Hai una frase che ti gira in testa, una storia da raccontare o semplicemente voglia di provare a rappare, ma non hai idea di come trasformare tutto questo in una vera canzone? La buona notizia è che per realizzare il tuo primo pezzo rap non servono necessariamente uno studio professionale (vorresti crear uno studio di registrazione in casa, ecco da dove cominciare), strumenti costosi o anni di teoria musicale. Puoi iniziare anche con un telefono, un paio di cuffie, carta e penna — o l’app Note — e un beat.
La parte difficile viene dopo: trasformare un’idea in una canzone che abbia un inizio, uno sviluppo, un ritornello riconoscibile e parole che sembrino appartenere davvero alla musica. È qui che entrano in gioco testo, metrica, beat e soprattutto flow.
E poi bisogna registrare. Una strofa che sembra fantastica nella tua testa può improvvisamente diventare troppo lunga quando provi a rapparla sulla base. Una rima perfetta sulla carta può risultare artificiale quando viene pronunciata. E una buona performance può essere rovinata da una registrazione piena di eco e rumori.
Partiamo quindi davvero da zero e costruiamo, passo dopo passo, la tua prima canzone rap completa.
Indice Guida Gratis:
Prima di scrivere: che cosa vuoi raccontare?
L’errore più comune è cominciare cercando parole che fanno rima.
“Cuore” fa rima con “amore”, quindi scrivo qualcosa sull’amore.
Non funziona così.
Prima delle rime viene l’idea.
Una canzone rap può raccontare praticamente qualsiasi cosa: una storia, un’amicizia, una delusione, la scuola, il quartiere, la famiglia, un sogno, una paura, una situazione assurda successa sabato sera oppure semplicemente la voglia di dimostrare quanto sei bravo con le parole.
Non devi necessariamente parlare di qualcosa di drammatico.
Puoi scrivere un pezzo ironico sulla tua classe, raccontare una partita con gli amici, immaginare la tua vita fra dieci anni oppure descrivere una giornata completamente normale.
L’importante è avere un punto di partenza preciso.
Prova questo esercizio.
Completa mentalmente la frase:
“Questa canzone parla di…”
Se per completarla servono tre minuti di spiegazione, probabilmente l’idea è ancora troppo confusa.
“Questa canzone parla di quanto mi sento fuori posto nella mia classe” è già un’idea.
“Questa canzone racconta una notte in cui io e i miei amici abbiamo perso l’ultimo autobus” è ancora meglio.
Adesso hai qualcosa da raccontare.
Non cercare subito le rime: raccogli immagini
Supponiamo che tu voglia raccontare proprio quella notte.
Prima di scrivere la strofa annota tutto ciò che ricordi o immagini:
ultimo autobus;
telefono al 3%;
pioggia;
scarpe bagnate;
un amico che ride;
nessuno che viene a prenderci;
strada deserta;
insegna del bar spenta;
le due di notte;
messaggio di mamma;
cinque chilometri da fare a piedi.
Non sono ancora versi.
Sono materiale per i versi.
Questo sistema è utilissimo perché evita di riempire la canzone di frasi generiche.
“È stata una notte incredibile” racconta pochissimo.
“Tre per cento sul telefono e cinque chilometri a casa” fa immediatamente vedere una scena.
Nel rap i dettagli possono essere potentissimi.
Scrivere prima il testo o trovare prima il beat?
Non esiste una regola assoluta.
Alcuni artisti partono dalle parole, altri ascoltano un beat e cominciano a improvvisare melodie, suoni o frasi.
Per chi sta iniziando, però, avere il beat prima di completare il testo è spesso più semplice.
Perché?
Perché il beat stabilisce il ritmo nel quale dovranno entrare le parole.
Se scrivi due pagine come fossero una poesia e soltanto dopo provi a metterle su una base, potresti scoprire che le frasi sono troppo lunghe, gli accenti cadono nei punti sbagliati e devi riscrivere quasi tutto.
Puoi quindi partire dall’idea, scrivere qualche frase e poi cercare una base che abbia l’atmosfera giusta.
Che cos’è esattamente un beat?
Nel linguaggio rap, quando parliamo di beat intendiamo sostanzialmente la base musicale sulla quale rapperai.
Può contenere batteria, basso, pianoforte, sintetizzatori, chitarre, sample, effetti e molti altri elementi.
Ma al centro trovi quasi sempre il ritmo.
Se senti parlare di BPM, significa beats per minute, cioè battiti al minuto.
È una misura della velocità.
Un numero più basso indica generalmente un tempo più lento; aumentando i BPM il ritmo diventa più veloce. Questo però non significa automaticamente che un brano con BPM bassi debba avere un rap lento: sullo stesso tempo si possono costruire flow completamente differenti.
All’inizio non ossessionarti con i numeri.
Fai una cosa più semplice.
Metti il beat.
Ascoltalo.
Muovi la testa seguendo il ritmo.
Se riesci a percepire naturalmente dove cadono i colpi principali, hai già cominciato a comprenderlo.
Impara a contare 1-2-3-4
Questo piccolo esercizio cambia completamente il modo di ascoltare una base.
Avvia un beat semplice e prova a contare:
UNO – due – tre – quattro
UNO – due – tre – quattro
UNO – due – tre – quattro
UNO – due – tre – quattro
Quella sequenza è alla base di moltissima musica rap.
Un gruppo di quattro battiti forma una battuta, spesso chiamata informalmente anche bar nel linguaggio hip hop.
Adesso prova a pronunciare una frase seguendo quel ciclo.
Per esempio:
UNO – Corro fuori casa
DUE – mentre scende pioggia
TRE – ho tre punti di batteria
QUATTRO – e nessuno che mi appoggia.
Non prenderlo come modello letterario: serve soltanto a capire il principio.
Le parole devono cominciare a vivere dentro il ritmo, non semplicemente sopra una musica.

La struttura più semplice per la prima canzone rap
Non esiste un’unica struttura corretta. Il rap contemporaneo utilizza forme molto differenti e spesso mescola rap e parti cantate.
Per il primo esperimento, però, una struttura semplice può aiutare:
Intro → Strofa 1 → Ritornello → Strofa 2 → Ritornello → Strofa 3 o Bridge → Ritornello finale → Outro
Non sei obbligato a usare tutte queste parti.
Potresti realizzare:
Intro → Strofa → Ritornello → Strofa → Ritornello
e avere già una canzone completa.
La cosa importante è comprendere che strofa e ritornello svolgono normalmente funzioni differenti.
La strofa porta avanti il racconto, sviluppa le idee e permette di giocare maggiormente con le parole.
Il ritornello, o hook, deve invece essere facilmente riconoscibile e rappresentare il centro della canzone.
Quante barre deve avere una strofa?
Avrai probabilmente sentito frasi come “ho scritto sedici barre”.
Tradizionalmente, una strofa rap di 16 battute è una misura molto comune, ma non è una legge. Oggi si incontrano continuamente strofe più brevi, strutture irregolari e canzoni nelle quali rap e melodia si alternano.
Per imparare, però, scrivere 8 o 16 battute è un ottimo esercizio.
Invece di pensare:
“Devo scrivere una pagina.”
pensa:
“Devo costruire otto battute.”
Il problema diventa molto più gestibile.
Costruiamo una strofa da zero
Riprendiamo l’esempio della notte e dell’autobus perso.
Abbiamo già alcune immagini.
Ora possiamo trasformarle in frasi.
Un primo abbozzo originale potrebbe essere:
Mezzanotte è già passata, la fermata è vuota,
l’ultimo bus è partito mentre il cielo si svuota.
Tre per cento sul display, cinque chilometri a casa,
Luca ride sotto l’acqua come fosse in una plaza.
Non interessa che questo diventi il tuo testo. Anzi, non dovrebbe: il tuo pezzo deve parlare con la tua voce.
Osserva invece il procedimento.
Abbiamo preso elementi concreti dalla lista precedente e li abbiamo trasformati in una scena.
Poi possiamo proseguire.
Cosa succede?
Qual è il problema?
Come reagiscono i personaggi?
Ogni gruppo di barre porta avanti la storia.
Le rime: non devono essere tutte perfette
Quando si comincia, si tende a pensare che rap significhi:
cane/pane;
cuore/amore;
mare/fare;
sera/primavera.
Sono rime, certamente. Ma se costruisci ogni frase soltanto per arrivare alla parola che fa rima, il testo comincerà presto a sembrare artificiale.
Nel rap puoi utilizzare rime perfette, rime imperfette, assonanze, consonanze, rime interne e rime multisillabiche.
Una rima non deve inoltre trovarsi necessariamente alla fine del verso.
Puoi creare richiami sonori anche dentro la stessa barra.
Più diventi bravo, più inizi a pensare non soltanto alle ultime parole, ma al suono complessivo della frase.
Un ottimo esercizio consiste nello scegliere una parola e creare una piccola famiglia sonora.
Per “strada” potresti pensare a:
andata;
sbagliata;
bagnata;
giornata;
scappata.
Poi puoi allontanarti dalle rime esatte e cercare suoni compatibili.
Non devi necessariamente usarli tutti. Stai semplicemente costruendo un magazzino di possibilità.

Evita la sindrome del rimario
Il rimario può aiutare quando sei bloccato.
Ma c’è una differenza enorme tra usare uno strumento per trovare una parola e lasciare che quello strumento scriva il contenuto della canzone.
Se la frase esiste soltanto perché dovevi arrivare a “bagnata”, cancellala.
Il significato viene prima.
Una buona rima rende più forte ciò che vuoi dire; una cattiva rima ti costringe a dire qualcosa che non volevi dire.
Le rime multisillabiche
Quando inizi a sentirti più sicuro puoi cercare corrispondenze tra gruppi di sillabe e non soltanto tra l’ultima parola.
È uno degli strumenti che rendono tecnicamente interessante una strofa.
Non pensare necessariamente alla grafia delle parole: ascolta i suoni.
Prova a pronunciare una frase e cerca sequenze sonore che possano richiamarsi qualche battuta dopo.
Questo esercizio allena contemporaneamente scrittura e orecchio.
Che cos’è il flow?
Eccoci a uno degli elementi fondamentali.
Due rapper possono pronunciare esattamente lo stesso testo sullo stesso beat e farlo sembrare completamente diverso.
Quella differenza dipende in buona parte dal flow.
Il flow riguarda il modo nel quale distribuisci parole, sillabe, pause e accenti sul ritmo.
Non significa semplicemente “rappare velocemente”.
Anzi, un flow lento e perfettamente controllato può essere molto più efficace di una cascata di sillabe velocissime.
Prendi una frase semplice:
“Questa notte non torno a casa.”
Puoi pronunciarla uniformemente.
Oppure:
“Questa NOTTE / non torno / a CASA.”
Oppure lasciare una pausa:
“Questa notte… / non torno a casa.”
Le parole sono quasi identiche.
La sensazione cambia completamente.
Il silenzio fa parte del flow
Uno degli errori tipici del principiante è voler riempire ogni centimetro della base.
Parole, parole, parole.
In realtà le pause sono parte della musica.
Una pausa prima di una parola importante può darle molto più peso.
Immagina:
“Pensavano che avrei mollato —
invece sono ancora qua.”
Quello spazio può creare aspettativa.
Quando provi il tuo testo, cerca quindi anche i punti nei quali non dire nulla.
Come trovare il proprio flow
Metti il beat in loop.
Non leggere ancora il testo.
Usa sillabe senza significato:
“ta-ta / tara-ta / ta-ta-ta…”
Può sembrare ridicolo, ma è un esercizio utilissimo.
Stai cercando un disegno ritmico senza essere condizionato dalle parole.
Quando trovi una sequenza che funziona, prova a sostituire quei suoni con parole reali.
Molti ritornelli e melodie nascono proprio così: prima arriva una forma sonora, poi arrivano le parole.
Non copiare la voce del tuo rapper preferito
È normale avere influenze.
Se ascolti moltissimo un artista, all’inizio potresti involontariamente utilizzare le sue cadenze, le sue pause e persino il modo in cui pronuncia determinate vocali.
Usalo come fase di apprendimento, ma poi cerca di allontanartene.
Registra la stessa strofa in tre modi completamente differenti.
Una versione aggressiva.
Una quasi parlata.
Una più melodica.
Riascoltale il giorno dopo.
Potresti scoprire che la terza sembra molto più naturale della voce che stavi cercando di imitare.
Come scrivere un ritornello che si ricordi
Il ritornello non deve necessariamente essere la parte tecnicamente più complessa.
Spesso è vero il contrario.
Se la strofa contiene molte parole e rime elaborate, il ritornello può diventare più semplice, melodico e ripetitivo.
Deve contenere l’idea centrale del brano.
Torniamo al nostro autobus perso.
Il ritornello potrebbe ruotare attorno a una frase come:
“Tanto stanotte torniamo a piedi.”
È semplice, ma contiene tutta la situazione.
Ripetendola, modificandola leggermente e costruendole attorno altre frasi può nascere l’hook.
Quando hai scritto il ritornello prova una cosa semplicissima: smetti di lavorare per dieci minuti e fai altro.
Se tornando riesci ancora a ricordarne spontaneamente la frase principale, è un buon segnale.
Beat già pronto o beat creato da te?
Per il primo pezzo hai tre possibilità principali: utilizzare una base di cui possiedi una licenza adeguata, collaborare con un producer oppure creare il beat personalmente.
Se vuoi soltanto esercitarti in privato puoi sperimentare liberamente, ma se prevedi di pubblicare o monetizzare la canzone devi controllare attentamente i diritti della base e degli eventuali sample.
Una scritta come “free beat” non significa automaticamente “puoi farci qualsiasi cosa e guadagnarci”.
Leggi sempre la licenza.
Creare il primo beat senza essere producer
Per iniziare non hai bisogno di costruire una produzione complicatissima.
Puoi partire da quattro componenti:
batteria → basso → elemento armonico/melodico → piccoli dettagli.
La batteria dà il movimento.
Il basso sostiene la parte bassa dello spettro e spesso dialoga con la cassa.
Una melodia di pianoforte, synth, chitarra o sample dà identità alla base.
Poi arrivano effetti, transizioni e variazioni.
L’errore tipico è aggiungere continuamente elementi.
Ricorda che sopra il beat deve ancora entrare la voce.
Se la base occupa ogni spazio possibile, il rapper dovrà combattere contro la musica invece di appoggiarsi su di essa.
Puoi creare un beat gratis anche dal telefono
Uno dei punti di partenza più accessibili è BandLab.
BandLab Studio è attualmente una DAW gratuita basata sul cloud, utilizzabile da browser e smartphone, che consente di registrare voce e audio, utilizzare strumenti virtuali e importare audio e MIDI. La documentazione aggiornata indica progetti fino a 15 minuti e 16 tracce.
Inoltre BandLab Sounds mette a disposizione una libreria di loop, sample e one-shot royalty-free integrata nell’ambiente BandLab.
Per un principiante è quindi possibile aprire un progetto, scegliere alcuni suoni di batteria, creare un ritmo, aggiungere basso e melodia e registrare direttamente la voce.
Se possiedi iPhone o iPad, un’altra possibilità molto accessibile è GarageBand. Apple permette di combinare strumenti Touch, registrazioni audio e loop e su iOS consente di lavorare fino a 32 tracce.
E quando vuoi qualcosa di più avanzato?
Uno dei programmi più conosciuti nella produzione hip hop è FL Studio.
Nel 2026 Image-Line continua a offrire una trial senza limite temporale con strumenti, effetti e funzioni utilizzabili per costruire ed esportare brani completi. C’è però una limitazione fondamentale: nella trial puoi salvare un progetto ma non riaprirlo dopo averlo chiuso finché non acquisti una licenza.
Quindi è ottimo per provare e imparare, ma attenzione a non passare tre giorni sul capolavoro della tua vita, chiudere il programma e scoprire soltanto dopo che non puoi riaprire il progetto.
Registrare il primo rap: cosa serve davvero
Non devi costruire immediatamente uno studio da 2.000 euro.
Per iniziare possono bastare un computer o smartphone, cuffie e un microfono.
Perfino il microfono del telefono può essere sufficiente per demo e prove.
Se però vuoi ottenere una registrazione da pubblicare, un microfono adatto e soprattutto una stanza sufficientemente controllata fanno una grande differenza.
Il problema di una normale camera da letto non è soltanto il rumore proveniente dall’esterno.
È l’eco.
Batti le mani.
Se senti un forte rimbalzo metallico o una coda evidente, la stanza riflette molto il suono.
Tende pesanti, tappeti, materassi, divani, vestiti e librerie possono contribuire ad attenuare le riflessioni. Non trasformano magicamente la camera in uno studio insonorizzato, ma possono migliorare la registrazione.
Non registrare con il beat che esce dagli altoparlanti
Usa le cuffie.
Se fai partire la base dalle casse mentre registri la voce, il microfono registrerà anche il beat.
Successivamente non potrai lavorare bene sulla voce isolata.
Con le cuffie, invece, tu senti la base mentre il microfono cattura principalmente la tua voce.
Quanto stare lontano dal microfono?
Dipende dal microfono, dalla stanza e dalla tua voce, ma come punto di partenza puoi provare una distanza nell’ordine dei 10-20 centimetri.
Se sei troppo vicino aumentano facilmente plosive, effetto di prossimità e problemi sui suoni “P” e “B”.
Se sei troppo lontano registrerai maggiormente la stanza.
Un filtro anti-pop può essere molto utile.
E non devi rimanere immobile come una statua: imparare a controllare leggermente la distanza dal microfono nelle parti più aggressive fa parte della tecnica.
Prima di registrare: prova la strofa in piedi
Non arrivare al microfono leggendo il testo per la prima volta.
Devi conoscere la strofa abbastanza bene da poter guardare poco il foglio.
Provala in piedi.
Respira.
Segna sul testo i punti nei quali prendere fiato.
Se una frase ti costringe ogni volta ad arrivare all’ultima parola senza aria, probabilmente non devi semplicemente “allenarti di più”: potresti dover modificare il verso.
Il testo deve essere rappabile da un essere umano.
Registrare a pezzi non è barare
Non devi necessariamente eseguire tre minuti perfetti in un’unica take.
Puoi registrare una strofa in sezioni.
Puoi rifare soltanto quattro barre.
Puoi scegliere la prima metà da una take e la seconda da un’altra.
È una normale tecnica di produzione.
L’importante è mantenere coerenza di tono, energia, posizione rispetto al microfono e volume.
Fai comunque almeno una take completa. A volte una performance leggermente meno perfetta tecnicamente possiede un’energia che dieci registrazioni frammentate non riescono a ricreare.
Main vocal, doppie e ad-lib
Una volta registrata la voce principale puoi aggiungere altri livelli.
La main vocal è la performance principale.
Una double consiste nel registrare nuovamente alcune parti, cercando di seguire molto precisamente la prima voce. Può rendere determinate frasi più grandi e incisive.
Gli ad-lib sono invece interventi aggiuntivi: parole, esclamazioni, risposte, piccoli suoni.
Non devi riempire ogni secondo di “yeah”, “uh” e altre esclamazioni.
Usali quando aggiungono energia o carattere.
Un buon esperimento per il primo pezzo consiste nel lasciare la strofa prevalentemente con una voce principale e utilizzare doppie soltanto sulle parole o frasi più importanti.
Come pulire la registrazione
Dopo aver registrato puoi eliminare parti inutili, rumori evidenti e take sbagliate.
Se cerchi un programma gratuito per computer, Audacity è gratuito e disponibile per Windows, macOS e Linux; consente registrazione, editing, mixaggio ed effetti di base.
Puoi tagliare una registrazione, dividere clip, spostarle e rimuovere errori.
Ma attenzione alla tentazione di “riparare” una registrazione pessima con cinquanta effetti.
Una voce registrata bene richiede meno correzioni.
EQ, compressione e riverbero spiegati semplicemente
Quando inizierai a mixare incontrerai continuamente queste parole.
L’equalizzatore (EQ) permette di intervenire sulle diverse zone di frequenza. Può aiutare, ad esempio, a eliminare parte delle frequenze inutili molto basse o correggere zone fastidiose.
Il compressore riduce la differenza tra parti troppo forti e troppo deboli e può rendere la voce più stabile nel mix.
Il riverbero crea una sensazione di spazio.
Usato bene può far sembrare la voce inserita in un ambiente.
Usato troppo può far sembrare che tu abbia registrato il pezzo dal fondo di una cattedrale.
Per il primo mix vale una regola utilissima: se senti chiaramente l’effetto, chiediti se ne hai messo troppo.
Il problema più importante del mix: capire le parole
La voce rap deve convivere con il beat.
Abbassa il volume.
Ascolta la canzone da uno speaker mediocre o dal telefono.
Riesci ancora a capire le parole?
Se la risposta è no, non risolvere automaticamente alzando sempre di più la voce. Potrebbe esserci un conflitto tra beat e voce in determinate frequenze.
Prova anche con cuffie differenti.
Il mix perfetto sulle tue cuffie preferite potrebbe risultare completamente sbilanciato altrove.
Non masterizzare per far diventare tutto semplicemente più forte
Il mastering è l’ultima fase di preparazione del brano.
Non è un pulsante magico che trasforma una cattiva registrazione in un singolo professionale.
Se voce e beat sono sbilanciati, torna al mix.
Se la voce è stata registrata male, torna alla registrazione.
È molto meglio correggere un problema nel punto nel quale nasce che cercare di nasconderlo alla fine.
Il test delle 24 ore
Quando pensi che il pezzo sia finito, esportalo.
Poi non ascoltarlo più fino al giorno successivo.
È sorprendente quante cose emergano dopo una pausa.
Una parola incomprensibile.
Un ad-lib fastidioso.
Un ritornello troppo lungo.
Una doppia fuori tempo.
Un rumore che non avevi più notato perché avevi ascoltato il brano cinquanta volte.
Annota tutto e fai un’ultima revisione.
Fai ascoltare la canzone, ma fai le domande giuste
Non chiedere soltanto:
“Ti piace?”
Un amico probabilmente risponderà sì.
Chiedi invece:
“Quale frase ti è rimasta in testa?”
“C’è un punto in cui ti sei annoiato?”
“Hai capito tutte le parole?”
“Quale parte ti sembra più forte?”
“Il ritornello arriva troppo tardi?”
Sono domande alle quali è molto più difficile rispondere con un semplice complimento.

Dal foglio al primo brano: il metodo completo
A questo punto il percorso dovrebbe essere molto più chiaro. Se dovessimo condensarlo in un unico metodo operativo, sarebbe questo:
- scegli una storia, emozione o idea precisa; raccogli immagini e parole legate all’argomento; trova un beat coerente con l’atmosfera; impara a contarne le battute; crea un primo flow usando anche sillabe senza senso; scrivi 8 o 16 barre adattando le parole al ritmo; costruisci un ritornello semplice e riconoscibile; prova tutto ad alta voce e riscrivi ciò che non scorre; registra più take della voce principale; aggiungi con moderazione doppie e ad-lib; pulisci e mixa la registrazione; ascoltala su dispositivi differenti; lasciala riposare un giorno; correggi gli ultimi problemi e soltanto allora prepara la versione finale.
Questo è il punto importante: una canzone rap non viene scritta soltanto con una penna.
Viene scritta almeno tre volte.
La prima sulla pagina.
La seconda quando la rappi sul beat.
La terza quando la registri.
Ogni passaggio può modificare quello precedente.
🔎 Come realizziamo le nostre guide
Per gli strumenti e i servizi citati verifichiamo caratteristiche e condizioni sulle relative fonti ufficiali. Software, versioni gratuite, limiti e funzionalità possono cambiare nel tempo: prima di installare o acquistare un programma è quindi consigliabile controllarne nuovamente le condizioni sul sito del produttore.
La prima canzone non deve essere perfetta: deve essere finita
Se è la prima volta che provi a scrivere rap, probabilmente il tuo primo testo non sarà il migliore che scriverai nella vita.
Ed è esattamente quello che dovrebbe succedere.
Non puoi imparare davvero flow, metrica e registrazione leggendo cinquanta guide senza completare mai una canzone.
Scrivi otto barre.
Mettile su un beat.
Registrale.
Ascoltale.
Probabilmente sentirai immediatamente qualcosa che non funziona.
Modificalo.
Registra di nuovo.
È così che inizi a capire la differenza tra una frase bella sulla carta e una frase che suona bene.
Poi completa il pezzo, anche se non ti sembra perfetto.
La seconda canzone partirà da tutto ciò che hai imparato facendo la prima. La decima partirà da nove esperimenti precedenti. E probabilmente, quando riascolterai quella prima registrazione dopo un anno, sentirai difetti che oggi non riesci nemmeno a riconoscere.
Quello non significherà che avevi fallito.
Significherà che hai imparato.
Perciò il primo obiettivo non è scrivere immediatamente una hit, comprare il microfono migliore o avere un flow che nessun altro possiede.
È molto più semplice:
idea → beat → testo → flow → registrazione → canzone finita.
Poi premi play.
E ricomincia con la seconda.




