Wayback Machine mostri una copia della stessa pagina già archiviata il:
17 maggio 2012.
Ora abbiamo una conferma esterna molto più interessante.
Non prova necessariamente che il 4 maggio sia la data esatta della prima pubblicazione, ma dimostra che quella pagina esisteva almeno il 17 maggio 2012.
È il concetto del terminus ante quem: possiamo stabilire che qualcosa esisteva sicuramente prima di una determinata data.
Una pagina archiviata può battere una data scritta sul sito
Immaginiamo due risultati.
Sito A:
“Pubblicato 3 gennaio 2010”.
Nessuna copia storica disponibile.
Sito B:
pagina archiviata da Wayback Machine il 12 giugno 2009.
Anche se oggi il sito B non mostra chiaramente la data originale, abbiamo una prova che quella pagina era già online nel giugno 2009.
La cronologia dell’archivio diventa quindi estremamente utile per ricostruire l’ordine degli eventi.
Attenzione alle fotografie provenienti dai social
La ricerca diventa più difficile quando l’origine è:
Facebook;
Instagram;
X;
TikTok;
Telegram;
forum;
piattaforme successivamente chiuse.
I motori di ricerca non indicizzano necessariamente ogni contenuto pubblicato.
Un tweet del 2014 potrebbe essere stato cancellato.
Un account Instagram potrebbe essere diventato privato.
Un forum potrebbe essere scomparso.
Quindi:
“Non ho trovato copie precedenti” non significa “questa è sicuramente la prima copia”.
Significa soltanto:
“Con gli strumenti utilizzati non abbiamo trovato una copia precedente”.
È una formulazione molto più corretta.
I metadati EXIF possono aiutarci?
Se possediamo il file originale, i metadati EXIF possono contenere informazioni interessanti:
data e ora;
modello della fotocamera;
obiettivo;
coordinate GPS, quando registrate;
software utilizzato per modificare il file.
Ma c’è un problema.
Social network, servizi di messaggistica e piattaforme web spesso eliminano o modificano parte dei metadati.
Inoltre gli EXIF possono essere alterati.
Non possiamo quindi stabilire l’origine di una fotografia soltanto perché nel file leggiamo:
“Data: 12 agosto 2016”.
I metadati rappresentano un altro tassello dell’indagine, non una certificazione assoluta.
Occhio alle versioni ritagliate
Una tecnica frequente consiste nel ritagliare una vecchia fotografia.
Per esempio, l’immagine originale potrebbe contenere un cartello che permette di riconoscere immediatamente luogo e data.
Chi la ripubblica elimina proprio quella parte.
TinEye e altri sistemi di riconoscimento possono comunque riuscire a trovare versioni simili.
Quando troviamo una versione più ampia della nostra, confrontiamola attentamente.
Potremmo scoprire dettagli assenti nella copia virale.
E se la fotografia è stata capovolta?
Può succedere.
Una fotografia può essere:
specchiata;
ruotata;
ritagliata;
colorizzata;
trasformata in bianco e nero;
coperta da testo;
compressa;
inserita all’interno di un collage.
Se la ricerca non restituisce risultati, proviamo quindi a modificare la copia sulla quale stiamo lavorando.
Ritagliamo scritte e cornici.
Proviamo a isolare la parte centrale.
Se necessario confrontiamo anche una versione specchiata.
L’obiettivo è fornire al motore una porzione il più possibile simile alla fotografia originaria.
La versione più vecchia non è necessariamente l’originale
Supponiamo di trovare:
Blog A — 2013
Giornale B — 2014
Pinterest — 2015
Facebook — 2016.
Possiamo concludere:
“Il Blog A ha scattato la fotografia”?
No.
Possiamo soltanto affermare che tra i risultati trovati il Blog A costituisce l’apparizione più antica individuata.
Aprendo il blog potremmo leggere:
“Foto tratta da un quotidiano locale”.
E la ricerca ricomincerebbe.
La differenza tra prima copia trovata e fonte originale è probabilmente il concetto più importante dell’intera guida.
Come capire se ci stiamo avvicinando davvero all’originale
Alcuni indizi diventano particolarmente interessanti quando compaiono insieme.
La pagina è molto antica.
L’immagine ha una risoluzione superiore alle altre.
La didascalia contiene nome del fotografo.
Il sito appartiene al fotografo o all’organizzazione che documentava l’evento.
La descrizione fornisce luogo e data coerenti.
Le copie successive attribuiscono l’immagine alla stessa fonte.
Un archivio web conferma che la pagina esisteva già all’epoca.
Nessun singolo elemento è necessariamente decisivo.
La convergenza degli indizi lo diventa.
Un esempio pratico
Riceviamo su WhatsApp una fotografia con questa descrizione:
“Guardate la neve caduta oggi a Roma”.
Non condividiamola immediatamente.
Salviamo l’immagine.
La carichiamo su Google Lens.
Troviamo una pagina del 2021 con la stessa fotografia.
Abbiamo già dimostrato che non è stata scattata oggi.
La cerchiamo su TinEye e ordiniamo:
Oldest.
Compare una versione indicizzata ancora prima.
Apriamo la pagina.
La didascalia attribuisce la fotografia a una nevicata avvenuta a Madrid.
Cerchiamo quindi con Google:
Madrid neve + descrizione + anno.
Troviamo un articolo di un quotidiano spagnolo.
Controlliamo la pagina con Wayback Machine.
L’archivio conferma che era online in quel periodo.
A questo punto non ci siamo limitati a dire:
“Secondo TinEye è falsa”.
Abbiamo ricostruito una catena di evidenze.
Ed è esattamente così che dovrebbe funzionare il fact-checking.
Foto vera, didascalia falsa
È utile ricordare che il risultato finale della nostra verifica potrebbe essere:
FOTOGRAFIA AUTENTICA
ma contemporaneamente:
CONTESTO FALSO.
È uno dei casi più insidiosi perché osservando l’immagine non noteremo mani con sei dita, ombre impossibili o altri presunti segnali di manipolazione.
Non c’è nulla di artificialmente falso nell’immagine.
La manipolazione si trova nelle parole che la accompagnano.
Possiamo usare l’intelligenza artificiale per aiutarci?
Sì, ma con cautela.
Un sistema di IA può aiutarci a:
leggere una scritta poco visibile;
identificare possibili monumenti;
tradurre insegne;
suggerire parole chiave;
descrivere uniformi o oggetti;
organizzare una cronologia dei risultati.
Non dovrebbe però essere utilizzato come prova finale.
Se chiediamo a un chatbot:
“Dove è stata scattata questa foto?”
e riceviamo:
“Probabilmente a Parigi nel 2019”,
non abbiamo verificato nulla.
Abbiamo ottenuto un’ipotesi.
La verifica comincia dopo, quando cerchiamo prove indipendenti che confermino o smentiscano quell’ipotesi.
Il metodo completo in 8 passaggi
Quando vogliamo ricostruire l’origine di una fotografia possiamo seguire sempre questa sequenza:
- Recuperiamo la migliore versione disponibile dell’immagine.
- Google Lens: cerchiamo copie e pagine che la contengono.
- TinEye: controlliamo Oldest, Biggest Image e le versioni modificate.
- Bing Visual Search: cerchiamo risultati non trovati dagli altri motori.
- Analizziamo l’immagine: insegne, edifici, scritte, loghi, persone e altri dettagli.
- Cerchiamo crediti e fotografo: risaliamo da blog e giornali verso la fonte.
- Controlliamo le date con gli archivi web, quando possibile.
- Confrontiamo tutte le evidenze prima di stabilire quale sia la fonte più antica attendibile.
Questo metodo richiede qualche minuto in più rispetto al semplice “cerca immagine”, ma produce risultati enormemente più affidabili.
Qual è lo strumento migliore?
Non ce n’è uno solo.
| Strumento | A cosa serve soprattutto |
|---|---|
| Google Lens | Trovare immagini simili, elementi dell’immagine e pagine che la utilizzano |
| TinEye | Individuare copie e versioni modificate e ordinare per data di rilevamento |
| Bing Visual Search | Ottenere una seconda ricerca visuale indipendente |
| Google Fact Check Explorer | Controllare se l’immagine è già comparsa in verifiche |
| Wayback Machine | Verificare l’esistenza storica di una pagina |
| Ricerca Google testuale | Cercare fotografo, didascalia, luogo, evento e crediti |
La strategia migliore consiste nell’incrociarli.
Tre livelli di certezza
Alla fine della ricerca possiamo classificare ciò che abbiamo scoperto.
Livello 1 – Abbiamo trovato una copia precedente.
Possiamo dimostrare che l’immagine non è recente come viene sostenuto.
Livello 2 – Abbiamo ricostruito il contesto originale.
Abbiamo identificato evento, luogo e periodo ai quali appartiene realmente la fotografia.
Livello 3 – Abbiamo identificato la probabile fonte originale.
Troviamo fotografo, agenzia, archivio o pubblicazione originaria e le evidenze convergono.
Questa distinzione ci impedisce di affermare più di quanto le prove consentano.
La domanda giusta non è “questa foto è vera?”
Dopo aver imparato questo metodo possiamo renderci conto che persino la domanda iniziale è spesso sbagliata.
Non chiediamoci soltanto:
“Questa fotografia è vera o falsa?”.
Chiediamoci:
Chi l’ha pubblicata?
Quando?
Dove?
Cosa mostrava originariamente?
La didascalia attuale corrisponde a quella originale?
Esisteva già prima dell’evento al quale viene associata?
Una fotografia autentica può diventare uno strumento di disinformazione semplicemente cambiando tre righe di testo.
Ed è proprio per questo che la ricerca dell’origine di un’immagine rappresenta uno dei controlli più potenti che possiamo imparare a fare prima di cliccare su Condividi.
🔎 Come realizziamo le nostre guide
Le guide di Guide-Online vengono realizzate confrontando documentazione ufficiale, caratteristiche effettive degli strumenti citati e procedure concretamente utilizzabili dagli utenti.
Per questa guida abbiamo verificato in particolare la documentazione ufficiale di Google relativa alla ricerca tramite Google Lens, le indicazioni di Microsoft per Bing Visual Search e la documentazione di TinEye relativa alla ricerca inversa, all’ordinamento Oldest e al significato della data “First found on”.
Abbiamo inoltre prestato particolare attenzione a una distinzione fondamentale: la data nella quale un motore o un crawler individua una fotografia non coincide necessariamente con la data della sua prima pubblicazione online. Per questo nessun singolo risultato viene presentato come prova automatica dell’origine di una fotografia e consigliamo sempre di confrontare più fonti, date e archivi.
Data revisione: 4 ottobre 2026




