Ci sono film che intrattengono per un paio d’ore e poi vengono dimenticati. E ce ne sono altri che, terminati i titoli di coda, continuano a lavorare nella nostra testa. Ci fanno ripensare a una frase apparentemente insignificante, ci spingono a ricostruire una scena, ci fanno discutere sul comportamento di un personaggio o, nel migliore dei casi, ci fanno venire voglia di ricominciare immediatamente il film dall’inizio.
È probabilmente questa la caratteristica che distingue un buon thriller da un grande thriller.
Dal 2000 a oggi il genere ha vissuto una stagione straordinaria. Alcuni registi hanno utilizzato il thriller per giocare con la percezione dello spettatore, altri per raccontare il lato più oscuro della società contemporanea. Il serial killer classico ha lasciato spazio anche a famiglie apparentemente perfette, persone comuni, investigatori ossessionati, vendette e dilemmi morali.
Abbiamo quindi scelto 10 thriller usciti dal 2000 a oggi che meritano almeno una visione, aggiungendo alla fine un undicesimo titolo che potrebbe essere sfuggito anche a chi ama il genere.
Non è una classifica matematica. Abbiamo preferito costruire un viaggio attraverso modi differenti di creare tensione: dal labirinto mentale di Memento alla precisione investigativa di Zodiac, dall’atmosfera claustrofobica di Prisoners alle ambiguità di Gone Girl.
E soprattutto: niente spoiler importanti.
| Film | Anno | Regista | Che thriller è |
|---|---|---|---|
| Memento | 2000 | Christopher Nolan | Psicologico / mistery |
| Mulholland Drive | 2001 | David Lynch | Psicologico / neo-noir |
| Oldboy | 2003 | Park Chan-wook | Vendetta / mystery |
| Mystic River | 2003 | Clint Eastwood | Crime / drammatico |
| The Departed | 2006 | Martin Scorsese | Crime / poliziesco |
| Zodiac | 2007 | David Fincher | Investigativo / serial killer |
| Shutter Island | 2010 | Martin Scorsese | Psicologico / mystery |
| Prisoners | 2013 | Denis Villeneuve | Investigativo / psicologico |
| Gone Girl | 2014 | David Fincher | Psicologico / crime |
| Parasite | 2019 | Bong Joon-ho | Thriller sociale |
| +1 Anatomia di una caduta | 2023 | Justine Triet | Giudiziario / psicologico |
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1. Memento – quando non puoi fidarti neppure della tua memoria
Anno: 2000
Regia: Christopher Nolan
Con: Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano
Durata: circa 113 minuti
Ideale per: chi ama puzzle, misteri e film da ricostruire mentalmente
Prima di diventare il regista di The Dark Knight, Inception, Interstellar e Oppenheimer, Christopher Nolan realizzò un film relativamente piccolo che conteneva già buona parte delle sue ossessioni cinematografiche.
Memento parte da un’idea tanto semplice quanto geniale.
Leonard Shelby è alla ricerca dell’uomo responsabile dell’aggressione nella quale sua moglie è stata uccisa. Ma Leonard soffre di un disturbo che gli impedisce di conservare nuovi ricordi per lungo tempo.
Può parlare con una persona, comprenderne le intenzioni e prendere una decisione. Poco dopo, però, potrebbe non ricordare più chi sia quella persona e perché si trovi lì.
Per sopravvivere Leonard costruisce quindi un sistema esterno alla propria memoria: fotografie Polaroid, appunti e informazioni che considera talmente importanti da tatuarsele sul corpo.
Ma nasce immediatamente una domanda inquietante.
Se non possiamo ricordare come abbiamo ottenuto un’informazione, come possiamo sapere che quell’informazione sia vera?
Perché Memento è ancora straordinario
Nolan non si limita a raccontarci la condizione del protagonista.
Costringe lo spettatore a sperimentarla.
Una parte della narrazione procede infatti in maniera non convenzionale, modificando completamente il nostro rapporto con causa ed effetto.
Ci ritroviamo nella stessa posizione di Leonard: vediamo le conseguenze di qualcosa prima di comprenderne pienamente le cause.
È un meccanismo che potrebbe sembrare un semplice esercizio stilistico. Invece diventa il cuore stesso del film.
Memento parla di memoria, ma soprattutto della necessità umana di costruire una storia attraverso la quale dare un significato alla propria esistenza.
Perché vederlo oggi
Perché dopo oltre venticinque anni rimane uno dei thriller psicologici più originali del nuovo millennio.
E soprattutto perché è uno di quei rarissimi film nei quali la seconda visione può essere quasi più interessante della prima.
Quando conosciamo meglio il meccanismo, iniziamo a osservare dettagli ai quali inizialmente non avevamo attribuito importanza.
Tensione: ★★★★☆
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★★☆☆
Quanto richiede attenzione: ★★★★★
2. Mulholland Drive – entrare in un sogno senza sapere quando finirà
Anno: 2001
Regia: David Lynch
Con: Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux
Durata: circa 147 minuti
Ideale per: chi ama film enigmatici e atmosfere inquietanti
Una donna sopravvive a un incidente automobilistico lungo Mulholland Drive, a Los Angeles.
È confusa e non ricorda chi sia.
Si rifugia in un appartamento dove incontra Betty, giovane aspirante attrice appena arrivata a Hollywood.
Le due donne cercano di ricostruire l’identità della sconosciuta.
Potrebbe sembrare l’inizio di un normale thriller investigativo.
Con David Lynch, naturalmente, niente rimane normale a lungo.
Un mistero che non vuole semplicemente essere “risolto”
Mulholland Drive utilizza elementi tipici del noir – identità misteriose, denaro, criminalità, desiderio – trasformandoli progressivamente in qualcosa di molto più difficile da classificare.
Hollywood diventa contemporaneamente luogo reale, sogno e incubo.
Ci sono scene che sembrano perfettamente comprensibili e altre che producono un’inquietudine difficile perfino da spiegare.
Una delle più celebri avviene dietro un diner.
Non servono inseguimenti, litri di sangue o effetti speciali.
Lynch dimostra quanto possa essere terrificante semplicemente aspettare che accada qualcosa.
Naomi Watts prima della fama internazionale
Il film contribuì enormemente all’affermazione di Naomi Watts.
La sua interpretazione è fondamentale perché accompagna lo spettatore attraverso cambiamenti radicali di tono e percezione.
È meglio non aggiungere altro.
Mulholland Drive appartiene alla categoria di film che vengono danneggiati perfino da una spiegazione troppo dettagliata.
Perché vederlo
Non aspettarti un giallo nel quale alla fine un investigatore entra nella stanza e spiega chi ha fatto cosa.
Lynch pretende molto di più dallo spettatore.
Ci chiede di interpretare immagini, ripetizioni, identità e simboli.
È un thriller da scegliere quando si ha voglia di perdersi, non quando si desidera una rassicurante soluzione finale.
Tensione: ★★★★☆
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★☆☆☆
Quanto richiede attenzione: ★★★★★
3. Oldboy – una vendetta che diventa un incubo
Anno: 2003
Regia: Park Chan-wook
Con: Choi Min-sik, Yoo Ji-tae, Kang Hye-jung
Durata: circa 120 minuti
Ideale per: chi cerca un thriller duro, imprevedibile e decisamente adulto
Oh Dae-su viene rapito.
Non sa da chi.
Non sa perché.
E soprattutto non viene ucciso.
Viene rinchiuso in una stanza nella quale trascorre quindici anni, senza conoscere il motivo della propria prigionia.
Poi, improvvisamente, viene liberato.
A questo punto il problema non è più semplicemente scoprire chi lo abbia sequestrato.
Bisogna comprendere perché qualcuno abbia organizzato tutto questo.
È da questa premessa che Park Chan-wook costruisce uno dei thriller più feroci e memorabili degli anni Duemila.
Non è semplicemente un film sulla vendetta
A una prima lettura Oldboy potrebbe sembrare una storia di vendetta.
Un uomo viene privato di quindici anni della propria vita e cerca il responsabile.
Ma Park Chan-wook trasforma progressivamente la vendetta in qualcosa di molto più complesso.
Chi sta punendo chi?
E soprattutto: esistono punizioni peggiori della morte?
Sono domande alle quali il film arriva attraverso una narrazione che diventa progressivamente più disturbante.
La celebre scena del corridoio
Anche chi non ha mai visto Oldboy potrebbe aver incontrato immagini della sua sequenza di combattimento più famosa.
Dae-su affronta numerosi uomini in un lungo corridoio.
La scena viene costruita con un’impostazione laterale che trasforma il combattimento quasi in un quadro in movimento.
Non è elegante nel senso hollywoodiano del termine.
I personaggi si stancano, cadono, si rialzano e continuano.
Proprio questa imperfezione rende la sequenza ancora più potente.
Un avvertimento necessario
Tra tutti i film presenti nella nostra selezione, Oldboy è uno di quelli che consigliamo con maggiore cautela.
Contiene violenza e tematiche decisamente adulte e disturbanti.
Non è il thriller da scegliere per una tranquilla serata familiare.
Ma per chi ama il cinema capace di portare lo spettatore in territori estremi è diventato un punto di riferimento.
Tensione: ★★★★★
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★★★★
Quanto richiede attenzione: ★★★★☆
4. Mystic River – quando il passato non rimane mai davvero sepolto
Anno: 2003
Regia: Clint Eastwood
Con: Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden
Durata: circa 138 minuti
Ideale per: chi preferisce thriller drammatici e personaggi complessi
Tre bambini crescono nello stesso quartiere di Boston.
Jimmy, Sean e Dave sono amici.
Un giorno un evento traumatico interrompe violentemente la loro infanzia e cambia per sempre il destino di uno di loro.
Passano gli anni.
I tre diventano adulti e prendono strade differenti.
Poi un omicidio li riporta nuovamente nello stesso luogo e costringe tutti a confrontarsi con qualcosa che non è mai veramente scomparso.
Il thriller secondo Clint Eastwood
In Mystic River il mistero criminale è fondamentale, ma Eastwood sembra interessato soprattutto alle conseguenze che il crimine produce sulle persone.
Non costruisce semplicemente la domanda “chi è stato?”.
Costruisce un intero ambiente nel quale sospetto, dolore, vendetta e vecchie ferite finiscono per contaminarsi.
Sean Penn interpreta Jimmy Markum, padre della vittima.
Kevin Bacon è Sean Devine, diventato detective.
Tim Robbins interpreta Dave Boyle, l’uomo che da bambino aveva vissuto l’evento traumatico destinato a segnare la sua esistenza.
Tre interpretazioni straordinarie
Sean Penn vinse l’Oscar come miglior attore protagonista.
Tim Robbins conquistò quello come miglior attore non protagonista.
Sono riconoscimenti che aiutano a comprendere quanto Mystic River viva soprattutto attraverso i suoi personaggi.
Qui non ci sono eroi perfetti.
Ci sono persone ferite che devono prendere decisioni mentre rabbia e paura impediscono loro di osservare lucidamente ciò che accade.
Perché recuperarlo
Perché dimostra che un thriller può creare una tensione enorme senza trasformarsi in un film d’azione.
La domanda centrale non riguarda soltanto la soluzione di un delitto.
Riguarda ciò che gli esseri umani possono fare quando credono di conoscere la verità.
Ed è una differenza enorme.
Tensione: ★★★★☆
Mistero: ★★★★☆
Violenza: ★★★☆☆
Impatto emotivo: ★★★★★
5. The Departed – tutti mentono a tutti
Anno: 2006
Regia: Martin Scorsese
Con: Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen
Durata: circa 151 minuti
Ideale per: chi ama polizieschi, infiltrati e criminalità organizzata
Boston.
La polizia riesce a infiltrare Billy Costigan nell’organizzazione criminale guidata da Frank Costello.
Il problema è che Costello ha fatto esattamente la stessa cosa.
Colin Sullivan è infatti cresciuto sotto la sua influenza ed è riuscito a entrare nella polizia.
Abbiamo quindi un poliziotto dentro la criminalità e un uomo della criminalità dentro la polizia.
Entrambi devono scoprire l’identità dell’altro prima di essere scoperti.
È una premessa perfetta per creare tensione.
E nelle mani di Martin Scorsese diventa uno dei crime thriller più riusciti del XXI secolo.
Leonardo DiCaprio contro Matt Damon
La struttura del film crea una situazione quasi speculare.
Billy Costigan vive costantemente sotto pressione perché deve fingere di essere qualcuno che non è davanti a criminali pronti a ucciderlo.
Colin Sullivan sembra invece aver raggiunto il successo: carriera nella polizia, riconoscimento sociale e una vita apparentemente normale.
Ma anche lui deve continuamente proteggere la propria identità.
Lo spettatore conosce entrambi i lati della partita.
Proprio per questo ogni telefonata, incontro o informazione rischia di diventare pericolosa.
Jack Nicholson
A complicare tutto c’è Frank Costello.
Nicholson costruisce un criminale imprevedibile, violento e spesso grottesco.
Non sappiamo mai fino a che punto abbia compreso ciò che sta succedendo attorno a lui.
Ed è esattamente questa imprevedibilità a renderlo pericoloso.
L’Oscar finalmente a Scorsese
The Departed vinse quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia.
Fu proprio questo il film che consegnò a Martin Scorsese il suo primo Oscar competitivo per la regia, dopo decenni di carriera e numerosi capolavori.
È inoltre il remake del film hongkonghese Infernal Affairs, anche se Scorsese trasforma profondamente materiale e ambientazione.
Tensione: ★★★★★
Mistero: ★★★★☆
Violenza: ★★★★☆
Ritmo: ★★★★★
6. Zodiac – il thriller nel quale l’ossessione diventa più importante dell’assassino
Anno: 2007
Regia: David Fincher
Con: Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Anthony Edwards
Durata: circa 157 minuti
Ideale per: chi ama indagini realistiche, true crime e serial killer
California, fine anni Sessanta.
Un assassino comincia a inviare lettere e messaggi cifrati ai giornali rivendicando una serie di omicidi.
Si firma Zodiac.
La polizia indaga.
I giornalisti seguono il caso.
Il pubblico diventa ossessionato dall’identità dell’assassino.
Tra coloro che finiscono risucchiati dal mistero c’è Robert Graysmith, vignettista del San Francisco Chronicle.
È l’inizio di una ricerca che finirà per occupare anni della vita di diverse persone.
Dimenticate il classico film sul serial killer
David Fincher aveva già diretto Seven, ma con Zodiac sceglie una strada completamente diversa.
Non cerca continuamente lo shock.
Mostra piuttosto quanto possa essere frustrante un’indagine reale.
Ci sono piste promettenti che non portano da nessuna parte, testimonianze contraddittorie, problemi di comunicazione fra diverse forze di polizia e prove che sembrano decisive fino a quando qualcosa non torna.
Il tempo passa.
Le persone cambiano lavoro.
Le relazioni si deteriorano.
E l’indagine rimane.
Una delle scene più inquietanti del cinema recente
C’è una sequenza nella quale Graysmith entra nella casa di un uomo per cercare informazioni.
Non diremo altro.
Non servono mostri.
Non servono effetti speciali.
Fincher utilizza semplicemente una casa, un seminterrato, alcuni rumori e il dubbio che il protagonista abbia commesso un errore terribile entrando lì.
È una lezione di suspense.
Basato su una vicenda reale
Questo elemento rende Zodiac ancora più inquietante.
Il killer dello Zodiaco fu realmente responsabile di attacchi e lettere che terrorizzarono la California.
Il film ricostruisce il caso attraverso il lavoro di Graysmith e altre fonti, ma bisogna ricordare che alcune conclusioni e ricostruzioni sull’identità del killer rimangono controverse.
Fincher evita comunque di trasformare la vicenda in una semplice caccia al mostro.
Il vero tema diventa l’ossessione.
Quanto della propria vita siamo disposti a sacrificare pur di ottenere una risposta?
Tensione: ★★★★★
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★★★☆
Realismo investigativo: ★★★★★
7. Shutter Island – quando non sai più di chi fidarti
Anno: 2010
Regia: Martin Scorsese
Con: Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Max von Sydow
Durata: circa 138 minuti
Ideale per: chi ama thriller psicologici, atmosfere claustrofobiche e misteri nei quali nulla sembra essere esattamente ciò che appare
- Gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, un’isola al largo di Boston sulla quale sorge l’Ashecliffe Hospital, struttura psichiatrica destinata a criminali considerati particolarmente pericolosi.
Una paziente, Rachel Solando, è misteriosamente scomparsa.
Il problema è apparentemente molto semplice: come può una donna essere fuggita da una stanza chiusa all’interno di un ospedale sorvegliato, situato su un’isola dalla quale sembra impossibile scappare?
Teddy comincia a indagare.
Ma quasi immediatamente qualcosa non torna.
Il personale dell’ospedale sembra nascondere informazioni. Il direttore, il dottor Cawley, risponde alle domande senza dissipare completamente i dubbi. Alcune aree dell’istituto sono inaccessibili.
E poi c’è il faro.
Scorsese trasforma l’isola in una trappola
Uno dei grandi meriti di Shutter Island è l’ambientazione.
Arriviamo sull’isola insieme a Teddy e da quel momento Scorsese fa di tutto per farci desiderare di andarcene.
Un temporale interrompe i collegamenti con la terraferma. Il vento e la pioggia isolano ulteriormente l’ospedale. Le guardie sembrano nervose. I pazienti osservano gli agenti in modo inquietante.
Perfino gli spazi aperti producono una sensazione di claustrofobia.
Teddy, inoltre, porta con sé un passato traumatico legato alla guerra e alla morte della moglie Dolores.
I ricordi cominciano a mescolarsi con l’indagine.
E progressivamente diventa difficile distinguere ciò che Teddy scopre da ciò che Teddy teme.
Leonardo DiCaprio al centro del labirinto
DiCaprio costruisce un personaggio costantemente sull’orlo della perdita di controllo.
È investigatore e contemporaneamente uomo perseguitato dai propri ricordi.
Scorsese sfrutta questa fragilità per mettere lo spettatore nella stessa posizione del protagonista.
Ogni nuova informazione potrebbe finalmente spiegare il mistero.
Oppure potrebbe renderlo ancora più complicato.
Perché vederlo
Perché è uno dei migliori esempi moderni di thriller costruito sulla percezione della realtà.
E perché, una volta arrivati alla fine, viene quasi spontaneo ripensare a numerose scene precedenti chiedendosi se le avevamo interpretate correttamente.
È anche uno dei film della nostra selezione che più beneficia di una seconda visione.
Tensione: ★★★★★
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★★☆☆
Quanto richiede attenzione: ★★★★★
8. Prisoners – quanto sei disposto a fare per ritrovare tuo figlio?
Anno: 2013
Regia: Denis Villeneuve
Con: Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard, Paul Dano, Melissa Leo
Durata: circa 153 minuti
Ideale per: chi ama thriller cupi, indagini serrate e dilemmi morali
È il giorno del Ringraziamento.
Due famiglie trascorrono insieme la festa.
Le loro bambine escono di casa.
E scompaiono.
L’unico elemento sospetto è un vecchio camper che era stato visto nei dintorni poco prima.
La polizia individua il conducente, Alex Jones.
Il detective Loki lo interroga.
Ma non emergono elementi sufficienti per trattenerlo.
Per Keller Dover, padre di una delle bambine, questo è inaccettabile.
È convinto che Alex sappia qualcosa.
E decide che, se la polizia non riesce a ottenere risposte, proverà a farlo lui.
Il vero interrogativo di Prisoners
Villeneuve costruisce apparentemente un thriller sulla scomparsa di due bambine.
Ma il vero argomento del film è un altro.
Fino a dove può spingersi una persona convinta di agire per salvare qualcuno che ama?
Keller è un padre disperato.
Questo permette allo spettatore di comprenderne la rabbia.
Ma comprendere una scelta significa necessariamente giustificarla?
È proprio nello spazio tra queste due cose che Prisoners diventa molto più interessante di un normale film investigativo.
Hugh Jackman contro Jake Gyllenhaal
Il film sviluppa due indagini parallele.
Da una parte abbiamo Keller, che agisce seguendo la propria convinzione.
Dall’altra il detective Loki, che deve procedere attraverso prove, interrogatori e procedure.
Hugh Jackman offre una delle interpretazioni più dure della sua carriera, lontanissima dall’immagine dell’eroe tradizionale.
Jake Gyllenhaal costruisce invece un detective nervoso, ossessivo e ostinato.
Non sono realmente avversari.
Entrambi vogliono trovare le bambine.
Ma rappresentano due modi completamente diversi di cercare la verità.
L’atmosfera
Piove.
Fa freddo.
Le case sembrano buie anche durante il giorno.
La fotografia di Roger Deakins contribuisce enormemente a trasformare il quartiere in un luogo soffocante.
Villeneuve non concede quasi mai allo spettatore un momento di vero sollievo.
Ogni nuovo indizio sembra poter condurre alla soluzione e contemporaneamente aprire un’altra possibilità.
Perché vederlo
Perché Prisoners riesce contemporaneamente a essere un eccellente mystery e un film morale.
Alla fine non ci chiediamo soltanto chi sia responsabile.
Ci chiediamo cosa avremmo fatto noi.
E la risposta potrebbe non piacerci.
Tensione: ★★★★★
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★★★★☆
Impatto emotivo: ★★★★★
9. Gone Girl – L’amore bugiardo: conosci davvero la persona che hai sposato?
Anno: 2014
Regia: David Fincher
Con: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Carrie Coon, Tyler Perry
Durata: circa 149 minuti
Ideale per: chi ama thriller psicologici, relazioni tossiche e storie nelle quali ogni certezza può essere ribaltata
Nick Dunne torna a casa nel giorno del suo quinto anniversario di matrimonio.
Sua moglie Amy è scomparsa.
All’interno dell’abitazione ci sono elementi che fanno pensare che possa essere accaduto qualcosa di grave.
Inizia l’indagine.
E Nick diventa rapidamente qualcosa di più del marito della donna scomparsa.
Diventa un possibile sospettato.
Televisioni, giornalisti e pubblico cominciano ad analizzare ogni sua parola, espressione e comportamento.
Perché Nick non sembra reagire come dovrebbe?
Perché esistono problemi nel matrimonio che inizialmente non aveva raccontato?
E soprattutto: quanto conosceva realmente sua moglie?
Un matrimonio trasformato in campo di battaglia
Ridurre Gone Girl a un film sulla scomparsa di una donna sarebbe profondamente sbagliato.
David Fincher, partendo dal romanzo di Gillian Flynn – autrice anche della sceneggiatura – costruisce un’analisi ferocissima del matrimonio, dell’immagine pubblica e del modo in cui raccontiamo noi stessi agli altri.
Nick e Amy avevano costruito una certa idea della propria relazione.
Ma quanto di quella relazione era reale?
Rosamund Pike
È impossibile parlare del film senza citare Rosamund Pike.
La sua Amy Dunne è diventata uno dei personaggi più memorabili del thriller contemporaneo e le valse una candidatura all’Oscar come miglior attrice.
Dire di più significherebbe entrare in un territorio nel quale è facilissimo rovinare l’esperienza a chi non ha visto il film.
Meglio fermarsi qui.
Anche i media finiscono sotto processo
Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui Fincher rappresenta il processo mediatico.
Prima ancora che un tribunale stabilisca qualcosa, televisioni e opinione pubblica hanno già costruito una storia.
Una fotografia sbagliata.
Un sorriso nel momento sbagliato.
Una frase estrapolata.
Improvvisamente una persona può diventare il protagonista perfetto del racconto che il pubblico vuole ascoltare.
A oltre dieci anni dall’uscita, questa parte del film è forse diventata ancora più attuale.
Perché vederlo
Perché è intelligente, cattivo, elegante e continuamente imprevedibile.
E perché dopo averlo visto una romantica domanda come “quanto conosci davvero la persona che ami?” assume improvvisamente un significato decisamente meno rassicurante.
Tensione: ★★★★☆
Mistero: ★★★★★
Cinismo: ★★★★★
Colpi di scena: ★★★★★
10. Parasite – la casa perfetta nasconde qualcosa
Anno: 2019
Regia: Bong Joon-ho
Con: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik, Park So-dam
Durata: circa 132 minuti
Ideale per: chi vuole un thriller originale capace di mescolare suspense, commedia nera e critica sociale
La famiglia Kim vive in un piccolo seminterrato.
Il denaro è poco.
Il lavoro è precario.
L’occasione arriva quando il giovane Ki-woo ottiene la possibilità di impartire lezioni private alla figlia della ricchissima famiglia Park.
Entra così in una casa completamente diversa dalla propria.
Grande.
Elegante.
Silenziosa.
Progettata da un famoso architetto.
Ki-woo intravede un’opportunità.
E poco alla volta anche gli altri componenti della famiglia Kim cominciano a trovare un modo per entrare nella vita dei Park.
Non aggiungiamo altro.
Perché Parasite è uno di quei film che bisogna scoprire mentre lo si guarda.
Un film che cambia genere davanti ai nostri occhi
All’inizio si potrebbe perfino dubitare che Parasite appartenga a una lista di thriller.
Ci sono momenti divertenti.
La famiglia Kim mette in atto strategie ingegnose e Bong Joon-ho sembra divertirsi con lo spettatore.
Poi qualcosa cambia.
E quando accade, ci rendiamo conto che il film ci aveva preparati molto più di quanto pensassimo.
La commedia diventa suspense.
La suspense diventa dramma.
Il dramma assume improvvisamente caratteristiche quasi horror.
Eppure tutto rimane perfettamente coerente.
Sopra e sotto
La casa è uno dei veri protagonisti del film.
I Park vivono in alto, in una villa luminosa.
I Kim vivono sotto il livello della strada.
Per raggiungere una famiglia bisogna salire.
Per tornare dall’altra bisogna scendere.
Scale, finestre e livelli non sono semplicemente elementi scenografici.
Bong Joon-ho li utilizza per raccontare fisicamente la distanza sociale.
Un successo storico agli Oscar
Parasite vinse la Palma d’Oro a Cannes e successivamente quattro Oscar.
Tra questi quello per il miglior film, diventando il primo film non in lingua inglese a conquistare il premio principale degli Academy Awards.
Vinse inoltre miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film internazionale.
Ma il suo valore non dipende dai premi.
È semplicemente un film costruito con una precisione impressionante.
Perché vederlo
Perché dimostra che un thriller non ha bisogno di seguire formule prestabilite.
Può farci ridere e pochi minuti dopo farci stare malissimo.
Può parlare di denaro, classi sociali, famiglia e disuguaglianza senza trasformarsi in una lezione.
E soprattutto riesce a farlo attraverso una storia della quale è praticamente impossibile prevedere la direzione.
Tensione: ★★★★☆
Originalità: ★★★★★
Violenza: ★★★★☆
Sorpresa: ★★★★★
+1. Anatomia di una caduta – cosa succede quando non sapremo mai davvero cosa è accaduto?
Anno: 2023
Regia: Justine Triet
Con: Sandra Hüller, Swann Arlaud, Milo Machado-Graner, Samuel Theis
Durata: circa 152 minuti
Ideale per: chi ama thriller giudiziari, ambiguità e film che continuano a far discutere dopo i titoli di coda
Un uomo viene trovato morto nella neve davanti alla propria casa nelle Alpi francesi.
È caduto da una finestra.
Incidente?
Suicidio?
Oppure qualcuno lo ha spinto?
La moglie Sandra diventa progressivamente il centro dell’indagine.
Il loro matrimonio non era semplice.
Emergono discussioni, risentimenti, difficoltà personali e professionali.
E improvvisamente aspetti privatissimi di una relazione vengono analizzati in un’aula di tribunale come possibili indizi di un omicidio.
Perché lo abbiamo scelto come +1
Anatomia di una caduta è probabilmente il film meno tradizionalmente “thriller” della nostra selezione.
Non ci sono inseguimenti.
Non c’è un serial killer.
Non esiste un detective che corre contro il tempo per fermare il prossimo delitto.
Eppure la tensione può essere fortissima.
Perché Justine Triet costruisce il film intorno a una domanda apparentemente elementare:
che cosa è successo veramente?
Ogni volta che pensiamo di esserci fatti un’idea, emerge un particolare capace di complicarla.
Il processo al matrimonio
In realtà sul banco degli imputati non finisce soltanto Sandra.
Ci finisce il suo matrimonio.
Una discussione registrata diventa una prova.
Le frustrazioni professionali diventano possibili moventi.
Le parole dette durante un litigio vengono separate dal contesto e analizzate davanti a sconosciuti.
È una situazione inquietante proprio perché estremamente plausibile.
Chiunque abbia avuto una relazione lunga sa che estrarre le frasi peggiori pronunciate durante anni di convivenza potrebbe costruire un’immagine mostruosa quasi di chiunque.
Sandra Hüller
Gran parte del film poggia sulle spalle di Sandra Hüller.
La sua interpretazione evita continuamente di offrire allo spettatore ciò che vorrebbe.
Non costruisce un personaggio facilmente classificabile come vittima innocente oppure sospettata inquietante.
Sandra può apparire fredda.
Poi vulnerabile.
Poi estremamente razionale.
E questa ambiguità alimenta continuamente il dubbio.
Daniel, il figlio
Al centro della vicenda c’è anche Daniel, figlio ipovedente della coppia.
È contemporaneamente testimone, figlio della vittima e figlio dell’imputata.
Mentre gli adulti cercano di ricostruire cosa sia accaduto, anche lui deve trovare un modo per convivere con una verità che potrebbe non essere mai completamente accessibile.
Palma d’Oro e Oscar
Il film ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2023.
Successivamente ha ottenuto cinque candidature agli Oscar, vincendo quello per la migliore sceneggiatura originale.
Sandra Hüller è stata candidata come miglior attrice.
Perché vederlo
Perché conclude perfettamente la nostra selezione.
In Memento non potevamo fidarci della memoria.
In Zodiac non potevamo essere certi dell’identità dell’assassino.
In Gone Girl non potevamo fidarci dell’immagine costruita dalle persone.
In Anatomia di una caduta arriviamo alla domanda definitiva:
e se la verità esistesse, ma noi non avessimo più alcun modo sicuro per raggiungerla?
Tensione: ★★★★☆
Mistero: ★★★★★
Violenza: ★☆☆☆☆
Quanto fa discutere dopo: ★★★★★
Quale thriller guardare stasera?
Undici film sono tanti e probabilmente qualcuno sarà già stato visto. Possiamo quindi scegliere in base a ciò che cerchiamo.
Se vuoi un film pieno di colpi di scena: Memento o Gone Girl.
Se vuoi un’indagine realistica: Zodiac.
Se vuoi rimanere incollato alla poltrona: Prisoners.
Se vuoi qualcosa di disturbante: Oldboy.
Se ami Leonardo DiCaprio: Shutter Island o The Departed.
Se vuoi un thriller che sia anche grande cinema sociale: Parasite.
Se vuoi perderti completamente: Mulholland Drive.
Se preferisci il dramma criminale: Mystic River.
Se ami processi, testimonianze e dubbi: Anatomia di una caduta.
Il thriller perfetto non deve necessariamente spaventare
Guardando questi undici film emerge una cosa curiosa: sono profondamente diversi fra loro.
Memento distrugge la cronologia.
Mulholland Drive confonde sogno e realtà.
Oldboy porta la vendetta alle conseguenze più estreme.
Mystic River racconta quanto una decisione possa diventare irreversibile.
The Departed costruisce un gioco di identità.
Zodiac trasforma un’indagine in ossessione.
Shutter Island mette in discussione la nostra percezione.
Prisoners ci chiede dove finisca la giustizia e inizi la vendetta.
Gone Girl trasforma il matrimonio in una guerra psicologica.
Parasite utilizza il thriller per raccontare le classi sociali.
Anatomia di una caduta mette sotto processo la possibilità stessa di conoscere completamente la verità.
Forse è proprio questo il motivo per cui il thriller continua a funzionare.
Non ha bisogno di mostri soprannaturali.
Il suo mostro può essere il dubbio.
La sensazione che qualcuno stia mentendo.
Una porta che non dovrebbe essere aperta.
Un particolare che non coincide.
Una persona che conosciamo da vent’anni e che improvvisamente ci sembra una sconosciuta.
O semplicemente una domanda alla quale abbiamo disperatamente bisogno di dare una risposta.
I grandi thriller non sono necessariamente quelli che ci fanno saltare dalla sedia.
Sono quelli che, quando lo schermo diventa nero, non ci permettono ancora di smettere di pensarci.
🔎 Come realizziamo le nostre guide
Le nostre selezioni cinematografiche non vengono costruite semplicemente sommando voti o classifiche online. Verifichiamo dati essenziali come regista, anno di uscita, cast, premi e riconoscimenti attraverso fonti cinematografiche e istituzionali, mentre la scelta dei titoli cerca di rappresentare opere differenti per stile, periodo e modo di interpretare il genere. Quando parliamo della trama evitiamo, per quanto possibile, di anticipare svolte narrative e finali che potrebbero compromettere la prima visione.




